Scambio prigionieri palestinesi: 550 fuori, 470 dentro

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L’accordo per lo scambio di prigionieri firmato tra Hamas e il governo israeliano prevede la liberazione di 1027 prigionieri politici. Domani tocca ai rimanenti 550. Ma altri 470 sono stati arrestati dal primo scambio con il soldato Gilad Shalit.

 

palestinian-prisoners
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Beit Sahour (Cisgiordania), Sabato 17 dicembre 2011, Nena News – Cinquecentocinquanta liberi contro 470 nuovi imprigionati. Questo il bilancio alla vigilia  della seconda fase dello scambio di prigionieri politici palestinesi, come previsto dall’accordo firmato ad ottobre che ha visto la scarcerazione di 477 detenuti in cambio del rilascio del soldato israeliano Gilad Shalit. Ma mentre i rimanenti 544 uomini e sei donne aspettano di essere liberati la sera di domenica 17, le carceri israeliane si sono riempite di nuovi 470 arrestati in due mesi, seocndo quanto riferito dall’associazione palestinese Addameer.

Nessuno dei prigionieri da liberare è membro di Hamas o del movimento islamico della Jihad, né ha partecipato ad azioni armate di resistenza e non è neppure tra i veterani. I nomi sono stati scelti unicamente da Israele, dando la precedenza a prigionieri di Fatah, partito del presidente Abu Mazen. È questo quanto riferito all’agenzia Arabiya News da un ufficiale dell’esercito israeliano rimasto nell’anonimato.

Lo scorso 18 ottobre – in seguito all’accordo firmato una settimana prima dal governo israeliano e da Hamas , 477 palestinesi erano stati rilasciati. A condizione peró che non ci fossero né capi di Hamas, né leader quali Marwan Barghouti, del movimento Fatah – detenuto dal 2002 in Israele – e Ahmad Saadat del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, in prigione dal 2006. E a patto che 205 dei rilasciati non potessero ricongiungersi con le loro famiglie ma fossero esiliati a Gaza o all’estero, pratica che viola la Convenzione di Ginevra.

Un destino che toccherà anche ad alcuni dei 550 prigionieri che dovrebbero tornare liberi domani. Ma non solo la prospettiva della scarcerazione non implica per forza il ritorno a casa. C`é dell’altro a smorzare l’entusiasmo: dalla data del primo scambio, l’esercito israeliano ha lanciato un’ondata di arresti a tappeto in Cisgiordania, ri-riempiendo le celle lasciate vuote dai primi 477 con 470 nuovi prigionieri politici.

Le incursioni notturne dell’IDF nei Territori Occupati non sono inusuali, ma un numero tale in soli due mesi è notevole anche per le pratiche israeliane. Subito dopo lo scambio, nel mirino sono capitati centinaia di (presunti) membri o simpatizzanti di Hamas.  Poi, si sono aggiunti numerosi uomini vicini ai movimenti di sinistra, soprattutto del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, considerato da Israele, movimento terrorista, come tutti gli altri partiti politici palestinesi.

“Solo qui a Betlemme, nel campo profughi di Dheishe – che conta 10 000 abitanti distribuiti su un 1 Km² – nell’ultimo mese sono state arrestate 50 persone” ha racconta Emad, volontario in un centro culturale locale.

Grazie al mezzo della “detenzione amministrativa”, prorogabile a discrezione delle autorità israeliane in virtù della legge militare applicata a tutti i Territori, non si é tenuti ad addurre la ragione precisa dell’arresto, né specificare il capo di accusa. Com’é stato per Alam, padre di due bambini e gestore di un rinomato caffé di Jenin, prelevato da casa sua di notte. Qualche giorno dopo, la moglie ha scoperto che sarebbe stato in prigione senza processo, in detenzione amministrativa per sei mesi. Rinnovabili. Nena News

 

http://nena-news.globalist.it/?p=15565