A Beirut palestinesi e libanesi nel nome di Stefano Chiarini

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il Manifesto, 21.09.2013

SABRA E SHATILA

Ancora una volta nel nome di Stefano Chiarini e del ricordo del massacro compiuto a Sabra e Chatila si sono ritrovate ieri a Beirut tutte le componenti del frastagliato universo palestinese per rinnovare la promessa di «non dimenticare». Un colpo d'occhio che smentiva molti luoghi comuni, nella stessa sala sedevano, insieme alle delegazioni internazionali, ai familiari delle vittime e alla gente dei campi, esponenti di Fatah accanto a quelli di Hamas, il Fronte popolare (Fplp) con la Jihad e così via... Una bella manifestazione, conclusa con un corteo nel sacrario costruito nel luogo dove in quei terribili giorni del 1982 furono sepolte gran parte delle vittime del massacro. Luogo per il quale tanto lottò Stefano Chiarini nell'ostinata battaglia - alla fine vinta - contro vecchie e nuove speculazioni e tentativi di rimozione storica.

Ospite d'onore il «Comitato per non dimenticare Sabra e Shatila» e, indirettamente, il giornale il manifesto, qui conosciuto e stimato per il lavoro svolto ieri da Stefano e portato avanti oggi da Michele Giorgio. Il Comitato si è recato a Beirut per una settimana di incontri, tutti sul tema del diritto al ritorno e della richiesta di diritti per i rifugiati palestinesi che da decenni vivono in Libano. Tante erano anche quest'anno le città rappresentate dentro la delegazione italiana, da Biella a Ravenna, passando per Torino, Firenze Modena, Cecina, Ferrara, Bologna, Roma, Napoli... E tante le esperienze di lotta, fra tutte quelle di quanti da anni uniscono l'impegno per contrastare la Tav in Val di Susa con un certosino lavoro di solidarietà e di supporto alla causa palestinese.
Il sindaco della municipalità di Ghobeiry Said, Mohammad al Kamsa, ha rinnovato con forza l'impegno della resistenza libanese a sostenere la causa «dei fratelli palestinesi», per concludere con la dolorosa ammissione che ancora girano per il Libano, impuniti, alcuni autori di quella strage. Ha poi portato il saluto l'ambasciatore palestinese a Beirut, Ashraf Dabbur, al quale va sicuramente parte del merito - da dividersi con Kassem Aina - di essere riuscito a ricomporre per l'iniziativa le forze palestinesi pienamente dal rappresentate dal suo discorso sulle difficoltà e le speranze del popolo palestinese. Di rilievo anche il saluto del rappresentante di Hezbollah che ha messo in guardia chiunque avesse intenzione di sfruttare la vicina crisi siriana per sottomettere la resistenza libanese, con chiaro riferimento ad una possibile aggressione alla Siria. Per la delegazione italiana è intervenuto, simbolicamente, Bassam Saleh, esponente di primo piano delle comunità palestinesi in Italia, che ha ricordato fra l'altro la straordinaria figura di Sandro Pertini che 31 anni fa denunciò Sharon come complice di quel crimine.
Infine due importanti momenti: l'incontro con i familiari delle vittime, rinnovando un legame di affetto e stima reciproca, e la visita alla sede dell'Unrwa in solidarietà alla protesta in atto da giorni dei cittadini del campo di Nahar El Bared, per appoggiare la richiesta di queste donne e questi uomini di non considerare chiusa la vicenda del campo alle porte di Tripoli. L'agenzia dell'Onu, infatti, da settimane ha dichiarata finita l'emergenza Nahar El Bared, spostando su altro l'attenzione, magari - come sussurra qualcuno - per rinviare all'infinito la ricostruzione del campo.

 

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