Regina DEGLI SCANDALI

il Manifesto, 22 dicembre 2010

regina IL CTP DI REGINA PACIS(LECCE)/FOTO SALVATORE BELLO

IL BUSINESS DEL CENTRO PER GIOVANI MIGRANTI
Don Cesare Lodeserto è stato sbolognato dal Vaticano in Moldavia. Ma per lui arriva un'altra condanna, per truffa aggravata ai danni dello Stato. Legata alla gestione del centro per prostitute immigrate Regina Pacis di Lecce
Nuova sentenza penale a carico di don Cesare Lodeserto che, nonostante dal 2007 si sia rifugiato a Chisinau, capitale della Moldova, è perseguitato dai tribunali italiani. L'ex direttore del Regina pacis di San Foca-Lecce, il famigerato centro di permanenza temporanea (Cpt) per immigrati clandestini, è stato condannato a un anno e quattro mesi per truffa aggravata ai danni dello stato. La vicenda è relativa a dei finanziamenti a favore del progetto "Ali nuove", gestito dal Regina pacis, per aiutare ragazze scampate allo sfruttamento della prostituzione. A don Cesare è stata riconosciuta una truffa di 230mila euro, su 500mila stanziati, per spese gonfiate di attività mai svolte, come l'insegnamento artigianale di taglio e cucito, previste per le giovani migranti. In questo 2010 il religioso ha già riportato una condanna in appello (febbraio scorso) di un anno di reclusione per lesioni aggravate nei confronti di immigrati che nel 2002 avevano attuato un tentativo di fuga dal Cpt. Ma è lunga la serie di inchieste e processi giudiziari in cui è imputato don Cesare (sei in corso, in diversi gradi di giudizio), tanto da venire indicato come il sacerdote più indagato nella storia della chiesa salentina. Nel 2005 giunse anche l'arresto e la detenzione di un paio di settimane in galera più tre mesi di domiciliari, per sequestro di persona e abuso di mezzi di correzione nei confronti di donne rumene e moldave "ospitate" (si fa per dire) nel Cpt di San Foca. Fu condannato a cinque anni e mezzo, con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Si resta in attesa del processo d'appello. Nei sette anni di gestione del Regina pacis, il religioso è stato accusato via via di calunnia, minaccia, estorsione, falso ideologico. Nel 2005, ancora, lo si accusa di simulazione di reato: finge di aver ricevuto con messaggi sul telefonino minacce alla sua persona, affinché non gli venga revocata la scorta di polizia (in Cassazione però viene assolto).

Il centro Regina pacis, fra i più "chiacchierati" del paese, è aperto nel 1997 e chiuso nel 2006. Sotto il controllo diretto della curia di Lecce, con a capo l'arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi, è stato gestito un mucchio di denaro pubblico. Risale al 2006 l'accusa di peculato al direttore del centro per aver distratto due milioni di euro: dalla contabilità in nero nel Cpt, parecchi quattrini venivano dirottati sul conto corrente personale di Lodeserto. Nell'indagine giudiziaria sulla gestione privatistica dei fondi pubblici assegnati dal governo ha fatto capolino anche l'arcivescovo Ruppi, di cui don Cesare assolveva al compito di segretario particolare, poi prosciolto. Nel 2009 Lodeserto è stato condannato dalla corte dei conti a rimborsare allo stato la somma di circa 140mila euro. Le cronache, negli anni, hanno registrato numerosi tentativi di fuga dal Regina pacis. Definito come un centro-lager, è stato più volte teatro di scontri con le forze dell'ordine che presidiavano San Foca intervenendo con tempestività per sedare proteste e sommosse. Sin dal 2002 delegazioni di deputati e osservatori internazionali hanno denunciato, oltre a violazioni alla persona e al diritto di asilo, lo stato di precarietà della struttura: assenza di spazi idonei all'accoglienza, carenza di luce e aerazione.
Per una situazione che ormai precipitava, nel 2007 monsignor Ruppi tolse di torno Lodeserto spedendolo in Moldova, già repubblica federata dell'Urss, in missione fidei donum. Nonostante sia raggiunto con regolare periodicità dagli strali della giustizia italiana, il presule gestisce con disinvoltura altri centri del Regina pacis, divenuta nel frattempo fondazione. E' l'ultimo dono di fiducia, quel fidei donum appunto, elargito dal suo vescovo prima che questi uscisse di scena nel 2009 per pensionamento. Nel corso dell'ultimo anno l'impareggiabile don Cesare ha trovato il modo di festeggiare (settembre scorso), fra una sentenza e l'altra, i suoi 25 anni di sacerdozio. In Italia e nella sua Lecce lui non ritorna neanche per la ricorrenza, ma niente paura: a rendergli omaggio si è recato in Moldova un altro arcivescovo, Domenico D'Ambrosio, successore di Ruppi. Come dire: i vescovi passano ma, in Salento o altrove, don Cesare gestisce sempre un Regina pacis. Quello di San Foca oggi, da colonia marina per bambini (costruita negli anni sessanta) a colonia penale per le pene inflitte lì dentro, è un sinistro edificio abbandonato. In città se ne è già discusso: rimuoverlo dal degrado con l'abbattimento oppure conservarlo come memoria storica per le tante vite di passaggio.