EGITTO. Uccisi 5 miliziani islamisti. Riapre il valico di Rafah

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22 dic 2014

In scontri a Sharqiya, l’esercito uccide membri di Ansar Beit al-Maqdis. Il Cairo apre la frontiera con Gaza per tre giorni, ma le politiche repressive contro la Striscia non cessano

Roma, 22 dicembre 2014, Nena News – La crociata del presidente egiziano al-Sisi contro i movimenti islamisti prosegue: ieri durante scontri nel Delta del Nilo, nella provincia di Sharqiya, le forze militari del Cairo hanno ucciso cinque miliziani di Ansar Beit al-Maqdis, organizzazione islamista di recente affiliatisi allo Stato Islamico di al-Baghdadi.

“Si è verificato uno scontro a fuoco, dopo che i miliziani hanno sparato contro le forze di sicurezza” che avevano compiuto un raid in una fattoria dove il gruppo stava preparando esplosivi, dice il Ministero degli Interni – Gli scontri hanno provocato la morte di cinque membri della cellula terroristica e un poliziotto è stato ferito”. Tra gli uccisi anche Mouaz Ibrahim Abdel Rahamn, figlio del leader di Ansar Beit al-Maqdis, Ibrahim Abdel Rahman, detenuto in una prigione egiziana.

Teatro del raid di nuovo il delta del Nilo, zona presa di mira dall’esercito egiziano che intende ripulirla dalla presenza di miliziani islamisti, insieme alla penisola del Sinai, dove le tensioni sono esplose a seguito del colpo di Stato militare del 3 luglio 2013, con il quale l’allora capo dell’esercito al-Sisi depose il presidente eletto Mohammed Morsi, leader della Fratellanza Musulmana. Da allora il movimento – insieme ad altri gruppi islamisti e qaedisti – è diventato il target della repressione statale: un migliaio di suoi membri sono stati condannati a morte, centinaia sono in prigione, l’associazione è stata bandita per legge e ogni sua proprietà è stata confiscata dalle autorità del Cairo.

Una politica che al-Sisi non applica solo all’interno, ma anche all’esterno: a ovest, dove è intervenuto con bombardamenti contro Bengasi, in Libia, a sostegno dell’ex generale Haftar e del governo laico di Tobruk; e a est, dove a pagare le spese della campagna anti-islamista è la Striscia di Gaza. Dopo aver accusato il nemico Hamas – braccio della Fratellanza in Palestina – di inviare uomini e armi in Sinai, al-Sisi ha ordinato la distruzione di oltre mille tunnel, unico strumento di sopravvivenza per la popolazione gazawi sotto assedio israeliano, la demolizione delle case egiziane al confine di Rafah per la creazione di una zona cuscinetto e la chiusura a tempo indeterminato del valico di Rafah a partire dal 25 ottobre.

Soltanto pochi giorni fa Il Cairo ha ordinato l’apertura del confine per permettere a migliaia di gazawi di rientrare nella Striscia. Ieri ha invece aperto la frontiera per coloro che da Gaza devono uscire. Sono 35mila i residenti con regolare permesso di uscire che attendono da mesi la riapertura: ieri ne sono passati circa 200, per lo più malati e uomini di affari. Restano dentro studenti e chi ha un visto per fare visita a paesi europei, nella speranza che Rafah resti aperta ancora qualche altro giorno.

Ieri erano centinaia le persone affollatesi al valico per tentare di attraversare, una sull’altra a cercare di consegnare i propri documenti agli ufficiali di frontiera. Solo 200 sono però riusciti a uscire. Sono stati invece liberati ieri dal carcere di El-Arish, in Sinai, 51 palestinesi catturati dall’esercito egiziano mentre tentavano di salire a bordo di barconi, destinazione l’Europa. Il capo della comunità palestinese in Sinai, Kamal al-Khatib, ha fatto sapere che sono state pagate le multe per 24 prigionieri e che tutti stanno aspettando ora gli ordini di deportazione per poter rientrare a Gaza via Rafah.

Durante l’attacco israeliano contro la Striscia della scorsa estate, “Margine Protettivo”, nel quale sono morti 2.200 palestinesi e Gaza ha assistito a una violenza e una distruzione senza precedenti, al-Sisi ha lavorato per piegare la resistenza palestinese, in particolare il movimento di Hamas, impendendo alla popolazione disperata di uscire tramite l’Egitto. Rafah è stato aperto per permettere il passaggio di poche decine di feriti gravi, mentre nelle stanze dei bottoni egiziane i vertici dialogavano con Israele e la comunità internazionale per costringere Hamas a firmare un accordo di cessate il fuoco fine a se stesso. Riuscendoci: dopo 51 giorni di attacco, Gaza non ha ottenuto nulla e al-Sisi ha raggiunto il suo obiettivo, indebolire ulteriormente la Fratellanza e isolare Hamas a livello regionale. Nena News

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