Alta la tensione nel Golfo. Oggi incontro Israele-ANP ad Amman


L’Iran ha provato con successo due nuovi missili balistici. Gli Usa varano nuove sanzioni contro il sistema finanziario di Tehran. Israeliani e palestinesi terranno un faccia a faccia in Giordania senza alcuna prospettiva


Hormuz
Hormuz
Roma, 03 gennaio 2011, Nena News – Si attendono le reazioni di Washington all’annuncio fatto ieri da Tehran  di aver lanciato «con successo» due missili da crociera nell’ultimo giorno delle manovre navali che ha svolto nel Golfo. Immediata è stata invece la replica della Francia che ha definito i test «un segnale molto negativo». Ma più che ai missili in queste ore si guarda soprattutto allo Stretto di Hormuz, il canale strategico per il traffico petrolifero via mare finito al centro dello scontro tra l’Iran e Stati Uniti. Tehran afferma di poterlo bloccare in risposta ad eventuali sanzioni contro l’esportazione del suo greggio. L’ammiraglio iraniano Mahmud Mousavi aveva preannunciato per ieri «un nuovo schieramento in formazione tattica» delle sue navi che avrebbe dimostrato la capacità di bloccare lo Stretto. Ma di questa mega-manovra poi non si è saputo nulla ed è opinione diffusa tra gli analisti che Tehran, in realtà, non ha alcuna intenzione di chiudere lo stretto perché sa che questa mossa  fornirebbe ai suoi nemici il pretesto per scatenera una guerra e per colpire le sue centrali nucleari.

A promettere nuova tensione ora è la legge sulla difesa nazionale firmata sabato dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, una mega-legge da 662 miliardi di dollari: tra l’altro contempla sanzioni contro il settore finanziario e la banca centrale dell’Iran. La Casa bianca ha osteggiato (e cercato di far emendare) la nuova legge, che condiziona la politica estera americana. Infatti obbliga il governo Usa ad applicare sanzioni contro le banche centrali di paesi terzi che hanno transazioni con quella iraniana, con l’obiettivo di colpire le esportazioni di petrolio dell’Iran. unico margine di manovra per il governo, la possibilità di differire l’embargo di tre mesi. Le ultime sanzioni potrebbero danneggiare i rapporti tra gli Usa e grandi nazioni come la Russia e la Cina, che commerciano con Tehran e difficilmente staranno al ricatto delle sanzioni americane. Senza contare che gli stessi Usa non hanno molto da guadagnare da un probabile rincaro del petrolio, tanto più in un anno elettorale.

Ma non solo nel Golfo ma in tutto il Medio oriente la tensione resta molto alta. In particolare in Siria. Non si prevedono peraltro sviluppi di rilievo neanche dall’incontro che un negoziatore israeliano, Yitzhak Molko, e uno palestinese, Saeb Erekat, avranno oggi ad Amman, il primo faccia a faccia da un anno e mezzo a questa parte accettato dal presidente dell’Anp  Abu Mazen solo per le forti pressioni del Quartetto (Usa, Russia, Onu e Ue). Nena News

 

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