Un tribunale vieta i test di verginità sulle detenute

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Il Manifesto, 28 Dicembre 2011

Egitto

Il tribunale amministrativo del Cairo ha vietato alla giunta militare di mettere fine agli esami obblicatori di verginità per le donne arrestate in carceri militari. Il giudice ha così deciso dopo la denuncia presentata da due giovani donne, Samira Ibrahim e Maha Mohamed Maamoun, che erano state detenute nel marzo scorso per aver partecipato a manifestazioni di protesta, ed erano state sottoposte all'umiliante esame di un medico militare. Ieri all'esterno del tribunale di Giza, che stava deliberando sulla loro denuncia, decine di persone si sono riunite in solidarietà, con slogan come «giù il governo militare» e «le giovani egiziane sono una linea rossa».

Il caso degli esami di verginità sulle manifestanti arrestate in piazza Tahrir ha avuto grande ripercussione mediatica, in egitto e internazionale, soprattutto quando amnesty international ha raccolto le testimonianze di alcune di loro, sgomberate dalla piazza del Cairo dai militari il 9 marzo: quel giorno, secondo amnesty, 18 giovani furono detenute, picchiate e sottoposte a scariche elettriche, e 17 di loro obbligate al test di verginità, con la minaccia di essere accusate di rpostituzione. Più tardi, parlando alla Cnn, un generale egiziano facendosi scudo dell'anonimato riconobbe che il test di verginità era praticato, e per giustificarlo disse che era necessario, così le donne non avrebbero in seguito potuto dichiarare di essere state violentate. Le donne egiziane e le loro organizzazioni, al pari di Amnesty, lo considerano invece una pratica punitiva, umiliante, e un inaccettabile abuso. Ora il tribunale gli dà ragione.