Dossier

Siria, flotta russa ormeggiata a Tartus


L’arrivo delle navi da guerra russe conferma che Mosca non ha alcuna intenzione di abbandonare Bashar Assad. La Lega araba non richiede aiuto Onu, critica regime ma anche opposizioni


flotta russa
flotta russa
Roma, 09 gennaio 2012, Nena News (nella foto la portaerei “Admiral Kunetsov”)  – Una intera flotta russa è ormeggiata da ieri nella base navale siriana di Tartus, in Siria. La flotta comprende navi, sottomarini, jet ed elicotteri da combattimento. La Russia dispone di una base navale al largo del porto di Tartus ed è il principale fornitore di armi della Siria.

Guidata dalla portaerei “Admiral Kunetsov” la flotta rimarrà per sei giorni nelle acque territoriali siriane e la sua presenza conferma che la linea di Mosca verso il presidente siriano Bashar Assad non cambia. La Russia sostiene che la crisi interna siriana va risolta sulla base di un compromesso politico tra il regime e le opposizioni e non attraverso la caduta di Assad. Anche per questa ragione la Russia difficilmente darà il via libera in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu a quell’azione militare internazionale (Nato), sul modello libico, che il Consiglio nazionale siriano  (Cns)– che racchiude parecchie delle forze  antiregime – e il cosiddetto Esercito libero siriano – formato da militari disertori – invocano da tempo in modo aperto.
Contrario ad intervento militare straniero rimane Haytham al Manna, leader del Comitato di Coordinamento nazionale (Ccn). Manna all’inizio dell’anno ha avuto colloqui con Burhan Ghalion, capo del Cns e punto di riferimento principale di Francia e Stati Uniti. Secondo i media locali Manna avrebbe convinto Ghalion a rinunciare all’intervento straniero in Siria. Questa intesa riferita dai mezzi d’informazione però non ha trovato riscontro dato che il leader del Cns continua ad invocare una operazione internazionale in Siria così come chiedono i suoi padrini politici francesi.

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Libia: sul'orlo di una nuova guerra civile


Mario Monti si prepara a visitare una Libia che appare vicina a sprofondare nel baratro di un nuovo conflitto armato. Dettano legge le milizie.


Libia-ribelli
Libia-ribelli
Roma, 07 gennaio 2012, Nena News – Dopo Bruxelles e Parigi, la prima capitale straniera che Mario Monti visiterà sarà, tra due settimane, Tripoli. Al primo posto ci sono i contratti dell’Eni, che il nuovo potere libico minaccia di «rivedere». Ma resta ancora in ballo il Trattato d’amicizia, riattivato già con la visita del presidente del Cnt Mustafa Abdel Jalil in Italia a metà dicembre, e che ora Monti confermerà. Il Trattato, sottoscritto da Berlusconi e Gheddafi nel 2008 a Bengasi, riconosce i misfatti coloniali italiani attraverso il risarcimento di 5 miliardi di dollari distribuiti in 20 anni, da impiegare nella costruzione di una mega-litoranea. Ora poi si presenta – mentre accorrono in Libia ministri francesi e anche quelli della Germania che non ha partecipato alla guerra – l’affare della ricostruzione di quello che la guerra civile e i bombardamenti della Nato hanno distrutto. Ricostruzione che, secondo l’Economist, darà alla Libia nel 2012 un «rimbalzo» eccezionale con un tasso di crescita del 25%. Per i nuovi affari l’Italia farà contare, in perfetta continuità con il governo Berlusconi, il peso rilevante della sua iniziativa militare nella guerra. Ma dietro c’è ancora la vicenda sporca interna al Trattato, cioè l’impegno del nuovo governo libico a «contenere» – con i campi di concentramento come faceva Gheddafi e con il pattugliamento a mare e sui confini interni – l’immigrazione dei disperati in fuga dalla miseria e dalle guerre dell’Africa dell’interno. Il Cnt e Jalil hanno già dato ampie rassicurazioni a proposito. Solo a parole, purtroppo, il ministro della cooperazione Riccardi ha detto che l’Italia avrebbe «rivisto» il Trattato.

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Results

Representatives of
The Israeli government
Met this week with
The Palestinians.
Results: None.

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Vittorio, delusione per andamento processo


Il processo che prometteva verità e giustizia in tempi rapidi sembra impantanarsi. Nuovi particolari emergono dalle confessioni degli imputati Vittorio è stato pedinato per due mesi. A ucciderlo sono stati in tre.


vittorio BN
vittorio BN
Gaza, 06 febbraio 2011, Nena News – Ha un limite la comprensione per i problemi e le difficoltà che a Gaza attraversa il sistema giudiziario. Non è accettabile quanto è accaduto ieri alla Corte militare della Striscia dove da quattro mesi è in corso il processo agli imputati per il sequestro e l’assassinio di Vittorio Arrigoni compiuti lo scorso aprile a Gaza da una sedicente cellula salafita.

Le indiscrezioni annunciavano un’udienza di particolare importanza. Speravamo perciò di assistere ad un dibattimento concreto, sui motivi di un sequestro e di un assassinio che hanno generato forte sdegno a Gaza e in Italia. Vittorio era un amico dei palestinesi, era impegnato a diffondere informazioni dettagliate e continue sulla condizione di Gaza e a cercare di proteggere, con la sua presenza nelle aree a rischio, contadini e pescatori (i più danneggiati dalle misure nei confronti di Gaza che attuano le autorità militari israeliane). Ma ieri le cose sono andate nella direzione opposta a quella sperata. L’ultima udienza è stata la più breve delle nove che si sono svolte dallo scorso 8 settembre ad oggi ed anche la più inutile e, per certi versi, paradossale.

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Israeli students to get $2,000 to spread state propaganda on Facebook

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January 5, 2012

 

Ali Abunimah writes: The National Union of Israeli Students (NUIS) has become a full-time partner in the Israeli government’s efforts to spread its propaganda online and on college campuses around the world.

NUIS has launched a program to pay Israeli university students $2,000 to spread pro-Israel propaganda online for 5 hours per week from the “comfort of home.”

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