Dossier

JDL and far-right parties find common ground

Al Jazeera, 29 Dec 2011

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The Israeli and British flags are often flown side-by-side at English Defence League protests [GALLO/GETTY]

 

Right-wing movements previously associated with anti-Semitic and neo-Nazi ideologies are increasingly opting for a surprising tactic to garner legitimacy within mainstream politics: Forging alliances with extremist Jewish organisations under the banner of fighting "Islamisation".

Egitto: parla Alaa Abd El-Fatteh, la rivoluzione non è finita


Incarcerato per aver criticato la giunta militare, il blogger mette in chiaro che l’insurrezione che quasi un anno fa ha cacciato Hosni Mubarak non è finita e che la lotta per un nuovo Egitto andrà avanti


alaa abdel fattah
alaa abdel fattah
Il Cairo, 31 dicembre 2011, Nena News – «La rivoluzione egiziana è ancora un movimento pacifico», dichiara al manifesto Alaa Abd el-Fatteh, blogger e attivista egiziano, scarcerato lo scorso lunedì dopo due mesi di prigione: l’esercito lo accusa di essere coinvolto nell’uccisione di manifestanti durante gli scontri alla tv di Stato (Maspero), lo scorso 9 ottobre. «Dagli scontri pre-elettorali, la repressione dell’esercito è diventata sistematica e complessa», aggiunge el-Fatteh: «Molti accusano polizia e ex affiliati al partito di Mubarak di attivare bande di criminali, ma è una spiegazione non sufficente». Il giovane blogger si riferisce ai famigerati baltagi, scesi in campo in date cruciali per le rivolte. Hanata, Galisa di Sayeda Nafisa, Tare Matua di Sayeda Zeinab, Musad Safai, Sarsaa, Taha Harami di Sayeda Eisha: sono alcuni dei picciotti più noti, alcuni di loro in prigione. A corto di mance della polizia, si darebbero ora a spaccio e traffico d’armi.

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Buon anno comunque

il Manifesto, 31.12.2011

Buon anno. Si fa per per dire. «Il 2011 è stato un anno horribilis, ma il 2012 potrà essere peggiore», era il titolo di ieri di un servizio dell'agenzia Radiocor. Titolo corretto: il 2012 si annuncia non orribile, ma terribile. E non solo in Italia. 

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2011: anno rivolte; 2012: anno dei petromonarchi?


Il 2011 ha visto l’incendio delle rivolte arabe propagarsi dal Nordafrica al Vicino Oriente. Nel 2012 i regnanti del Golfo continueranno l’offensiva per indirizzare i cambiamenti nella direzione dei loro interessi. In modo che non cambi nulla. Dimenticati i palestinesi


PersianGulfMap
PersianGulfMap
Roma, 31 dicembre 2011, Nena News – Se in Nordafrica e Medio oriente il 2011 è stato l’anno di rivolte popolari eccezionali (ma diverse tra di loro) e di guerre civili (con interventi di «volenterosi» occidentali), il 2012 potrebbe essere l’anno dell’espandersi dell’influenza dei paesi del Golfo. Le forze islamiste uscite vincenti dalle elezioni seguite alle rivoluzioni (Marocco, Tunisia ed Egitto) e le altre che stanno emergendo (Siria), apriranno la strada ad un maggiore intervento, ad ogni livello, delle petromonarchie che per mesi avevano guardato con preoccupazione ai moti popolari. Ora, al contrario, si trovano in una posizione di controllo molto vantaggiosa e, di fatto, sono già alla guida della Lega araba. Pochi, almeno in Italia, ne hanno scritto e parlato, eppure il 19 dicembre 2011 passerà alla storia della regione come il giorno del «Congresso di Vienna mediorientale» e dell’affermazione di una nuova «Santa Alleanza». Non per la restaurazione dei dittatori cacciati dalle rivoluzioni ma per l’affermazione delle autorità più conservatrici esistenti in Medio Oriente. Gli emirati e le monarchie del Golfo negano alle loro popolazioni diritti fondamentali e le libertà politiche ed individuali più elementari. Ma sono immuni da ogni sanzione, grazie anche all’alleanza strategica che mantengono con gli Stati Uniti. E ora fanno la voce grossa con gli altri regimi arabi, a cominciare dalla Siria. Da mesi, peraltro, elargiscono generose donazioni alle forze politiche di vari paesi arabi, soprattutto in Egitto, che propongono modelli culturali e sociali più vicini a quelli del Golfo.

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important testimony...

30/12/2011

... of a former Palmach soldier on his participation in the ethnic cleansing of Palestine in 1948. At one point her mentions the village of Burayr, but refuses to speak about what happened there. To those unaware, there was a massacre where around 100 villagers were killed. Most of the survivors of his campaign are in Gaza.

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