Dossier

Damasco, senza turisti, fra proteste e crisi economica

Il Manifesto, 30 Dicembre 2011

Attesa per la missione della Lega araba

A Damasco, soli 150 km da Homs, roccaforte delle proteste, in apparenza la vita scorre come sempre, c'è traffico nelle strade, i negozi sono aperti. Ma l'atmosfera è più tesa e cupa della scorsa estate. Anche se nel centro della città non ci sono state manifestazioni di protesta contro il regime di Bashar al Assad, a causa soprattutto della visibile presenza e del controllo dei servizi di sicurezza (mukhabarat) dicono gli attivisti, le proteste e la conseguente repressione hanno interessato interi quartieri - anche centrali come quello di Midan. Episodi di protesta sono diffusi, come cortei improvvisati all'università e nelle scuole. Dopo 9 mesi di proteste e repressione si vedono pochi sorrisi, piuttosto un'aria depressa e preoccupata. La crisi ormai è innegabile, anche se la sua lettura può essere opposta in una società sempre più polarizzata. 

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Le manovre di Hamid Karzai per creare una società civile asservita al suo governo

Il Manifesto 30 Dicembre 2011

AFGHANISTAN - Silurati operatori indipendenti della Commissione per i diritti umani

Anche in Afghanistan, come in Italia, dietro le nomine dei «tecnici» si nascondono scelte politiche. Qui si tratta della Afghanistan Indipendent Human Rights Commission (Aihrc), l'ente indipendente ma riconosciuto dal governo a cui è affidato il monitoraggio dei diritti umani nel paese. Giorni fa il presidente Karzai ha deciso di non rinnovare l'incarico a tre membri della commissione, due dei quali, Fahim Hakim e Nader Nadery, stimati per l'onestà e l'autonomia del loro operato. A sostituirli, due uomini e una donna conosciuti finora solo per l'affiliazione governativa.

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Israele si prepara a passare 70.000 palestinesi di Gerusalemme alle carte d’identità della West Bank

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 1 Gennaio 2012

Mondoweiss.net
28.12.2011

Questa settimana, il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat ha annunciato progetti di revoca delle carte di identità a 70.000 abitanti di Gerusalemme, trasferendoli all’amministrazione civile della West Bank. Anche se non si tratta di uno spostamento fisico, questa revoca delle carte di identità rappresenterà la più ampia rimozione di massa dei diritti di cittadinanza dal 1967, la Naksa o "sconfitta" palestinese. I palestinesi che nel '67 erano stati costretti all’esilio come profughi o che si trovavano in viaggio all’estero erano stati spogliati dei loro documenti di identità palestinesi.
                                        silwan_protest                      Abitanti di Silwan, che ora devono far fronte al 'transfer' nella West Bank

Quelli dei quartieri di Gerusalemme Est come Silwan, il cui status di residenti verrà revocato, sono già annessi geograficamente alla "Gerusalemme più grande" dal muro di sicurezza. Il suo percorso recide Silwan dagli altri quartieri palestinesi di Gerusalemme Est che si trovano ad est del muro e ad ovest della colonia di Ma’ale Adumim.

Il 23 dicembre, il giornalista di Ha’aretz Nir Hassan ha riportato che il togliere le carte di identità di Gerusalemme coincide con l’inaugurazione di un nuovo enorme checkpoint nel quartiere di Shuafat a Gerusalemme Est ed il riprendere la costruzione di una strada per coloni che collega Gerusalemme con Ma’ale Adumim. Il completamento della costruzione, connesso al nuovo checkpoint, taglierebbe in pratica la West Bank a metà – e completerebbe l’annessione fisica di Gerusalemme est.

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Corsa al gas levantino, Libano indietro


A Beirut spetterebbe una fetta del giacimento Leviathan ma fa fatica a trovare una propria strategia energetica. A causa del conflitto con Israele e della sua composizione politica interna.


caridi
caridi
Roma, 23 dicembre 2011, Nena-News. E così, anche Afrodite contiene moltissimo gas fossile. Secondo quanto rivelato ieri dal quotidiano cipriota Politis, il giacimento in questione –circa 60 km a sud  di Cipro- sarebbe uguale o più grande del Leviathan, trovato dalla compagnia Noble lo scorso giugno a 130 km nord-ovest dalla città di Haifa. Israele, che si è accaparrato lo sfruttamento del Leviathan nonostante parte del bacino si trovi in acque libanesi e siriane, conta di assicurarsi l’autonomia energetica per almeno 20 anni. Altrettanto farà Cipro che, oltre a escludere dallo sfruttamento la repubblica di Cipro Nord e la Turchia, pianifica di esportare il suo tesoro verso i mercati europei. Resta indietro il Libano, cui in teoria spetterebbe una fetta di Leviathan, ma che in realtà fa fatica a trovare una propria strategia energetica. Colpa delle sue relazioni con Israele, ma anche della sua composizione interna.

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Separazione economica sotto controllo israeliano


Il panorama politico israeliano ha al suo interno partiti e correnti con diversi approcci alla colonizzazione dei territori palestinesi. Queste differenze hanno conseguenze economiche non trascurabili.


Lavoratori-palestinesi
Lavoratori-palestinesi
Gerusalemme, 02 gennaio 2012,  Nena News (foto dal sito dell’Alternative information center) – Il panorama politico israeliano è dominato dai partiti sionisti, che concordano sul concetto di uno Stato ebraico, ma non sul livello di restrizioni che lo Stato deve imporre ai non ebrei all’interno del suo territorio o entro quelli che saranno i suoi confini ultimi.

I cittadini palestinesi di Israele

I cittadini palestinesi di Israele, attualmente il 20% circa dell’intera popolazione israeliana, sono stati sottoposti alla legge marziale dal 1948 al 1966. Le autorita’ di governo chiusero agli ebrei di non acquistare i  prodotti palestinesi nè di far uso di  forza-lavoro palestinese, perciò lo sfruttamento della forza-lavoro palestinese in quel lungo periodo è stata minima. Non solo la maggior parte delle  terre è stata espropriata, ma anche gli stessi palestinesi sono stati tenuti ai margini dell’economia israeliana e costretti a sviluppare un’economia di nicchia.

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