Beduini: "transfer" forzato

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Si aggrava la situazione dei beduini della Cisgiordania: un nuovo piano israeliano prevede il trasferimento forzato di quasi 30.000 persone. Ma anche nel deserto del Negev, le comunità beduine sono in pericolo.

 

Beit Sahour (Cisgiordania), 28 ottobre 2011, Nena News (nella foto: beduini senza casa nella Valle del Giordano, fonte: maannews) – Trasferimento forzato. Questo il termine utilizzare per indicare le politiche israeliane in area C. E questa volta a pagarne le conseguenze saranno i beduini della Cisgiordania. L’Amministrazione Civile Israeliana ha reso noto, due settimane fa, un piano per espellere oltre 27000 beduini che vivono nell’area C della Cisgiordania in un arco di tempo che va dai 3 ai 6 anni.

Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’tselem, la prima fase di questo trasferimento forzato inizierà a gennaio 2012 e avrà come prime vittime 2300 beduini residenti nell’area intorno all’insediamento israeliano di Ma’ale Adummim. Essi verranno spostati vicino alla discarica di Abu Dis, pochi chilometri ad est di Gerusalemme.

“Vogliamo stare nelle nostre case” ha raccontato Mohammad al-Korshan, capo del Comitato dei beduini di Gerusalemme, all’agenzia palestinese on-line Electronic Intifada – la vita dei beduini dipende dagli animali. Se ci spostano in città, ci uccidono, uccidono i beduini. Noi non ci muoveremo da qui”.

La seconda fase del piano ideato dall’Amministrazione Civile prevede l’espulsione delle comunità beduine dalla Valle del Giordano, luogo ricco di risorse naturali e di fonti idriche. L’idea è di trasferirli nell’area di Nabi Musa, vicino a Jericho.

“Ora viviamo tra Gerusalemme e Jericho, ma il governo israeliano vuole chiudere l’intera area perchè è vicina alla colonia di Kufr Adumim” ha continuato Mohammed – non sappiamo dove andare. La nostra terra originale è a Bir al-Sab’a (Beer Sheva) e siamo rifugiati”.

Circa l’80% dei 2300 beduini che vivono nelle colline ad est di Gerusalemme sono rifugiati: questo è quanto si legge nel rapporto OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari Umanitari) pubblicato a settembre 2011.

Questi piani che Israele sta portando avanti nell’area C della Cisgiordania non possono non essere collegati ai trasferimenti e alle espropriazioni che sono avvenute e che sono tuttora in corso nel deserto del Negev: pochi mesi fa, agli inizi di giugno 2011, il primo ministro Benjamin Netanyahu, aveva approvato un piano per trasferire 30.000 beduini residenti nei villaggi non riconosciuti del Negev, verso l’area della città beduine di Rahat, Kseifa e Hura.

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Donna della comunità beduina del Negev siede sconsolata davanti alle rovine della propria casa

La comunità beduina del Negev raggiunge le 191 mila persone: 120 mila individui vivono in villaggi riconosciuti e ben 71 mila in aree non riconosciute. Secondo i dati dell’Ufficio del Primo Ministro israeliano, i beduini reclamano la proprietà di 160 mila acri di terra, pari al 4.9% dell’area totale del Negev. In un articolo, pubblicato il 28 ottobre 2011, dal quotidiano israeliano Haaretz, dal titolo “Come non risolvere il problema dei beduini”, si afferma che il governo è stato incaricato di sottrarre la maggior quantità di terra ai cittadini arabi piuttosto che di aiutare e di soccorrere questa parte della popolazione di Israele.

Sempre secondo Hareetz, anche la decisione di istituire la Bedouin Settlment Authority, è un ulteriore elemento che mostra come Israele più che aiutare i beduini del Negev, voglia controllarli, scacciarli dai villaggi ed espropriare la terra sulla quale reclamano la proprietà: i beduini, per Netanyahu, prima di essere cittadini, sono considerati un problema per la sicurezza dal paese. La scelta del Generale Maggiore Yaakov Amidror come consulente alla sicurezza non fa che confermare questa direzione presa dal governo.

La visione di Amidror è semplice e spietata: nessuno dei 35 villaggi non riconosciuti potrà mai essere approvato da Israele; più di 30000 beduini verranno trasferiti; e i beduini che hanno la cittadinanza israeliana verranno esclusi dal processo di decision-making.

Una decisione che, secondo Don Futterman, autore dell’articolo su Haaretz, porterà ad un conflitto non necessario ed ad un grave danno alla credibilità del sistema legale israeliano. Una presa di posizione che annulla le proposte alternative, presentate dal Consiglio Regionale dei Villaggi non Riconosciuti (RCUV) e dalla ONG Bimkom, di fornire uno stato legale a questi villaggi e un adeguato piano urbano per il loro sviluppo. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=21700