Dossier

West Bank theatre founder wanted by Israel after amnesty deal revoked

the Guardian, 1 January 2012


Former militant Zakaria Zubeidi co-founded Jenin's Freedom theatre with Juliano Mer Khamis, who was murdered in April


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Zakaria Zubeidi, pictured in 2004, was previously a leader of the al-Aqsa Martyrs Brigade in Jenin. Photograph: Saif Dahlah/AFP

A former Palestinian militant who renounced violence in favour of "cultural resistance" is in custody after Israel apparently revoked an amnesty deal, in a move seen by his associates as part of a campaign of harassment against a radical West Bank theatre.

È nato l'evento...

4 gennaio 2011

... MAI PIU’ OMSA

La decisione è stata comunicata brutalmente, via fax, alla vigilia del Capodanno: la Omsa chiude lo stabilimento di Faenza per riaprirlo in Serbia. 239 lavoratrici a casa. Eppure la Omsa non è in crisi, produce e vende tantissimo. Ma in Serbia, forse, può sfruttare meglio chi lavora. La proprietà ha agito sotto banco, mettendo tutti di fronte al fatto compiuto, mentre ancora si discuteva sul futuro dello stabilimento e di come assicurare alle operaie continuità lavorativa. Niente da fare: il signor Nerino Grassi, che per decenni ha fatto la sua fortuna sfruttando il lavoro delle donne di Faenza e il marchio made in Italy, non ne vuole proprio sapere. Abbandonare il Paese in un momento di crisi, lasciando sul lastrico centinaia di famiglie, è un atto imperdonabile. Alla vigilia del Capodanno, abbiamo lanciato  un invito a scrivere un messaggio sulla bacheca Facebook della Omsa. Migliaia i messaggi di protesta hanno costretto la Omsa a rispondere: “Abbiamo preso in considerazione il vostro punto di vista e abbiamo conversato con voi più volte riguardo a tali avvenimenti. Rimaniamo aperti alla discussione, ma per una serena convivenza di chi utilizza la nostra community per altri scopi i commenti off topic o con un linguaggio scorretto verranno moderati”.

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Natale 2011

il Manifesto, 24.12.2011

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Il salario della paura

il Manifesto, 24.12.2011

Camera e Senato hanno approvato la manovra «salva Italia», ma le analisi sullo stato reale del nostro Paese ci dicono che la «salvezza» si allontana. Siamo in recessione e ci resteremo ancora. Gli ultimi dati dell'Istat mostrano come a un incremento delle retribuzioni (su base annua) dell'1,5% (la crescita tendenziale più bassa dal 1910) ha corrisposto un aumento dell'inflazione pari al 3,3%. Questi dati ci dicono che c'è una riduzione del potere d'acquisto dei salari e quindi che siamo di fronte a un calo dei consumi e della domanda complessiva. I lavoratori salariati sono più poveri, ma anche le imprese di produzione e di commercio subiranno un calo nelle vendite dei loro prodotti. L'Istat ci dice che siamo al divario salari-prezzi più alto dal 1977. Salari così mettono paura per l'avvenire.

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La crescita dell'ingiustizia

il Manifesto, 30.12.2011

Chissà quanti italiani poveri avranno ascoltato la conferenza stampa del presidente Monti. Il 25% della nostra popolazione che vive una condizione di esclusione sociale o di povertà, ha un sacco di tempo libero da passare davanti alla tv. Disoccupati, precari, cassintegrati, in mobilità, lavoratori sommersi e al nero, costretti a vivere dentro una porta girevole, oggi lavoro e mangio, domani è un altro giorno. La fase due non esiste, ha detto Monti, era già dentro la fase uno. Diciamo che è sinergica alla fase uno. Diciamo che la crescita era nella stangata votata da una maggioranza «bulgara», ma noi non ce n'eravamo accorti. Cos'altro ha detto il presidente alla conferenza stampa di fine anno? A chiunque gli chiedesse del mercato del lavoro o della Libia, dell'accordo con la Svizzera o dell'evasione fiscale, la risposta era sempre la stessa: «Sto studiando il dossier», dunque «ci stiamo lavorando».

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