Gruppi ebraici
Political Settlement
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- Catégorie : Dissidenza ebraica
- Publié le mercredi 27 février 2013 23:22
- Écrit par Jerome Slater
International Security, Fall 2012
well before Cast Lead, the direction in which Hamas was moving was clear; and in historic terms, the evolution had been rapid, as some former high-level Israeli government officials acknowledged. For example, in late 2006 Yossi Alpher, a former deputy head of the Mossad and a pillar of the Israeli establishment, wrote: “Hamas’ conditions for a long-term hudna or ceasefire . . . are almost too good to be true. Refugees and right of return and Jerusalem can wait for some other process; Hamas will suface with the 1967 borders, more or less, and in return will guarantee peace and quiet for ten, 25 or 30 years of good neighborly relations and confidence-building.”
messaggio
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- Catégorie : Rete ECO
- Publié le mercredi 27 février 2013 09:36
- Écrit par Rete-ECO
27.02.2013
La rete Ebrei Contro l'Occupazione (ECO) esprime tutta la sua solidarietà e simpatia alla famiglia ed agli amici del giovane
Arafat Jaradat, assassinato in un carcere israeliano per effetto delle torture subite durante un arresto illegale, come riportato anche dal gruppo Gush Shalom (da Occupation Magazine, ieri 26.2):
Palestinian prisoner`s autopsy reveals `extensive signs of beatings`
Hugh Naylor - The National - "The report, by a Palestinian doctor who attended the autopsy yesterday at Israel`s main forensics institute, said the injuries to Arafat Jaradat`s body - that included bruising, signs of lashings and broken ribs - show he died of `shock` and not from a heart attack as the Israeli prison authorities claimed"
ECO – chi siamo?
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- Catégorie : Rete ECO
- Publié le dimanche 24 février 2013 12:02
- Écrit par Rete Eco
Rete ECO – Ebrei contro l’occupazione (ONLUS) – è un'associazione nata nel 2001 e diffusa a livello nazionale. Siamo una rete di ebrei italiani che si mobilitano contro le ingiustizie perpetrate dallo Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese. I governi israeliani, infatti, portano avanti dal 1948 una politica di espropriazione, colonizzazione, segregazione, emarginazione e repressione, punteggiata da attacchi militari, volta a rendere impossibile la vita dei palestinesi sulle loro terre. Il risultato è una strisciante pulizia etnica, a rincarare la dose dopo le espulsioni di massa avvenute nel 1947-1948 (Nakba) e nel 1967 (Naksa).
Accomunati dall'impegno per l'eguaglianza, i diritti umani e la pace quali principi universali, riteniamo che le numerose e continue violazioni di tali principi da parte dei governi israeliani vadano condannate apertamente e con forza; ed è la falsa accusa di antisemitismo spesso rivolta da Israele e dai suoi sostenitori come tattica di intimidazione contro chiunque critichi le politiche israeliane o il sionismo che ci spinge ad alzare la nostra voce di dissenso, identificandoci come ebrei. Siamo convinti che la riconciliazione e la pace possano essere raggiunte solo seguendo i principi della giustizia:
- I diritti umani (civili, politici, economici, sociali e culturali) e l'eguaglianza devono essere garantiti universalmente, senza eccezione, in tutto il territorio tra il Giordano e il Mediterraneo;
- Il diritto internazionale deve essere rispettato e applicato universalmente.
Pertanto l'occupazione, la colonizzazione la discriminazione e la violenza contro i civili devono cessare. Lo Stato di Israele deve inoltre riconoscere sia la sua responsabilità nell'aver provocato il problema dei profughi, sia il diritto al loro ritorno. Un eventuale accordo dovrà essere negoziato in condizioni di parità, e saranno le parti a deciderne le modalità.
Come cittadini italiani ed europei, siamo particolarmente preoccupati da decenni di politica dei nostri governi che – nonostante atti simbolici e critiche sporadiche – nei fatti hanno regolarmente appoggiato lo Stato di Israele sia economicamente sia politicamente bloccando qualsiasi sanzione ne contrastasse gli abusi, lasciandogli così carta bianca nella continua occupazione dei territori e nella violazione dei diritti dei palestinesi.
L’Europa ha una grave responsabilità storica nella creazione del problema e dell'oppressione palestinese; dovrebbe quindi adottare finalmente le misure politiche ed economiche (tra cui la sospensione degli accordi economico-militari con Israele) necessarie a determinare un'azione internazionale contro i continui atti illegittimi delle leadership israeliane. Riteniamo infine, come ebrei europei, che negare i diritti dei palestinesi non solo non potrà mai servire da compensazione ai crimini commessi in passato contro gli ebrei in Europa, crimini di cui i palestinesi non hanno alcuna responsabilità, ma costituisca per noi un’ulteriore offesa in quanto pensiamo che Israele non abbia titolo a usare gli ebrei, né il loro senso di insicurezza alimentato ad arte, come scudo per giustificare politiche espansionistiche illegali.
Gli obiettivi di ECO sono:
- Esprimere una chiara posizione politica sul conflitto israelo-palestinese, radicata nell'antirazzismo e nel rispetto dei diritti umani; sostenere i metodi di resistenza e affermazione politica non violenta;
- Sollecitare le autorità italiane ed europee affinché esercitino il loro peso politico al fine di garantire il rispetto per i diritti dei palestinesi e di tutte le popolazioni residenti nel territorio tra il Giordano e il Mediterraneo;
- Accrescere la consapevolezza e la conoscenza della storia del conflitto israelo-palestinese e delle sue cause, della Nakba, della situazione odierna e temi correlati;
- Informare e incoraggiare altri ebrei a esprimersi e agire con noi;
- Alimentare una riflessione e un dibattito aperto sul conflitto israelo-palestinese;
- Collaborare con altre associazioni su questo e su altri temi collegati, quali i diritti umani, l'antirazzismo, la giustizia sociale, la manipolazione delle coscienze, il legame tra sostenibilità ambientale e pace.
Judith Butler's Remarks to Brooklyn College on BDS
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- Catégorie : Dissidenza ebraica
- Publié le dimanche 24 février 2013 06:45
- Écrit par Judith Butler
February 7, 2013
Only if we accept the proposition that the state of Israel is the exclusive and legitimate representative of the Jewish people would a movement calling for divestment, sanctions and boycott against that state be understood as directed against the Jewish people as a whole. Israel would then be understood as co-extensive with the Jewish people. There are two major problems with this view. First, the state of Israel does not represent all Jews, and not all Jews understand themselves as represented by the state of Israel. Secondly, the state of Israel should be representing all of its population equally, regardless of whether or not they are Jewish, regardless of race, religion or ethnicity.
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NY’s LGBT center acting like medieval church: bans Sarah Schulman
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- Catégorie : Jewish Voice for Peace
- Publié le lundi 18 février 2013 12:04
- Écrit par Cecilie Surasky
Muzzlewatch, February 13, 2013
the actions of the leadership of New York’s famed LGBT community center are an inexplicable embarrassment, a medieval-era violation of virtually every principle of free thought and queer social understanding: (...) the center has refused to allow the renowned writer Sarah Schulman to speak about her new book, Israel/Palestine and the Queer International because of its topic. (I suppose if she actually just showed up with the books, they’d have to burn them.)
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"Jews for Justice for Palestinians is a network of Jews who are British or live in Britain, practising and secular, Zionist and not. We oppose Israeli policies that undermine the livelihoods, human, civil and political rights of the Palestinian people"
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