Israele, il Muro e i palestinesi

Leggo sull'ultimo Torinosette una lettera di Pietro Meda, che non ha apprezzato un articolo sulla presentazione di film, al Festival Cinemambiente, anche sui Territori palestinesi occupati. Sono in disaccordo con l'autore della lettera, tranne che su un dato: occorre più informazione. Provo a fornirne qualcuna, pubblicata da B'Tselem, organizzazione israeliana per i diritti umani.

La Barriera di Separazione corre per la maggior parte non sulla Linea Verde, la linea armistiziale del '49, ma in Cisgiordania: il suo percorso, infatti, non è stato deciso per garantire la sicurezza degli israeliani, ma per annettere le colonie, costruite, contro la legge internazionale, in territorio palestinese occupato. Questo implica estese violazioni dei diritti umani dei palestinesi: migliaia di abitanti dei territori occupati ora devono passare attraverso i cancelli nella Barriera, aperti solo negli orari stabiliti dall'esercito israeliano, per accedere ai loro campi e per vendere i loro prodotti in altre aree della Cisgiordania. Ciò ha reso impossibile, per molti, proseguire l'attività agricola, fino a poco fa loro principale fonte di sostentamento in un'area fertile. Dal 2003, i palestinesi che risiedono fra la Barriera e la Linea Verde devono ottenere un permesso, dall'autorità di occupazione, per poter continuare a vivere nelle loro case. I residenti in altre zone della Cisgiordania, inoltre, necessitano di un lasciapassare per poter entrare nelle aree fra la Barriera e la Linea Verde.

Della Striscia di Gaza, Israele, dopo il ritiro, avvenuto nel 2005, continua a controllare lo spazio aereo e marittimo, gli spostamenti da e per la Cisgiordania, l'anagrafe, l'unificazione famigliare, i movimenti di beni. Il 28 giugno 2006, Israele ha bombardato la centrale elettrica; da allora, gli abitanti della Striscia dipendono completamente da Israele per l'elettricità, oltre che per il carburante e il gas. Dalla cattura del soldato Shalit, il 26 giugno 2006, Israele ha chiuso il passaggio di Rafah, via di comunicazione con l'Egitto. Da quando Hamas ha vinto le elezioni, Israele ha bloccato il trasferimento all'Autorità Palestinese degli introiti delle imposte. Ora ha ripreso a trasferirle in Cisgiordania, stante che lì ha preso il potere Fatah (sconfitto ad elezioni unanimemente giudicate democratiche); i dipendenti pubblici di Gaza sono invece tuttora senza salario. Il mancato arrivo di beni nella Striscia ha bloccato quasi ogni attività produttiva, già gravemente ostacolata dalla frequente chiusura dei passaggi di confine, grave limite alle esportazioni. Così, l'80% degli abitanti della Striscia vive sotto il livello di povertà.

Israele vieta l'unificazione famigliare fra i suoi cittadini, i residenti a Gerusalemme e gli abitanti dei Territori Occupati, persino in caso di matrimonio; la vieta altresì lfra abitanti della Cisgiordania e abitanti della Striscia di Gaza. Tutte queste restrizioni, poste da Israele, contrastano con la legge umanitaria internazionale.

A decidere le norme che riguardano i palestinesi sono gli israeliani: per il Parlamento israeliano, i palestinesi non hanno il diritto di voto. Il successo che hanno ottenuto, ricorrendo all'Alta Corte, è parziale: l'Alta Corte ha ordinato di spostare il tracciato della Barriera a Bi'lin, ma non di distruggere la colonia di Matityahu Est, costruita, per soli ebrei, su terra confiscata ai legittimi proprietari palestinesi. Questo successo parziale è stato ottenuto con anni di dimostrazioni non violente, che Cinemambiente ha avuto il pregio di presentare. Ma la lotta di Bi'lin ha avuto un altro pregio: quello di unire attivisti israeliani, palestinesi ed internazionali, contro una barriera intesa, anche nel nome, per separare una popolazione dall'altra. Barriera giustamente definita, dal Comitato Israeliano contro la Distruzione di Case, di Apartheid – termine che significa, per l'appunto, 'di separazione'.

Torinosette, 2.11.2007