Israele oggi: la voce del dissenso in una società militarizzata, malata di fondamentalismo e razzismo

in dialogo - notiziario della rete radié resch - dicembre 2009

 

Ruth Hiller esponente del movimento antimilitarista israeliano New Profile afferma – il militarismo è nel latte delle nostre madri-. Israele è una società fortemente militarizzata e tale militarismo è intrecciato ad ogni aspetto della vita quotidiana, in particolare nel sistema scolastico che, come ha più volte denunciato Nurit Peled, prepara il bambino o bambina a diventare un futuro soldato. Ruth racconta che molte scuole israeliane durante l'ultimo anno della scuola superiore offrono un programma tenuto dall'esercito chiamato gadna, in ebraico, cioè "esercito della gioventù", per 5 giorni gli studenti, con i loro insegnanti, vanno in un campo di addestramento simile a una caserma, i ragazzi indossano uniformi e dormono in tende fornite dall'esercito, sono comandati da soldatesse che li fanno esercitare. Ciò allo scopo di abituarli a considerare l'esercito la loro vera famiglia. Viene insegnato a disprezzare l'individualismo, cioè a pensare con la propria testa, ed esaltare lo spirito di gruppo. Chi si sottrae a tale modo di pensare è considerato poco meno che pazzo e emarginato. Nelle gite di studio vengono fatti visitare i campi di battaglia, i monumenti ai caduti si trasformano in centri sociali e di ritrovo, il militarismo è dappertutto, nelle case, nelle università, nei musei, nelle scuole e nei media. R. H. individua nei genitori israeliani e nel loro impegno educativo il nodo fondamentale per la preparazione alla guerra nei processi di socia1izzazione dei giovani. 'L'autorità dei genitori è usata per modellare i figli in soldati di cui lo stato afferma di avere un enorme bisogno; -scrive Ruth Hiller-i genitori sono probabilmente il più grande settore indottrinato del popolo israeliano e lavorano per rendere durevole la macchina della guerra rendendosene più o meno conto."

"La maggior parte degli israeliani considererebbero pura follia prevedere un futuro nel quale l'esercito non venisse ad assumere un ruolo dominante e supremo nei confronti delle loro vite. E' quindi con giusta ragione che gli studiosi considerano Israele non come uno stato con un esercito, ma come. un esercito con uno stato", scrive Ilan Pappe. Egli critica fortemente la comunità internazionale quando ritiene deI tutto accettabile una Palestina smilitarizzata, nell'ambito di accordi di pace, ma insensata e inutile la smilitarizzazione di Israele. Se il primo aspetto è la militarizzazione del sistema educativo, il secondo è costituito dal ruolo predominante che l'industria bellica israeliana assume nella produzione nazionale dello stato, condizionando il bilancio economico e di importazione del paese. Israele è il quinto maggiore esportatore di armi nel mondo. Recentemente Lieberman si è recato in Africa per riallacciare I rapporti economici e commerciali tra i quali fondamentale è la vendita di armi. Nel '66 più di dieci stati africani ricevevano aiuti militari da Israele. Dopo il '67, la guerra del Kippur e l'invasione del Sinai, questi rapporti si compromisero e Israele si rivolse verso l'Occidente. Fondamentale è stato anche il ruolo di Israele nel rifornire di armi i dittatori dell'America latina. Nel 1980 ha fornito a El Salvador 1'83% delle armi importate, al regime di Somoza in Nicaragua ha fornito il 98% delle armi importate, ugualmente in Guatemala. Infine c'è da considerare la produzione di armamenti nucleari. Israele, si sa, è una grande potenza nucleare e il suo insistere nel ritenere l'Iran un pericolo sta nel fatto che vuole rimanere l'unica potenza nucleare della regione.

"Negli ultimi 35 anni -scrive Ilan Pappe - le truppe israeliane non hanno più combattuto una guerra contro un esercito convenzionale. La maggior parte dei suoi armamenti, tra i più sofisticati e moderni del mondo, sono stati costruiti per vasti spazi e campagne aeree tra eserciti regolari di dimensioni gigantesche mentre negli ultimi 35 anni sono stati usati invece prevalentemente contro civili disarmati e combattenti da guerriglia. Ogni volta che i palestinesi sotto occupazione hanno protestato, i soldati israeliani hanno risposto con tutta la loro potenza di fuoco, causando distruzioni e stragi di proporzioni inimmaginabili. Analogamente nelle due offensive in Libano dell'82 e 2006 forze di tal genere vennero utilizzate per devastare gli spazi urbani e rurali del Libano."

Israele non è solo una società fortemente militarizzata. Un'altra piaga che l'affligge è il razzismo interno verso alcune categorie di cittadini come gli ebrei di origine etiopica, che hanno avuto da sempre difficoltà di integrazione, i mizrachim, ebrei orientali, verso i quali la componente europea ha sempre avuto atteggiamenti razzisti fin dalla fondazione dello stato, e naturalmente verso palestinesi con cittadinanza israeliana cui vengono negati diritti essenziali. Il fondamentalismo è sempre stato presente, e più che scontrarsi con esso la componente laica se ne tiene a distanza. È noto che I cittadini di Tel Aviv non vanno volentieri a Gerusalemme, dove la componente fondamentalista e oltranzista è forte. Ma i fondamenta1isti si danno molto da fare e perfino un comune vicino a Tel Aviv sta organizzando ronde per impedire che ragazze ebree escano con uomini -appartenenti a minoranze- cioè palestinesi. I fondamentalisti più pericolosi e che presentano un rischio per lo stesso esercito spesso vengono dagli Stati Uniti, come il rabbino Kahane che fu assassinato negli USA nel 1990, il suo partito fu messo fuorilegge ma altri grupp sono sorti altrettanto pericolosi. Era americano anche Baruk Goldstein che uccise 29 palestinesi nella moschea di Abramo a Hebron nel '94, e di origine americana sono i coloni che si sono stabiliti nel centro di Hebron. Un gruppo che desta preoccupazione perfino per il governo e l'esercito si chiama "I giovani della cima della collina”; molti vengono dagli Stati Uniti, non rico noscono nessuna autorità e hanno come missione quella di fondare ovunque nella West Bank degli embrioni di insediamen su più cime di colline possibile.

Mentre Israele garantisce l'impunità a soldati e coloni che uccidono o feriscono palestinesi, questi vengono arrestati anche per una manifestazione non-violenta come a Bil'in, spesso senza imputazione né processo. Il rinnovo del fermo è di sei mesi in sei mesi e dura finché non si allestisce un processo o viene formulata un'imputazione. Sono più di 10mila i palestinesi in detenzione amministrativa. In carcere subiscono torture fisiche e psicologiche e lesioni gravissime. La detenzione amministrativa è aumentata fortemente dopo la seconda Intifada. Un giusto processo è un'utopia per un palestinese in carcere: nei territori occupati vi sono solo tribunali militari. Difficilmente un avvocato israeliano difende un palestinese, ma agli avvocati palestinesi vengono posti impedimenti tali, che è del tutto impossibile difendere i loro clienti. Spesso il carcere è un centro di detenzione con tende all'aperto dove ci sono 40 gradi d'estate e la temperatura va sotto zero in inverno, il cibo è immangiabile e i soprusi sono quotidiani. Questo trattamento disumano vale anche per i bambini e le donne. Dopo la prima Intifada nel centro di detenzione Ansar 3 pieno di ragazzini, testimoni oculari hanno potuto vedcrvi bambini zoppi o ciechi i quali erano sfati accusati di aver lanciato pietre contro i soldati. Queste testimonianze sono agghiaccianti. Secondo Marwan Barghouti dal '67 ad oggi Israele ha detenuto arbitrariamente più di 620mila palestinesi, solo nel 1989 ne ha imprigionati 50mila, cioè il 16 % dell'intera popolazione palestinese maschile della Cisgiordania e di Gaza.

L'opposizione alla politica di guerra di Israele è nata dopo l'invasione del Libano nell'82, in quell'epoca nacque Yesh Gvul (C'è un limite) il primo movimento dei refusniks, cioè coloro che si rifiutano di entrare nell'esercito per opprimere un altro popolo. Il loro numero è cresciuto moltissimo dopo la seconda Intifada. Se i militanti di Courage to refuse o Combattenti per la pace si oppongono apertamente spiegando e divulgando la loro p'osizione, moltissimi sono i giovani, uno su tre, che, pur non manifestando apertamente la loro !opposizione, non entrano nell'esercito. In questo rifiuto crescente Ruth Hiller vede una grande speranza. Oggi sono moltissimi i gruppi di opposizione in Israele, di cui fanno parte le donne che hanno intrecciato un dialogo con quelle palestinesi, come Bat Shalom, e la Coalizione delle donne per la pace, o che vanno ai check point per monitorare e denunciare la violenza dei soldati, o i militanti di Taayush che lottano assieme ai palestinesi di nazionalità israeliana o i giovani Anarchici contro il muro che partecipano tutte le settimane alle manifestazioni di Bil'in contro il muro, o quelli che ricostruiscono le case abbattute dai soldati come l'ICAHD di Jeff Halper. Anche tra gli intellettuali, gli scrittori e i giornalisti vi sono fieri oppositori, come il poeta Aharon Shabtai che rifiutò di partecipare alla glorificazione di Israele al salone del libro di Parigi o come Amira Hass, Gideon Levy ed altri coraggiosi giornalisti che non si stancano di raccontare la verità e smascherare le menzogne propagandistiche di Israele. Singolare è il caso di Uri Davis, docente di filosofia all'università di al Quds che è stato eletto nel Consiglio Rivoluzionario di Fatah. Anche all'estera gruppi organizzati di ebrei e singoli intellettuali si sono alzati in piedi e hanno affermato: "non in mio nome", visto che Israele pretende di parlare in nome di tutti gli ebrei del mondo. Negli Stati Uniti, in Europa, in Italia esistono gruppi organizzati che lottano contro le politiche di guerra israeliane. Tuttavia finché non cambierà la politica della Comunità Internazionale nei confronti di Israele questi gruppi avranno ben poche possibilità di cambiare realmente qualcosa. Ilan Pappe, nuovo storico israeliano vede nel BDS (boicottaggio sanzioni e disinvestimenti) l'unica azione veramente efficace per disarmare Israele a partire dal disarmo ideologico: "Bisogna associare la violenza che infuria in questa regione alle radici storiche e al contesto ideologico del sionismo come si è sviluppato negli anni." Il riconoscimento del ruolo dell'ideologia che ha avuto bisogno di edificare una fortezza, facendo uso di uno dei più formidabili eserciti del mondo e di una delle più floride industrie di armi, mette gli attivisti in grado di affrontare obiettivi tangibili nella lotta per la pace e la riconciliazione in Israele e in Palestina oltre che nella lotta generale per il disarmo mondiale.