Egitto: ballottaggio ridimensiona salafiti

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Confermato il successo dei Fratelli musulmani, invece è meno ampio del previsto il risultato delle formazioni salafite, che al primo turno avevano incassato quasi il 25% dei voti. Ieri ha giurato il nuovo governo.


salafisti
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Roma, 08 dicembre 2011, Nena News (nella foto, una manifestazione di salafiti al Cairo) – Non hanno fatto bene ai leader salafiti i proclami urlati dopo le elezioni del 28 novembre sull’intenzione di imporre rigide regole di «condotta islamica» alla società egiziana. I ballottaggi se da un lato hanno confermato il successo registrato al primo turno dalla lista del partito Giustizia e Libertà (Fratelli Musulmani), dall’altro ha fatto segnare una parziale battuta d’arresto per il partito salafita Nour (Luce). Dei 56 seggi in palio in questa tornata per la quota uninominale, i Fratelli Musulmani ne hanno portati a casa 36. I salafiti invece solo cinque.

«Dopo il voto del 28 novembre, i salafiti hanno dichiarato nel modo più chiaro possibile di essere contrari ad uno Stato civile e di volere un Egitto fortemente fondato sulla sharia (il codice coranico) e su una rigida separazione dei sessi. Ciò ha spaventato non solo le minoranze ma anche i musulmani che si oppongono alle imposizioni dei leader religiosi», ha detto a Nena News, Nabil Abdul Fattah, del Centro al Ahram per gli Studi Strategici. «Per questo, al momento del voto, tanti hanno scelto di votare per i candidati liberal», ha aggiunto Abdul Fattah. E’ d’accordo anche George Isacc, fondatore del movimento per i diritti civili Kifaya e ora membro dell’Associazione nazionale per il Cambiamento. «Quanto è accaduto ai ballottaggi indica che gli islamisti non faranno bottino pieno alle prossime due fasi elettorali (previste a metà dicembre e all’inizio di gennaio, ndr)», ha detto Isacc.

L’interpretazione di Abdul Fattah e di Isacc del risultato dei ballottaggi, spiega  in gran parte la sconfitta ad Alessandria – storica roccaforte salafita – del candidato di spicco del partito Nour, Abdel Moneim el Shahat, divenuto noto qualche tempo fa per avere proposto di coprire le con enormi teli le statue faraoniche, “colpevoli” di appartenere «ad una epoca senza Dio». Una sconfitta che ha subito scatenato in rete il proverbiale humour egiziano. «Le statue dei faraoni sono così contente che si sono messe a ballare», ha commentato un giovane su Facebook.

Secondo i dati non definitivi, dal ballottaggio e dalla quota proporzionale, Giustizia e Libertà ha conquistato nel primo turno delle legislative 80 seggi, Nour 31, mentre ne ha ottenuti 18 Blocco egiziano (la coalizione laica). La vittoria islamista è resa ancora più significativa dai buoni risultati raggiunti da altre due formazioni moderate: Costruzione e sviluppo e Wasat. Tutti insieme i partiti di orientamento islamico incassano 117 seggi contro i 49 dei partiti laici. In totale sono 498 i seggi da assegnare e due le tornate elettorali nei restanti diciotto governatorati egiziani

Intanto è stato varato il governo di Kamal el Ganzuri – premier non accettato dai riviluzionari di piazza Tahrir – che ha scelto il nuovo ministro dell’interno, l’incarico considerato più delicato alla luce delle recenti stragi di dimostranti compiute dalla polizia. Si tratta del generale Mohamed Ibrahim Youssef, ex capo della polizia di Giza. Il Consiglio Militare al potere inoltre ha emesso il decreto per attribuire al premier Ganzuri i poteri presidenziali, ad esclusione di due settori strategici: la giustizia e le Forze Armate. Nena News

 

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