Riattivare il comune: le iniziative di Campus in Camps

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Programma educativo sperimentale in Palestina, coinvolge undici partecipanti provenienti dai campi profughi della Cisgiordania.

 

19 luglio 2013 09:08

Il campo profughi di Dheisha a Betlemme
Il campo profughi di Dheisha a Betlemme

Lavoro Culturale

Campo profughi di Dheisha, 19 luglio 2013, Nena News - Prossimi al traguardo biennale di Campus in Camps, per i partecipanti è maturato il tempo di attivare processi in grado di coinvolgere le rispettive comunità nei campi profughi. Il secondo anno del programma sperimentale si è infatti edificato attorno al principio che, a seguito di un primo percorso di strutturazione teorica e investigativa (2012) i giovani rifugiati palestinesi che vi hanno preso parte fossero messi nelle condizioni di gettare le basi e concretizzare ricerche e progetti innovativi; questo in un contesto politico che rivendica un rinnovamento rispetto al modo in cui viene storicamente osservato e agito (ovvero recipienti di miseria e di interventi umanitari), ma soprattutto per liberarne l'ispiratrice (e fin'ora in gran parte inesplorata) vivacità politica, progettuale e intellettuale, senza normalizzarne lo status di eccezionalità.

Dopo oltre sessantacinque anni, i campi profughi palestinesi non sono più composti da tende. Presentano una dimensione fisica e relazionale completamente originale, emersa dalle urgenze e dalla creatività dei suoi abitanti; sovrapponendosi, trasformando e includendo progressivamente e non linearmente gli interventi di UNRWA (l'Agenzia delle Nazioni Unite attivata dal 1948 per far fronte all'emergenza dei profughi palestinesi). Le pratiche spaziali prendono la forma di rituali e realizzazioni architettoniche, espressione tanto di ribellione quanto di necessari adattamenti al presente, oscillando tra soluzioni pragmatiche e creative, in uno spazio fisicamente congestionato che talvolta sembra celebrare in modo visionario un passato idealizzato. Queste soluzioni, più o meno inconsciamente, provengono dalla volontà di riprodurre le qualità intrinseche e le caratteristiche dei villaggi d'origine, tenaci e spontanei tentativi di preservare la memoria. Obiettivo di Campus in Camps è investigare e imparare da tali proposte, forme concrete di un urbanesimo senza riconoscibili pianificatori, tuttavia in grado di costruire uno specifico lessico spaziale, composto da elementi differenti e talvolta non integrati.

La formula delle iniziative viene proposta per superare i limiti cognitivi e operativi di progetti preconfezionati, lontani dallo stato di eccezione dei campi profughi e dall'esperienza degli abitanti: seguito naturale di un primo anno dedicato alla decostruzione e ridefinizione di forme di conoscenza alienanti (un metodo definito un-learning). Non è raro infatti incontrare in tali contesti d'emergenza, come lo è la Palestina e in particolare i campi profughi, il proliferare di progetti di sviluppo che incorporano non solo un'idea puramente assistenziale ma soprattutto fondati su principi e dinamiche culturali esogene, appartenenti ai Paesi da cui provengono finanziamenti e orientamenti progettuali. Gli effetti di tale approccio possono essere devastanti e duraturi perché, innanzitutto, ignorano i saperi locali (indebolendone, se non la trasmissione nel tempo, il reale sviluppo stesso) e radicandone di alieni, soprattutto quando la priorità consiste nel produrre report e interventi a misura di protocolli istituzionali orientati al controllo.

Le iniziative indicano pertanto una prassi aperta, inclusiva e progressiva verso la forma più strutturata e decisiva dei progetti a venire. In questo modo è possibile plasmare una visione che matura nel tempo, dando spazio al confronto con una molteplicità di soggetti, all'intuizione e ai tentativi sul campo; utilizzando interviste, indagini visive, scrittura, confronti di gruppo e il camminare come pratiche propositive di conoscenza, attraverso passaggi graduali o inaspettate scoperte (un metodo definito communal learning) come risulta testimoniato nei Collective Dictionary. 

Il 18 giugno 2013 sono state presentate nel giardino di Al-Feniq Cultural Center (campo profughi di Dheisheh, Betlemme, dove il programma ha sede) nove iniziative. Queste sono articolate su altrettanti luoghi, emersi da dibattiti collettivi e collocati in prossimità dei campi di provenienza dei partecipanti (Arroub, Beit Jebrin, Dheisheh e Fawwar). Oggetto di prime ricognizioni, azioni esplorative e riflessioni teoriche, sono raccolte nella collana Into the Common il cui esito è specchio della "grammatica spaziale" esistente e potenziale che i rifugiati e il Camp Improvement Programme di UNRWA hanno contribuito a sedimentare e proiettare nel futuro.

Qui sotto, a scopo introduttivo, l'iniziativa che riguarda proprio il luogo della presentazione: THE GARDEN: Making place. Ogni luogo/iniziativa è accompagnato nel titolo da un'azione che ne rafforza l'intento. "Fare luogo" (trad.) sintetizza tanto la restituzione, diffusione storica degli eventi che hanno contribuito a rendere Al-Feniq e il suo giardino un punto di riferimento sociale e critico, quanto una proposta programmatica complessa e integrata di dimensioni progettuali da affrontare con il supporto della comunità, di nuovi soggetti creativi e di professionalità coinvolte per riattivare la percezione di un bene comune parzialmente compromessa.

Clicca qui per conoscere l'intero progetto. 

Le nove pubblicazioni più un piccolo volume che introduce, riassume e cuce assieme il percorso del programma sono a disposizione per la lettura on-line e il download :

00 - Campus in Camps 
01 - THE GARDEN: Making place (Aysar Al-Saifi, Qussay Abu-Aker, Naba' Al-Assi, Murad Odeh) 
02 - THE SQUARE: Learning in the common place (Nida' Hamouz, Ayat Al-Turshan)
 
03 - THE BRIDGE: Challenging perception (Ahmad Al-Lahham, Aysar Al-Saifi, Isshaq Al-Barbary, Qussay Abu-Aker) 
04 - THE POOL: Re-activating connections (Saleh Khannah, Ala' Al-Homouz) 
05 - THE SUBURB: Transgressing boundaries (Ahmad Al-Lahham, Qussay Abu-Aker)
 
06 - THE PATHWAYS: Reframing narration (Aysar Al-Saifi, Murad Odeh) 
07 - THE STADIUM: Sustaining relations (Bisan Al-Jaffarri)
 
08 - THE MUNICIPALITY: Experiments in urbanity (Naba' Al-Assi) 
09 - THE UNBUILT: Regenerating spaces (Ahmad Al-Lahham, Aysar Al-Saifi, Isshaq Al-Barbary, Qussay Abu-Aker) 

Dopo la presentazione di giugno, ogni iniziativa viene singolarmente affrontata a Campus in Camps invitando a confrontarsi e a collaborare per l'implementazione nuovi possibili partner, operatori e un pubblico interessato, come già avvenuto con i primi appuntamenti per The Garden (11 luglio 2013) e The Square (18 luglio 2013).

Un panorama sempre più ampio nel mondo indaga e sperimenta nuovi modelli di apprendimento e coinvolgimento sociale. Nelle parole del Direttore del programma, Alessandro Petti,"Campus in Camps non segue ne propone un modello, ma piuttosto uno spazio pubblico di formazione". Uno spazio che, pur nella sua specificità, rappresenta tuttavia un'esperienza fortemente ispiratrice e intrigante per comprendere come sia possibile costruire innovazione e restituire pensabilità al futuro della formazione, dello spazio pubblico e del comune.

 

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=81581