Siria

Richard Falk: un attacco alla Siria contro diritto internazionale

 

INTERVISTA: "L'uso della forza sarebbe stato ed è illegale rispetto al diritto internazionale", dice professore emeritus a Princeton e Rapporteur per i diritti umani sulla Palestina

 

28 settembre 2013

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- Il Manifesto

New York, 28 settembre 2013, Nena News - «Una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu sulla Siria con invocazione del Capitolo VII, che preveda l'uso della forza, vale a dire l'intervento militare di Usa e Francia, come hanno cercato di fare fino all'ultimo momento, sarebbe stato ed è totalmente illegale rispetto al diritto internazionale. Non solo viola i termini dell'accordo raggiunto fra Russia e Stati Uniti per l'eliminazione dell'arsenale chimico siriano, accordo che coinvolge come interlocutore Damasco. Ma costituisce, per il solo fatto di essere "minacciato" un abuso di esercizio di potere che viola i principi fondamentali dello Statuto delle Nazioni Unite». Così Richard Falk (nella foto), professore emeritus di diritto internazionale a Princeton e speciale Rapporteur per i diritti umani sulla Palestina all'Onu, denuncia al manifesto «l'ipocrisia dei leader occidentali».

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Ispettori Onu al lavoro a Damasco

 

Verificheranno, mentre si combatte tra ribelli ed esercito, siti e stoccaggi. Sull'Iran Netanyahu minaccia «Pronti a colpire da soli»

 

2 ottobre 2013

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Roma, 2 ottobre 2013, Nena News - La risoluzione sulla Siria del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, ieri è entrata nella fase operativa. Una squadra di esperti internazionali per il disarmo è arrivata a Damasco per iniziare a lavorare sullo smantellamento dell'arsenale chimico siriano. È una fase delicata. Si vivrà con il pericolo costante delle «inadempienze»: quelle vere che potrebbe commettere il regime siriano e quelle fasulle create per dimostrare «l'inaffidabilità» di Bashar Assad e l'inevitabilità di un intervento militare internazionale.

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Armi chimiche. Obama tiene sempre nascoste le "prove"

 

La guerra fa un passo indietro grazie all'iniziativa russa. Nel frattempo Washington non pubblica le "prove" dell'uso del gas da parte dei siriani. I dubbi dell'agenzia Ap

 

10 settembre 2013

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- Il Manifesto

Roma, 10 settembre 2013, Nena News - L'Amministrazione Obama continua a non rendere pubblica alcuna prova della «colpevolezza» dell'Esercito governativo siriano nell'attacco con gas sarin dello scorso 21 agosto che avrebbe ucciso a Ghouta circa 1.500 civili, tra i quali numerosi bambini. Niente immagini satellitari, né trascrizioni delle comunicazioni tra i militari siriani. Ciò che si è visto finora sono solo foto di cadaveri allineati, avvolti in lenzuola bianche e video che mostrano i feriti colpiti da spasmi e che cercano di riprendere fiato. Certo, ci sono indizi di un attacco però manca la «pistola fumante», la prova vera.

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Militari Usa: non combatteremo per al Qaeda

 

SIRIA. Sul social network "Reddit" sono apparse foto di militari con il volto coperto che proclamano di non volere partecipare all'attacco che sta pianificando Barack Obama

 

8 settembre 2013

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Roma, 8 settembre 2013, Nena News - Sale la protesta anche tra i militari americani contro l'attacco alla Siria che l'Amministrazione Obama si appresterebbe a lanciare nei prossimi giorni. "Non mi schiererò per combattere con i tuoi ribelli di Al Qaida in Siria. Svegliatevi gente", e' scritto sul cartello che, sul social network "Reddit", mostra un soldato Usa che si copre il viso per non farsi riconiscere. "Non mi sono arruolato per uccidere i poveri per i ricchi. No alla guerra in Siria", si legge sul cartello in mostra in un'altra delle foto. "Non mi sono arruolato nei Marine per combattere per conto di Al Qaida nella guerra civile in Siria", è il testo di un altro cartello. Ad Obama non credono tanti americani che restano contrari all'intervento in Siria. Ieri centinaia di persone sono scese in strada a Times Square e davanti alla Casa Bianca. Manifestazioni si sono svolte anche in altre città degli Stati Uniti. «No alla guerra in Siria» e «Giù le mani dalla Siria» era scritto sui cartelloni gialli portati davanti alla Casa Bianca.

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Breaking the silence in Syria

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22.09.13

 

Nachawati says she has the painful impression that when people talk and write about Syrian suffering it is with less anger and less of a sense of solidarity than when writing and talking about Iraq or the Palestinians.

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