Profughi palestinesi

Siria, 21 morti in campo profughi palestinese Yarmuk

 

Colpi di mortaio hanno preso di mira il campo in cui vivono 144mila profughi. Protestano l'Anp a Ramallah e Hamas a Gaza

 

4 agosto 2012

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Roma, 04 agosto 2012, Nena News - È di 21 morti, tra i quali due bambini, il bilancio del bombardamento di mortaio avvenuto tra giovedì e venerdì sul campo profughi palestinese di Yarmuk, alla periferia di Damasco. La guerra civile siriana ora coinvolge anche i campi profughi palestinesi che sino ad oggi avevano fatto il possibile per rimanere fuori dallo scontro tra forze armate governative ed i ribelli armati.

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Libano: bloccata legge sul lavoro palestinese

 

Nuovo stop alla normativa volta a migliorare le condizioni economiche dei rifugiati palestinesi e l'ottenimento di permessi di lavoro fuori dai campi profughi.

 

Rifugiati palestinesi nel campo profughi di Beddawi a Tripoli
Rifugiati palestinesi nel campo profughi di Beddawi a Tripoli

Roma, 29 giugno 2012, Nena News - Non sembrano dover migliorare a breve le condizioni di vita degli oltre 400mila rifugiati palestinesi nei campi profughi libanesi. La legge sul lavoro, approvata dal parlamento di Beirut nell'agosto del 2010 e mai applicata, si scontra oggi con un nuovo stop. A bloccare gli emendamenti alla normativa sull'impiego è il ministro del Lavoro, Salim Jreissati.

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AIPAC dietro legge USA sui rifugiati palestinesi

 

Il senatore americano Mark Kirk ha proposto di riconteggiare il numero di rifugiati palestinesi. Secondo il quotidiano Haaretz ci sarebbe la lunga mano dell'AIPAC

 

martedì 12 giugno 2012

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Beit Sahour 12 Giugno 2012 - Secondo il quotidiano Haaretz, la proposta di legge sul riconteggio dei rifugiati palestinesi, attualmente al vaglio del senato americano, è stata ideata nell'ufficio di Gerusalemme di Einat Wilf (Membro della Knesset), insieme ai rappresentanti dell'AIPAC e dello staff di Mark Kirk (Membro del Senato e sponsor della legge).

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Libano: pochi riguardi per i palestinesi, anche a scuola

 

Tensioni nel Parlamento libanese per l'adozione del testo unico di storia da utilizzare in tutte le scuole. Ogni fazione reclama la propria versione. I Palestinesi, dimenticati o maltrattati dai precedenti testi libanesi, vogliono che la loro storia non venga dimenticata.

 

 

NEWS_42169.jpgRoma, 21 marzo 2012, Nena News. In Libano, si sa, i Palestinesi non sono molto amati. Molte delle sette presenti nel Paese dei Cedri li additano come i responsabili della distruzione del Libano durante la guerra civile (1975-1990). I profughi del 1948, del 1967 e i loro discendenti sono stati accusati in lungo e in largo di aver creato uno Stato nello Stato e di essere la causa delle ripetute invasioni israeliane. In realtà, in pochi riescono ad ammettere che il “problema” palestinese è legato essenzialmente alla demografia e al settarismo, su cui si fonda la politica e la gestione dello Stato libanese. E per questo, da più di sessant’anni sopravvivono come cittadini di serie B in un paese che non li vuole, che vieta loro di svolgere più di 50 mestieri, di acquistare terre e di ottenere la cittadinanza. Anche i libri di storia nelle scuole libanesi ne parlano in modo poco riverente. O, spesso e volentieri, li dimenticano.

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Libano: in viaggio tra i 'disperati' di Bourj el-Barajneh

Osservatorio Iraq, 1 febbraio 2012

DSC_0064_0.JPGI fili della corrente sono praticamente ad altezza d’uomo. Quando piove qui si scatena l’inferno. Alzo gli occhi al cielo. Oggi c’è il sole a Beirut, ma il tempo qui cambia molto velocemente. Muhammad, la nostra guida, ci conduce attraverso strade strettissime, che a volte ci impongono di camminare in fila indiana. Superiamo centinaia di case, più spesso baracche, e piccoli negozi le cui finestre sono decorate con immagini di Hassan Nasrallah, Yasser Arafat e anche di vari personaggi di Hamas. La guerra del 2006 è un ricordo vivo. Muhammad ci dice: non abbiamo combattuto è vero, ma eravamo pronti.

foto di Marco Di Donato (CISIP)

A primo impatto il campo di Bourj el-Barajneh, venti minuti e circa 20 dollari di taxi dalla lussuosa downtown voluta da Rafiq Hariri, sembra uno squallido insieme di case che si reggono ancora in piedi per chissà quale miracolo ingegneristico.

C’è un palazzo al confine fra l’area palestinese e quella occupata dai libanesi. Un palazzo praticamente distrutto per metà, ma la gente ci abita. Qui, a Bourj el-Barajneh, la miseria e la disperazione la respiri ogni istante.

Qualcuno si ferma a parlare con noi: “E’ meglio vivere sotto occupazione che rimanere nel campo”. Guardo il giovane ragazzo e mi dico, mi convinco, che non ho capito bene il suo arabo. Guardo Muhammad chiedendo una spiegazione con gli occhi. Nessuna risposta.

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