Politiche palestinesi

Un Carneade dopo Abu Mazen

15 gen 2015

Majid Faraj è poco noto fuori dai Territori Occupati ma è il capo dell’intelligence dell’Anp. Vanta una provata collaborazione con la Cia nello scacchiere mediorientale.

– IL MANIFESTO

Betlemme, 15 gennaio 2015, Nena News - Majid Faraj. Leggendo questo nome avete il diritto di parafrasare la lapidaria battuta di Don Abbondio su Carneade. Già perchè Majid Faraj lo conoscono davvero pochi fuori dai Territori occupati. Ed è sconosciuto persino a un buon numero di palestinesi. Eppure questo nome che non dice molto appartiene all’uomo che più di ogni altro, in questo giorno in cui Abu Mazen celebra (almeno lui) 10 anni di presidenza dell’Autorità nazionale palestinese, metà dei quali oltre il suo mandato ufficiale, appare il più serio candidato a sedersi sulla poltrona palestinese che più conta (si fa per dire) e più scotta. Abu Mazen il prossimo 26 marzo avrà 80 anni e lui stesso ripete di non avere intenzione di ricandidarsi. Ammesso che si tengano nuove elezioni presidenziali in Cisgiordania e Gaza di fronte al riesplodere della tensione tra Fatah, il partito del presidente, e il movimento islamico Hamas.

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When will Palestinians learn? Turning to international law isn’t the answer — just ask America and Israel

05 gen 2015

If Palestine’s request is ‘entirely counterproductive’, what does that make Israel’s slaughtering of civilians last summer?

 The Independent

Roma, 5 gennaio 2015, Nena News – Throw an old dog a bone and sure enough, he’ll go chasing after it. So it is with “Palestine’s” request to join the International Criminal Court. An obvious attempt by Mahmoud Abbas to try Israel for war crimes in Gaza this year, we are told.

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L’ombra di Dahlan sul futuro della Palestina

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 22 dicembre 2014

19.12.2014

Territori Occupati. Riaffiora prepotente lo scontro tra l'ex uomo forte di Fatah e il presidente palestinese. Dahlan lancia attacchi pesanti ad Abu Mazen e porta in piazza migliaia di palestinesi, con l'appoggio indiretto di Hamas. Al Palazzo di Vetro continuano febbrili le trattative per evitare il veto Usa alla risoluzione sullo Stato di Palestina.

Giovedì migliaia di palestinesi sono scesi nelle strade di Gaza inneggiando al loro leader, Mohammed Dahlan, sotto processo in contumacia, urlando slogan contro Abu Mazen. Altre centinaia a Ramallah hanno sfidato le forze di sicurezza dell’Autorità nazionale palestinese scandendo «Abu Mazen traditore», «Abu Mazen dittatore». Parole simili a quelle usate da Dahlan che qualche ora prima aveva attaccato a fondo il suo nemico e presidente palestinese che nel 2011, al termine di uno scontro con pochi precedenti ai vertici di Fatah, era riuscito a buttarlo fuori dal partito e poi a farlo condannare a due anni di carcere per diffamazione e, ora, a farlo processare per corruzione. Mentre i pro Dahlan giovedì sfilavano compatti, il presidente palestinese si affannava a raffreddare i toni dello scontro con gli Stati Uniti. Scontro in corso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu dove l’Amministrazione Obama ha ribadito che userà il veto per bloccare la possibile approvazione della risoluzione palestinese, presentata mercoledì sera dalla Giordania, che prevede un accordo di pace con Israele entro 12 mesi e il completamento del ritiro israeliano dalla Cisgiordania entro il 2017. «La nostra risoluzione ha lo scopo di definire una data per la fine dell’ occupazione israeliana», ha spiegato Abu Mazen due giorni fa. «Siamo favorevoli — ha aggiunto — a una Conferenza internazionale sui negoziati ma questi non devono durare oltre un anno».

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Hamas-Qatar. C’eravamo tanto amati

07 gen 2015

L’emiro Tamim bin Hamad Al Thani ora vuole liberarsi  di Khaled Mashaal, il capo politico di Hamas, che aveva convinto a staccarsi dai “nemici”  Siria e Iran e a trasferirsi a Doha, con promesse per centinaia di milioni di dollari a favore del movimento islamico palestinese. Adesso il Qatar flirta con l’Egitto che reprime i suoi protetti, i Fratelli Musulmani. Hamas torna all’ovile e riallaccia rapporti con Tehran. Israele applaude alla espulsione di Mashaal

– Il Manifesto

Gerusalemme, 7 gennaio 2015, Nena News – Il ricompattarsi delle petromonarchie e il recente riavvicinamento tra il Qatar, sponsor principale dei Fratelli Musulmani, e l’Egitto golpista di Abdel Fattah al Sisi, sta per fare una vittima eccellente. L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, avrebbe ordinato a Khaled Mashaal, capo dell’ufficio politico di Hamas, di lasciare al più presto Doha dove si era trasferito tra il 2011 e il 2012 dopo l’opportunistica decisione del movimento islamico palestinese di lasciare Damasco e di mettere fine alla lunga alleanza con la Siria. Il condizionale è d’obbligo perchè Hamas ha smentito con forza queste notizie. «Queste voci non hanno alcun fondamento, il fratello Khaled Mashaal non sta lasciando Doha», ha protestato Izzat Rishq, braccio destro di Mashaal. A Gaza invece tendono a confermare la notizia. Mashaal, hanno detto al manifesto fonti giornalistiche locali, sta cercando una nuova base nella regione.

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E’ fatta per l’adesione della Palestina alla Corte Penale Internazionale

03 gen 2015

L’ambasciatore palestinese all’Onu Riyad Mansour ha precisato che sarà chiesto un procedimento contro Israele per crimini di guerra a partire dallo scorso 13 giugno. Si attendono ora le sanzioni israeliane e, forse, anche quelle statunitensi contro l’Anp.

Gerusalemme, 3 gennaio 2015, Nena News – Il dado è tratto. L’ambasciatore palestinese al Palazzo di Vetro, Riyad Mansour, ha depositato ieri all’ufficio legale dell’Onu i documenti per accedere a 14 convenzioni e trattati, tra cui lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Il presidente Abu Mazen non è tornato indietro e ha confermato quanto annunciato, e firmato in diretta televisiva, dopo la bocciatura a fine anno, da parte del Consiglio di Sicurezza, della risoluzione palestinese che chiedeva il ritiro entro tre anni di Israele dai territori che ha occupato nel 1967. Mansour ha precisato che lo Stato di Palestina chiede che siano indagati i crimini di guerra commessi da Israele a partire dallo scorso 13 giugno, in particolare a Gaza. Ma, ha aggiunto, non esclude di chiedere che il procedimento venga allargato a tutte e tre le offensive militari che Israele ha lanciato contro Gaza a partire dalla fine del 2008: Piombo Fuso, Colonna di Difesa e Margine Protettivo. Anche la colonizzazione israeliana, ha concluso Mansour, rientra nei crimini di guerra. Il caponegoziatore dell’Olp, Saeb Erekat, ha comunicato che la richiesta di adesione sarà accolta tra 60 giorni.

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