L'Occupazione - Vivere in Palestina

Comitato di Solidarietà con il Popolo Palestinese - Torino

Diritto a Resistere!

La Città dell’Utopia, Bugslab, SCI

10 febbraio 2010

h. 19.00 Apericena

h. 20.00 Collegamenti telefonici con i comitati popolari in resistenza, Mahmoud Zawhare da Al Masara e Rateb Abu Rahma daBil'in

h. 21.00 Racconti e immagini da Ni'lin a cura di Bugslab

h. 21.30 "A friend to us all" di Shai Pollack, film su Basem Abu Rahma, ucciso durante una manifestazione a Bil'in nell'aprile 2009

LA CITTA DELL'UTOPIA

Via Valeriano 3f, ROMA

METRO SAN PAOLO


Organizzano

Servizio Civile Internazionale

La Cittá dell'Utopia

Bugslab

per informazioni www.lacittadellutopia.it 346 5019887

To shoot an elephant

Federazione della Sinistra

10 febbraio 2010, ore 21

presso Circolo "Caffè Neruda"

via Giachino 28 E

Torino

Il poeta israeliano Yitzhak Laor ospite di «Licenze poetiche» a Macerata

redazione de il Manifesto

il Manifesto, 5 febbraio 2010

FESTIVAL
Il poeta israeliano Yitzhak Laor, molto celebre per i suoi versi di protesta e per le sue posizioni di dissenso radicale nei confronti delle politiche del suo paese (posizioni espresse anche in un saggio, «The myths of liberal zionism», uscito di recente in lingua inglese da Verso), è uno degli ospiti della rassegna «Licenze poetiche», che si terrà a Macerata dall'11 al 14 febbraio. Sarà proprio Laor a occupare la scena nella prima serata della manifestazione (o, per citare il sottotitolo ufficiale, del «festival internazionale di letteratura aggiornata»), che propone poi nel programma reading di numerosi poeti italiani di diverse generazioni, da Biancamaria Frabotta a Tiziano Fratus, da Maria Grazia Calandrone e Evelina De Signoribus, a Massimo Sannelli. In chiusura, domenica 14, il dramma lirico «Il monaco». (Illustrazione di Matticchio da «Esercizi di stilo»).

The Iron Wall

Action for Peace - Milano

Venerdì 12 febbraio, ore 21

 

presso il CAM di Corso Garibaldi 27 - Milano
sarà proiettato il film

THE IRON WALL
di Mohammed Alatar

Introduzione di
MORANDO MORANDINI

 

Dibattito con la partecipazione di:

- Kadher Tamimi, presidente della Comunità palestinese lombarda

- Susanna Sinigaglia, Movimento Ebrei contro l'occupazione

- Gabriella Bernieri, Action for peace

 

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Rete Eco

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Catholics in Gaza

5 February 2010

Video Youtube (3′45”)

We visit the areas heavily shelled, mainly the industrialized area. We could see where some factories remained must as they were after the war and others that were being rebuilt. Men and boys with donkey carts were busy clearing and hauling away debris from the ruins. Others were straightening the tangled iron rein reinforment rods, working in twos. We are told that they are paid 15 shekels or $3.30 a day to do these jobs. We wondered how families manage to eat daily with such limited income.

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Donne soldato israeliane rompono il silenzio

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 7 febbraio 2010

Ynet news.com

29.01.2010

Sei anni dopo la raccolta delle testimonianze di “Rompere il Silenzio”, l’organizzazione mette in distribuzione il libretto delle testimonianze rilasciate da donne soldato che hanno prestato servizio nei Territori. I racconti contengono l’umiliazione sistematica dei palestinesi, la violenza incosciente e crudele, il furto, l’omicidio di persone innocenti e l’occultamento. Qui sono riportate solo alcune testimonianze.

 

“Un soldato da combattimento donna ha bisogno di evidenziarsi di più…un soldato donna che picchia brutalmente gli altri è un combattente serio…..quando arrivai c’era un’altra donna con me, lei era giunta là prima di me….tutti  parlavano di quanto faccia effetto, in quanto lei umilia gli arabi senza alcun problema. Quello era il riferimento. Dovevi osservare lei, il modo che lei usa per umiliare, come li schiaffeggia, wow, lei ha schiaffeggiato veramente quel giovane.”

Venerdì, l’Organizzazione “Rompere il Silenzio” ha distribuito un libretto di testimonianze rilasciate da donne soldato che raccontano diversi casi di abuso che hanno coinvolto i palestinesi nella West Bank.

Negli anni recenti, le donne sono state coinvolte in modo crescente in combattimenti ed in operazioni sul campo nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF) e nelle Guardie di Confine. Tra le altre cose, queste donne soldato sono impegnate nel contatto  quotidiano con la popolazione palestinese – ai blocchi stradali e nelle comunità palestinesi.

Secondo le testimonianze più recenti, molte di queste giovani donne hanno delle difficoltà a farcela con la realtà violenta alla quale esse sono esposte e nel ritrovarsi ad affrontare situazioni che contraddicono i loro valori. Alcune di loro finiscono per prendere parte ai fatti, o di chiudere un occhio su quanto accade, che anni dopo rappresenterà per loro un fardello opprimente. Come la loro controparte maschile, alcune di queste donne sentono la necessità di parlare di quanto hanno visto.

“Le ragazze hanno una maggiore difficoltà a riportare i fatti, in quanto, per cominciare, esse rappresentano la minoranza,” ha affermato la direttrice dell’organizzazione, Dana Golan.

“Ogni soldato vorrebbe dare loro una ripassata”

Nell’ambito dell’ultimo progetto, Rompere il Silenzio aveva raccolto le testimonianze di più di 50 donne soldato che avevano prestato servizio nei luoghi più disparati dei territori. Ynet in questo rapporto presenta alcune delle più significative testimonianze.

Golan ha notato che le donne soldato non erano più disponibili dei loro camerati maschi nei confronti dei palestinesi.

“Abbiamo scoperto che le ragazze cercano di essere perfino più violente e brutali dei ragazzi,” ha raccontato, “proprio per diventare come uno di quei tipi.”

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Law of Occupation

19/03/2009

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The apartheid will end when Israelis have to face its cost

The National, February 07. 2010

Those who live behind its walls are still ruled by the Israeli state

The rubric of “occupation” actually serves as a convenient fiction for Israel because it suggests a temporary condition. But at home, the Israelis have stopped pretending that their presence in the West Bank is temporary. They plan to keep major settlement blocs, illegal under the rules of occupation as defined by the Geneva Convention, in the Jordan Valley, East Jerusalem and so on. For Israelis, there is no distinction in lifestyle or access between living in the West Bank and living inside Israel’s 1967 borders – the settlements are now little more than an extension of Israeli suburbia.

Equally fictitious is the notion that there is a “peace” in the works that will change the situation. Israel’s leaders are not prepared to offer a credible Palestinian state, and they are under no pressure, domestically or internationally, to do so. Israeli public opinion has soured on the need for peace with the Palestinians, bottled up in Gaza and behind a security wall in the West Bank. Why risk provoking a civil war with militant settlers who are the backbone of the Israeli army and threaten violence to hang onto the West Bank? In the old days, Yitzhak Rabin would say that Israel would “pursue peace as if terror did not exist and fight terror as if peace did not exist”. For today’s Israelis, why pursue peace if terror has been contained?


By opening the peace process (but never concluding it) Israel found itself increasingly integrated in a global society with Europe and the US. It’s football teams play in European leagues; its supermodels grace the cover of Sports Illustrated’s swimsuit edition; its hi-tech entrepreneurs are key players in the digital marketplace. Most Israelis never see Palestinians, except during stints in the military. The “demographic” threat is an abstraction.

 

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Gates: «Un accordo con l'Iran non è vicino»

redazione de il Manifesto - 09 Feb

(Dossier/Iran)

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In ventimila sfilano a Brescia contro il razzismo

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(Dossier/Italia)

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Blitz con i coltelli al centro sociale La Strada: 3 feriti

Giacomo Russo Spena - Roma - 09 Feb

(Dossier/Italia)

il Manifesto, 7 febbraio 2010 ROMA/NEOFASCISMO«Avete rotto il cazzo voi dei centri sociali». Il grido è eloquente. Le botte che ne conseguono, anche. Si consuma così a Roma l'ennesima aggressione di matrice fa... Leggi tutto...

Letter to Ms. Catherine Ashton

EJJP - 08 Feb

(Gruppi ebraici/EJJP)

  Ms. Catherine Ashton, High representative for Foreign Affairs and Security Policy of the European Union, 200 Rue de la Loi 1049 Brussels.   Amsterdam, February 3th 2010,   Dear Ms. Ashton, On behalf o... Leggi tutto...

Occupied Territory

Gush Shalom - 08 Feb

(Dossier/Opposizione israeliana)

This is “United” Jerusalem: The elected mayor Of West Jerusalem Is the military governor Of East Jerusalem. Leggi tutto...

Comunicato

Piattaforma delle ONG Italiane per il Medio Oriente - 08 Feb

(Dossier/Italia)

Roma, 6 febbraio 2010 Le Organizzazioni non Governative italiane che operano nei Territori Occupati Palestinesi esprimono forte dissenso e preoccupazione per le dichiarazioni rilasciate dal Presidente de... Leggi tutto...

Il ventriloquo e il pupazzo

Giulietto Chiesa - 07 Feb

(Dossier/Europa, Usa, etc)

Megachip, 3 febbraio 2010 Lezioni non ne ha imparata nessuna. E se è apparso così tracotante e sicuro è perché si sente coperto dai poteri forti del mondo che hanno promosso la Guerra Finale (stavo per dire... Leggi tutto...

Blair says Israelis were in on pre-war planning

JGlatzer - 07 Feb

(Dossier/Iraq)

February 6, 2010 Remember when Mearsheimer and Walt were called deluded anti-Semites? A choice tidbit from Mehdi Hasan’s blog on the New Statesman’s website re: Tony Blair’s testimony in the Iraq War Inquiry... Leggi tutto...

Il fattore israeliano nell’aggravarsi della crisi iraniana

Sobhi Ghandour - 07 Feb

(Dossier/Politiche israeliane)

07/02/2010 Un confronto militare fra l’Occidente e l’Iran causerebbe grave distruzione a entrambe le parti, ma soprattutto sarebbe catastrofico per i paesi arabi – scrive l’analista Sobhi Ghandour ***... Leggi tutto...