Profughi palestinesi

Sabra e Shatila, solitudine della memoria

19 set 2014

32 anni fa il mondo scopriva il massacro di Sabra e Chatila, caduto nel silenzio di un Occidente cieco e sordo quando il carnefice si chiama Israele. Come ogni settembre, il Comitato creato dal nostro Stefano Chiarini, torna a Beirut per non dimenticare e per chiedere che la legalità internazionale valga anche per il popolo palestinese. Un viaggio tra la cruda quotidianità dei campi profughi, specchio della recente devastazione di Gaza.

– Il Manifesto

Beirut, 19 settembre 2014, Nena News – Gaza, Deir Yassin, Sabra e Chatila, Jenin, e ancora Gaza, Qana e decine di altri massacri, crudeli come tutti i massacri e caduti nel silenzio di un Occidente che si copre bocca, occhi e orecchie quando il carnefice è Israele. Una spirale che sembra inarrestabile e che si poggia sull’impunità degli assassini. Nessuna giustizia per queste donne e questi uomini. Appunto da questa profonda ingiustizia ha preso vita, oramai quindici anni fa, il Comitato «Per non dimenticare Sabra e Chatila», creato dalla lungimiranza di un eccezionale giornalista del manifesto, Stefano Chiarini. Da allora ogni anno a settembre una delegazione si reca a Beirut per non dimenticare, e per chiedere che la legalità internazionale valga anche per il popolo palestinese.

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Palestinians fleeing Syria charged $400 per month to rent garages in Beirut

20 set 2014

Palestinian refugees protested in Beirut against the discriminations they are subjected in Lebanon: lack of school, loss of residency permits, forced deportations, ack of support from Unrwa.

 – The Electronic Intifada

Beirut, 20th September 2014, Nena News – On Tuesday, 9 September, Palestinian refugees from Syria descended from across Lebanon to Beirut. They gathered in a group of approximately two hundred to protest outside the UN refugee agency UNHCR’s headquarters in the capital’s Jnah neighborhood. The protest was called by Syria’s Palestinians in Lebanon, an organization that draws attention “to all the humiliation and insults” they are subject to in Lebanon. At the protest, Palestinian refugees described the dire conditions they face in Lebanon.

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LIBANO. Vietato ai palestinesi volare da Damasco a Beirut

02 lug 2014

Nuova misura restrittiva contro i rifugiati palestinesi in fuga dal conflitto siriano: il paese dei Cedri minaccia di multa le compagnie aeree che faranno salire i profughi. La condanna di Amnesty.

Gerusalemme, 2 luglio 2014, Nena News – Vietato ai rifugiati palestinesi in Siria atterrare all’aeroporto di Beirut. Da due mesi il paese dei Cedri lavora di buona lena per chiudere le porte alla popolazione palestinese profuga e in fuga dalla guerra civile siriana (che troppo spesso ha avuto come target proprio i campi profughi palestinesi: l’esempio di Yarmouk è il più drammatico, centinaia di persone morte di fame a causa dell’assedio del campo). La novità è un documento emesso dal capo dell’ufficio degli aeroporti della Sicurezza Generale libanese e inviato alle compagnie aeree di tutto il mondo perché non facciano salire su voli diretti a Beirut rifugiati palestinesi provenienti dalla Siria, pena una sanzione pecuniaria. In realtà il comunicato risale al 3 maggio scorso, inserendosi così in una serie di misure prese in quel periodo dal Ministero degli Interni per impedire l’ingresso di palestinesi nel paese.

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“Ritorno ad Haifa”, umanità e resistenza

01 giu 2014

In questo romanzo degli anni 60, Ghassan Kanafani, icona della cultura palestinese,  non parla solo della catastrofe che ha colpito il suo popolo, ma ci racconta di due diaspore: quella ebraica e quella palestinese.

Roma, 1 giugno 2014, Nena News – “Ritorno ad Haifa” di Ghassan Kanafani si inserisce pienamente nella “letteratura della resistenza”, anzi proprio il suo autore è il primo a parlarne quando nel 1967 scrisse  <La Letteratura della Resistenza nella Palestina Occupata> in cui sottolineava il valore politico e letterario dei grandi poeti palestinesi a lui contemporaneo.

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I profughi di Dheisheh a papa Francesco: “Vogliamo essere liberi”

24 mag 2014

Il pontefice , dopo la messa a Betlemme, incontrerà a Dheisheh i bambini palestinesi di tre campi profughi. Un gesto importante ma i rifugiati chiedono che non resti solo simbolico. I palestinesi vogliono la realizzazione dei loro diritti.

 – Il Manifesto

Dheisheh (Betlemme), 24 maggio 2014, Nena News – «Entra, entra, stiamo preparando i regali per papa Francesco». Khaled Sehfi corre da una stanza all’altra.  «Sono ricami, fatti dalle donne del nostro campo. Siamo sicuri che li apprezzerà molto», ci dice, lanciando uno sguardo alla telecamera dell’agenzia americana Aptn che riprende tutto. Siamo nella sede del centro sociale Ibdaa, nella zona più alta del campo profughi di Dheisheh, tre-quattro km a sud di Betlemme. Una donna ci mostra un copricuscino, lavorato a mano, dove è stato ricamato il nome del papa assieme a quelli di Nelson Mandela e Martin Luther King. «Ci stiamo lavorando da un bel po’ di giorni, vogliamo che (il pontefice) resti contento, ci teniamo a fare bella figura», aggiunge Khaled. E’ un evento eccezionale per Dheisheh, campo per rifugiati molto noto, una roccaforte per lungo tempo della sinistra palestinese e protagonista della prima Intifada (1987-93) contro l’occupazione israeliana.

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