“Il Paese del Mare”, la Palestina come la Baghdad medievale

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26 feb 2015

Come per tutti gli scrittori palestinesi, anche per Ahmad Rafiq Awad la Storia influenza in modo preponderante la sua produzione letteraria ed è la protagonista dei suoi romanzi. In questo caso non solo la storia contemporanea è il soggetto preferito, ma anche quella medievale.

Roma, 26 febbraio 2015, Nena News – Il romanzo Il Paese del Mare (Edizioni Q, 2012)  di Ahmad Rafiq Awad, fa parte della letteratura dei Territori Occupati della cosiddetta seconda Intifada ma può essere inserito in qualsiasi momento storico perché le tematiche affrontate sono le stesse che rispondono ad una situazione storico-politica che è identica da sessant’anni.

Il testo si apre con la descrizione di un sogno che il protagonista Ahmad fa all’inizio, quando gli appare Abulfida, cavaliere musulmano, travestito da animale fantastico. Egli lo accompagna sorvolando su tutta la Palestina, osservandola com’è oggi e com’era nel passato.
Sogno e realtà si contrappongono nel romanzo, fantasia e storia per raccontare quella terra sconvolta da continue guerre, esili, occupazioni e umiliazioni. Il personaggio che accompagna Ahmad, come una sorte di Virgilio dantesco, quel Abulfida è un personaggio storico realmente esistito.

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Fu re di Hama, discendente della dinastia degli Ayyubidi, partecipò alla riconquista di Acri nel 1291, quando si concluse l’esperienza crociata sul territorio siro-palestinese. La vita del cavaliere del ‘200 si intreccia con quella del protagonista Ahmad che a sua volta presenta tratti autobiografici dell’autore. Molti episodi sono stati realmente vissuti dallo scrittore: le violenze subite dai soldati israeliani, gli effetti degli accordi di Oslo, la nascita dell’ANP, e le speranze spesso disattese di un possibile riscatto.

Per far coincidere il sogno con la realtà, l’autore fa uso di sbalzi temporali, passando, in modo repentino, dalla Palestina sotto occupazione crociata alla Palestina sotto occupazione sionista, dalle battaglie dei cavalieri musulmani e crociati alle umiliazioni subite dai profughi palestinesi.

Ma non c’è solo la Palestina e Acri nel sogno di Ahmad; c’è l’Iraq durante l’invasione mongola del 1258, c’è il Libano con il campo profughi Rashidiyyah dove appare la figura del vecchio Hassan che racconta la Palestina prima del 1948.

La narrazione attraverso un sogno permette allo scrittore l’inserimento di personaggi reali o di fantasia.La lettura dei fatti storici della Palestina spinge l’autore a lanciare un je accuse all’Occidente, visto come unitario, globale. I crociati e i sionisti sono simili, per concetto e provenienza. Il destino della Palestina viene associato alla distruzione di Baghdad da parte dei mongoli che richiama l’invasione dell’Iraq di oggi da parte degli americani. Non è sotto accusa l’Occidente solo per le sue mire espansionistiche ma anche la sua mentalità e le sue idee, l’ipocrisia dei paesi occidentali che si dicono democratici ma che hanno trasportato solo oppressione e guerre.

Un altro tema importante su cui si articola il romanzo, oltre alla storia e all’attualità è la natura è la descrizione del territorio. La Palestina, come suggerisce il titolo, non è solo il paese delle guerre e delle occupazione, ma è soprattutto il Paese del Mare, quel mare grande di Cesarea per il quale il padre di Ahmad va in estasi. Allo stesso tempo il mare è diventato una leggenda, un mito lontano da raccontare.  Il mare di Haifa, di Acri, di Giaffa e Cesarea non resta che il ricordo per migliaia di palestinesi costretti all’esilio.

La condanna per l’occupazione israeliana diventa condanna a quella società che non rispetta né gli uomini né il territorio. Così per contrastare l’oblio non resta ai palestinesi che il “turath” la tradizione, l’eredità, il patrimonio culturale. Ecco quindi descritti accanto ai melograni, agli ulivi, il contadino palestinese, la “kufiyya”, gli abiti delle donne con i loro sontuosi ricami, i trilli di gioia durante i matrimoni, la “dabka ” l’antica danza. L’autore che viaggia sopra la Palestina sogna la sua terra. E il sogno è fatto di passione e amore.

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Ahmad Rafiq Awad è nato nel 1960 a Ya’bad una cittadina nei pressi di Jenin, da una famiglia di profughi provenienti dalla regione di Cesarea. Vive a Ramallah e insegna presso la facoltà di Scienze Politiche dell’università al-Quds dì Gerusalemme. Saggista ed editore, è autore di opere teatrali e numerosi romanzi apprezzati in tutto il mondo arabo. Nena News

 

http://nena-news.it/il-paese-del-mare-la-palestina-come-baghdad/