Biblia

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29 Ottobre 2011

 

Gent. Dr.sa Canarutto,

la presidente di Biblia mi ha girato la sua appassionata lettera. Lo ha fatto anche perché, nella mia qualità di direttore responsabile del Notiziario, sono, di fatto e di diritto, il primo a essere soggetto alle sue rimostranze.

Il testo da lei criticato va inquadrato in un viaggio che, per la prima volta tra quelli effettuati da Biblia, prevedeva la visita anche ai territori palestinese. Nel corso di essa vi è stato anche un incontro con un alto funzionario OLP. La voce ebraico-israeliana che avevamo individuato era quella di Della Pergola, soprattutto a per l'attenzione da essa prestata ai fondamentali aspetti demografici. All'ultimo momento l'incontro è saltato e Della Pergola ci ha inviato il testo ora pubblicato (1). Avendolo riassunto nel corso del viaggio, molti dei partecipanti hanno espresso il desiderio di poterlo leggere in modo più completo e disteso. Mi è così venuta l'idea di stamparlo sul Notiziario. Come sa meglio di me, ci sono da parte israeliana voci ben più radicali e intolleranti di quella di Della Pergola; ritengo perciò che l'ascolto di un autorevole esponente israeliano che indica, pur in detereminati limiti, la via dello scambio di territori per la pace non andrebbe demonizzata, anche se, è ovvio, può essere discussa e criticata.

Aggiungo, a titolo del tutto personale, che la Bibbia è un testo fondamentale per comprendere molti aspetti della nostra civiltà, ma non è una mappa di valori solo positivi. In essa vi sono lati oscuri a cui molti si sono appellati - e dalla loro prospettiva non a torto - per giustificare, per esempio, anche il ricorso alla violenza. Il libro di Esdra - espressione di un frangente storico cruciale per la formazione di quella che oggi si chiamerebbe l'identità ebraica - prescrive l'espulsione non solo di donne straniere ma anche dei figli di matrimoni misti, né allora si alzò qualche voce profetica di minoranza per condannare il sopruso.

Denunciare, giustamente, le strumenmtalizzazioni della Bibbia da parte israeliana rimanda a un nodo che non può essere risolto a colpi di controcitazioni; si tratta piuttosto di una parte di quel processo di rigiudaizzazione del sionismo che ha anticipato, per più aspetti, l'equivoco ritorno delle religioni sulla scena pubblica (e qui va ricordato quanto meno anche Hamas) proprio di questi ultimi decenni che, personalmente, giudico un autentico pericolo (innanzitutto per il futuro stesso delle religioni).

Un cordiale saluto

Piero Stefani

Egregio Professor Stefani,

in realtà è possibile che qualcuno abbia dato voce a chi piangeva per le norme inumane messe in atto da Nehemia ed Esdra: mi riferisco al libro di Rut, secondo il quale è lo stesso re Davide ad avere avuto un'ascendenza non del tutto canonica. Ma questo non è molto rilevante. Nella Bibbia vi è davvero di tutto, compresa la chiamata al genocidio (mai avvenuto, secondo gli storici e gli archeologi) del libro di Giosuè. Biblisti e storici spiegano che la vera storia dell'insediamento, parziale, frammentario e sostanzialmente pacifico nella 'terra promessa' è narrata invece dal libro dei Giudici. Quel che conta è che, proprio perché gli autori della Bibbia sono defunti da secoli, alla Bibbia tutto si può far dire: è come un gigantesco test di Rorschach, dispiegato nei millenni. L'uso che ne facciamo dice di noi più di quanto dice del testo, o della volontà divina, per chi può credere.

Dopo papa Giovanni, nella chiesa cattolica pochi, fatti salvo i seguaci di Lefebvre, dichiarerebbero oggi, per fortuna, gli ebrei il popolo deicida. Malgrado il Vangelo secondo Matteo sia per i cattolici, un cardine della Scrittura, non molti oggi ripeterebbero in modo acritico 'Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli' (2). Piuttosto si cerca di spiegare che, riportandosi alla tragedia della crocifissione, l'evangelista tentava di darsi ragione degli eventi del 70 (3). Ognuno, leggendo la Bibbia, sceglie da che parte stare. Francesco d'Assisi scelse il pacifismo, quando i papi benedicevano le crociate; don Milani scrisse la sua celebre lettera contro i cappellani militari, che pure ritenevano di avere ottimi motivi per benedire le armi. Il protestantesimo bianco statunitense sostenne la schiavitù, esattamente mentre gli schiavi neri, pure protestanti, cantavano gli Spiritual. E così via.

Il problema, quindi, è come ci poniamo noi, chi vuole trovando ausilio in testi biblici. Spiace trovare conferma del fatto che Biblia ha scelto una strada opposta alla mia. Pure nel rispetto dell'ebraismo, Biblia altro potrebbe fare e scrivere. Anni fa avevo scritto implorando la reggenza di Biblia, a visitare, insieme a Israele, per lo meno la Cisgiordania; ora Lei mi scrive che durante l'ultimo giro avete incontrato anche qualcuno del partito Fatah, altamente stimato dall'esercito israeliano per la sua azione di mantenimento dello 'ordine' (4), così che, allo scopo, non hanno da essere dispiegati i soldati di Israele. Biblia considera questo incontro rivoluzionario; ma un colloquio con qualcuno di Hamas o del Fronte Popolare, viceversa, non mi scrive che sia stato giudicato opportuno.

Il sostegno ebraico a Israele è esito di una trasformazione radicale del pensiero: se all'epoca degli czar gli ebrei russi cercavano ogni modo per evitare il servizio militare, ora è l'aver adempiuto il medesimo che rende cittadini a pieno titolo dello Stato che parte degli ebrei ritiene proprio. La posizione ebraica ortodossa tradizionale, secondo la quale non ha da esservi Stato ebraico se non alla venuta del messia, si è trasformata nella sacralizzazione di detto Stato e della terra 'santa' (questo dal '67, e cioè in epoca anteriore a quella della nascita di Hamas - che, d'altra parte, lo stato di Israele finanziò per anni, onde opporsi a un'OLP 'troppo' laica). La posizione degli ebrei risorgimentali, secondo i quali non si ha da discriminare per razza e religione, si è mutata in un divieto di discriminare dove gli ebrei sono minoranza, in un invito a farlo dove sono loro ad avere il potere. La condanna dei ghetti si è trasformata nella loro benedizione, fatto salvo che ad essere rinchiusi siano non ebrei che abitano la terra che i sionisti, tradizionalmente laici, ritenevano che un dio avesse loro promesso. La stessa laicità di cui buona parte degli ebrei andava fiera si è trasformata, per la destra sionista, nel sostegno alle correnti fondamentaliste protestanti, con forti venature di antisemitismo, secondo le quali gli ebrei hanno da andare a risiedere in Terra Santa onde possa tornare il Cristo, più o meno in corrispondenza della costruzione del terzo tempio al posto della moschea di Al Aqsa e della guerra fra Gog e Magog; con il che, gli ebrei che decidono di credere al Cristo si salvano, tutti gli altri finiscono all'inferno.

Bene fa Biblia a cercare di mantenere buoni rapporti con l'ebraismo, ma anche in ambito ebraico le posizioni sono molteplici. Si tratterebbe di scegliere, proprio come, negli anni '70, i cattolici sudamericani avevano di fronte le comunità di base, con la teologia della liberazione, e l'Opus Dei, che sosteneva le dittature fasciste. Volendo limitarsi all'ambito ebraico, Biblia avrebbe potuto citare, che so, Bertell Ollman (5); o Noam Chomsky, sostenitore dello stato ebraico, ma non dell'occupazione; o quelli ebrei radicalmente contrari a uno Stato che, nel nome degli ebrei tutti, si fa un vanto di discriminare.

La scelta che fa, di parlarmi di Nehemia e di Estra, è purtroppo corretta: gli ebrei tornati in patria dall'esilio babilonese scelsero di rendere la vita impossibile ai discendenti di chi non si era mai allontanato di lì. I babilonesi, come in seguito i romani, non usavano deportare (i camion non erano ancora stati inventati...), se non i capi delle ribellioni contro di loro. Gli israeliani oggi discriminano e cacciano i discendenti di coloro che mai si allontanarono dalla Palestina, malgrado la distruzione del Tempio e la sconfitta di Bar Kochba. Purtroppo, Professor Stefani, la Sua lettera non fa che confermarmi che le Vostre scelte – giustificate biblicamente con il richiamarsi a dei pazzi criminali che, contro le loro mogli ed i loro figli, scelsero la 'purità' del popolo, altrimenti detta 'identità ebraica' – non sono le mie.

Paola Canarutto

Gent. Dr. sa Canarutto,

le scrivo per compiere una precisazione necessaria al fine di chiarire un pensiero che avevo, evidentemente, espresso in modo impreciso.

Innanzitutto, premetto che la precisazione riguarda la parte in cui dichiaravo di esprimere il mio pensiero personale; fatto che di per sé non coinvolge Biblia. In secondo luogo se ho citato Esdra non è certo per prenderlo come esempio o per assumerlo come  giustificazione di alcunché. Lo scopo era esattamente quello da lei stesso indidivuato; voleva evidenziare la decisiva importanza dell'ermenutica e sottolineare la struttura ambivalente della Bibbia. So bene che Rut può essere giudicata una risposta alle espulsioni delle spose straniere, ma lo è solo in base a un approccio storico-critico (e ciò vale anche per la conquista della terra di Canaan) e non per la sua collocazione canonica (né ebraica, né cristiana); in questo senso la sottolineatura di una mancanza di una voce profetica diretta resta pertinente. D'altra parte, appellarsi alle indicazioni bibliche sull'amore per lo straniero in questo caso non è risolutivo; anche e soprattutto perché la categoria di straniero non si addice ai palestinesi. Agli israeliani è richiesto di riconoscere i diritti di un altro popolo, non di amare i palestinesi che non sono stranieri e che abitano sulla propria terra.

Per chiarezza voglio ripetere che queste mie osservazioni hanno il solo scopo di non imputare a Biblia (e un poco neanche a me) quanto non ha detto e non dice, fermo restando il suo pieno diritto a esprimere una valutazione negativa sulla linea di condotta adottata..

Di passaggio l'incontro con un esponente di al Fatah non è stato considerato un atto rivoluzionario e neppure è stato considerato tale la visita al campo profughi di Aida. Se ho citato il caso dell'incontro con l'esponente dell'OLP era solo per dire perché era stato ritenuto opportuno, secondo l'opinione espressa dagli stessi partecipanti (di orientamento tra loro assai diverso), ascoltare anche una voce israeliana.

Quanto al mio pensiero personale su Israele e Palestina ne ho scritto a più riprese negli ultimi 25 anni in più sedi (in particolare sulla rivista "Il Regno"). Dei pareri lì espressi sono, comunque, tenuto a rispondere a titolo personale e non già come dirigente di Biblia. Sempre a titolo personale aggiungo che molte delle sue osservazioni esprimono, sia pure con un linguaggio diverso, posizioni non lontane da varie mie valutazioni manifestate anche in sede pubblica.

Non è formale dirle che la ringrazio per la schiettezza del suo linguaggio, una dote rara in questi tempi.

Un caro saluto

Stefani

Egregio dottor Stefani,

so anch'io che è difficile applicare ai palestinesi la categoria biblica dello straniero, precisamente per le considerazioni che Lei pone: giustamente i palestinesi la rifiutano, rivendicando di essere gli abitanti originari dei territori ora appartenenti allo Stato ebraico e da esso occupati. Però (e fatto salvo che all'università mi sono occupata più del periodo intertestamentario e della nascita del cristianesimo piuttosto che dei testi anteriori, per cui le mie considerazioni possono certo essere erronee)... il Pentateuco fu messo per iscritto proprio al ritorno da Babilonia, per cui tener conto di Esdra e Nehemia non pare fuori luogo. Le spose e i figli da cui questi due figuri impongono di separarsi sono 'straniere' (6). In Esdr. 9,1 si parla tra l'altro di gebusei, cananei, moabiti e ittiti, non so se per figura retorica, giù nominati nel libro dei Giudici fra coloro che abitavano la terra di Canaan. In altre parole, popolo di Israele 'vero' diventa quello di coloro che erano tornati da Babilonia, sommato ai rimasti in patria che volenti o nolenti si piegano alle loro imposizioni; ed i tornati chiamano 'stranieri' e pencolanti verso l'idolatria quelli che erano rimasti lì. Probabilmente, nei fatti non del tutto a torto: monoteismo, sinagoghe e circoncisione erano diventati segni distintivi proprio a Babilonia. Prima dell'esilio gli abitanti della Giudea erano felicemente politeisti, portando focacce con l'uvetta e simili alla Regina del Cielo (7); è da supporre che lo fossero altrettanto felicemente restati, mentre l'élite era in esilio.

Come nel racconto della conquista della terra di Canaan, precetti e resoconti originati in secoli successivi riferiscono di un legame fra il Dio di Israele e il suo popolo, identificato con quelli che immigrano nel paese, più o meno violentemente; le categorie "idolatra" e "straniero" valgono per tutti gli altri, vale a dire per chi già vi abitava. Un po' come capita in Palestina dall'inizio del sionismo, in cui le peggiori categorie sono applicate agli abitanti originari. Certo, a differenza degli abitanti rimasti in loco durante l'esilio babilonese, ai musulmani, palestinesi inclusi, non è possibile imputare il politeismo o l'idolatria: sono tanto monoteisti quanto gli ebrei (fra Allah ed El le differenze son ben scarse). Non a caso, di questo particolare costantemente si tace. Quello che i media costantemente ripetono, invece, è che seguono una religione 'altra', misteriosa e malvagia, da cui derivano sacrifici umani: il terrorismo.

La Bibbia ebraica condanna l'idolatria con i termini più forti, descrivendola come legata ai sacrifici umani (8). Questi, peraltro, erano tutt'altro che estranei agli adoratori del Dio di Israele (9). Quanto al culto agli dèi 'stranieri', era praticato nei medesimi luoghi fisici, dai medesimi sacerdoti, e, pare, con le stesse identiche pratiche adoperate per il Dio che sarebbe diventato unico (10). Chissà se il nostro mondo è tanto dissimile, quando ci si rifiuta di applicare il termine 'terrorismo' nel caso assai frequente in cui a massacrare civili è lo Stato di Israele?

Chissà se vedrò il giorno in cui detto Stato divenga laico e civile, smettendo di discriminare per razza e religione. Per ora, sarebbe già un passo avanti se rammentasse che, fra i precetti della Torà di cui fa vanto, vi è quello di trattare lo 'straniero' - il residente non ebreo – esattamente come chi fa parte del 'popolo di Israele'. Oggi a ricordare la norma sembrano solo i Rabbini israeliani per i diritti umani (11).

Cordiali saluti

                                  Paola Canarutto

1http://www.google.it/url?q=http://www.biblia.org/index.php/archivio/documenti/doc_download/129-n3-ottobre.html&sa=U&ei=dQyoTpOcFMrY4QSW07n2Dw&ved=0CBIQFjAA&usg=AFQjCNEldiz0jFQc2UPy5uRbCDHSC78-dA

2 Mt 27, 25

3 A. Mello, Evangelo secondo Matteo, Qiqajon, 1995, pp. 475s..

4 G. Weitz, Y Yagna, Haaretz, 26.10.11 (http://www.haaretz.com/news/diplomacy-defense/former-shin-bet-chief-abbas-is-against-terror-but-not-because-he-loves-israel-1.392126)

5 Letter of Resignation from the Jewish People, Tikkun, January/February 2005 (http://www.tikkun.org/article.php/Ollman-letter-of-resignation-from-jews – tradotto in italiano in http://rete-eco.it/it/documenti/35-riflessioni/54-traduzione-di-paola-canarutto.html)

6 v. Esdr. 9, 1s.; Neh. 13, 23s.

7 Ger 7,18; 44,17ss.

8 2Re 23, 4-15

9 Gdc 11, 30-39

10 Ger 32,34; 2Re 23,4.6

11 http://il.linkedin.com/pub/rhr-rabbis-for-human-rights/28/25/253