Riflessioni

Primo summit del consiglio nazionale siriano a Tunisi


Venerdì 16 Dicembre è iniziato il congresso del Consiglio Nazionale Siriano, riconosciuto dall’Occidente come legittimo rappresentante dell’opposizione. Che però non sembra omogenea: un giorno prima del summit, ad Istanbul é nata un’altra alleanza.


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Beit Sahour (Cisgiordania), 17 dicembre 2011, Nena News (nella foto, il Consiglio Nazionale Siriano in un incontro a Instanbul lo scorso settembre) - I media tunisini hanno confermato l’apertura del primo congresso ufficiale delle forze di opposizione siriane, venerdì 16 dicembre nella capitale tunisina. Tre giorni di incontri tra circa 200 membri del Consiglio Nazionale Siriano (SNC), riconosciuto da Francia, Spagna, Bulgaria, Stati Uniti e ultimamente dal consiglio di transizione libico come interlocutore ufficiale. Oltre al leader Burhan Ghaliun, sono presenti anche ambasciatori di Paesi arabi e attivisti per i diritti umani per trovare una soluzione alla crisi siriana. Che per tutti presuppone l’invitabile caduta del regime di Bashar al Assad.

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Un'altra manovra è possibile?

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Perché in questo momento di grave crisi economica, in cui sono richiesti pesanti sacrifici a tutti, non un euro è stato tolto al bilancio del Ministero della Difesa? Perché il rigore vale sempre per i pensionati e il welfare e mai per i generali e le spese militari?

Perché sono stati confermati i finanziamenti per l’acquisto di 131 cacciabombardieri F35 al costo di circa 15 miliardi di euro?

Perché in tutti gli incontri europei non una parola è stata spesa per una riduzione concordata degli armamenti?

Ogni ora nel nostro paese si spendono 3 milioni DI EURO per le armi e la guerra, 76 milioni ogni giorno, 50.000 euro al minuto.

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Scambio prigionieri palestinesi: 550 fuori, 470 dentro


L’accordo per lo scambio di prigionieri firmato tra Hamas e il governo israeliano prevede la liberazione di 1027 prigionieri politici. Domani tocca ai rimanenti 550. Ma altri 470 sono stati arrestati dal primo scambio con il soldato Gilad Shalit.

 

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Beit Sahour (Cisgiordania), Sabato 17 dicembre 2011, Nena News – Cinquecentocinquanta liberi contro 470 nuovi imprigionati. Questo il bilancio alla vigilia  della seconda fase dello scambio di prigionieri politici palestinesi, come previsto dall’accordo firmato ad ottobre che ha visto la scarcerazione di 477 detenuti in cambio del rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit. Ma mentre i rimanenti 544 uomini e sei donne aspettano di essere liberati la sera di domenica 17, le carceri israeliane si sono riempite di nuovi 470 arrestati in due mesi, seocndo quanto riferito dall’associazione palestinese Addameer.

Nessuno dei prigionieri da liberare è membro di Hamas o del movimento islamico della Jihad, né ha partecipato ad azioni armate di resistenza e non è neppure tra i veterani. I nomi sono stati scelti unicamente da Israele, dando la precedenza a prigionieri di Fatah, partito del presidente Abu Mazen. È questo quanto riferito all’agenzia Arabiya News da un ufficiale dell’esercito israeliano rimasto nell’anonimato.

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Will Palestinian woman’s humiliation by border guard warrant condemnation by NYT or Tablet?

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December 5, 2011

hass1 Amira Hass

How many of us, when we learned about Lynsey Addario's humiliation--which was rightly condemned by the New York Times, Time magazine, and Tablet-- thought of Palestinian women and wondered how many countless others had been similarly violated? Excuse the repetition, but it's worth quoting Dahlia Scheindlin: The fact is this happens all the time... with no editor to write the IDF and stand up for them.

Well, less than a week later, another, more chilling report has surfaced. Amira Hass reports on a Palestinian-Israeli citizen, a mother and housekeeper crossing thru the West Bank checkpoint of Sha'ar Eliyahu on November 6 with her four daughters, returning home after visiting her husband and the children's father in the West Bank. In detail the article chronicles this unidentified woman's hideous journey culminating in her contacting the Israeli women's organization Machsom Watch whose intern contacted a journalist. But no one was interested--before the Addario case.

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I candelotti lacrimogeni israeliani sono diventati un'arma letale

Il Manifesto, 13 Dicembre 2011

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RAMALLAH / Ancora un palestinese ucciso dal gas «CS»

L'esercito israeliano ha mirato e colpito a morte Mustafa Tamimi, 28 anni, durante la manifestazione pacifica contro il Muro di venerdì scorso a Nabi Saleh, nei dintorni di Ramallah. Lo dicono chiaramente le foto scattate e diffuse da un giornalista presente, Haim Scwarczenerg: una granata di lacrimogeno, sparata dal retro di una camionetta militare israeliana a una distanza inferiore di dieci metri, gli ha provocato una profonda ferita in testa, uccidendolo dopo alcune ore passate tra la vita e la morte in ospedale.

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