Gaza

Israele permette agli atleti di Gaza di recarsi nella West Bank, ma lo proibisce a studenti universitari eccellenti

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 26 Dicembre 2011

Haaretz.com
26.12.2011


Loujain, Mohammed e Said non sono giocatori di calcio che suscitano un qualche interesse nella FIFA, la federazione internazionale del calcio. Nessuna associazione universitaria internazionale ha difeso il loro diritto fondamentale di scegliere dove studiare.


A Ihab (argomento dell’articolo della settimana scorsa) Israele ha accordato il permesso di entrare nella West Bank per un determinato intervallo di tempo, perché si fidanzi. Agli studenti di Gaza non è permesso studiare nella West Bank. Le università lì sono, dopo tutto, sono un focolaio di vicende amorose, tanto da far temere che i giovani si rechino in Samaria e in Giudea per sistemarsi.

                                  loujain

L’unica cosa che hanno in comune Loujain A-Zaim, studentessa di legge, Mohammed, studente di ingegneria, e Sa’id Qadih, poeta, è di non essere giocatori della squadra nazionale palestinese di calcio. Se lo fossero, questi tre giovani palestinesi ricchi di talento, residenti a Gaza, avrebbero ottenuto dalle autorità israeliane il permesso di lasciare la Striscia tramite il checkpoint di Erez, di attraversare attraverso Israele e poi di rimanere nella West Bank.

Sulla lista delle categorie delle persone a cui è permesso di lasciare Gaza, di entrare in Israele e nella “Regione di Samaria e Giudea” ci sono 16 voci.
E’ una lista lunga, compilata dall’Ufficio del Coordinatore delle Attività del Governo nei Territori (COGAT), che include diverse centinaia di individui (su un milione e mezzo) ai quali Israele ha accordato una minima libertà di movimento. Tra di loro ci sono équipe mediche, pazienti che necessitano di terapie salvavita, parenti di primo grado di ammalati gravi, collaboratori (chiamati “parti minacciate”) e commercianti. Al numero 15 della lista campeggia: “Entrata di giocatori di calcio: l’ingresso in Israele, comprensivo del trasferimento nella Regione di Giudea e Samaria o all’estero, viene concesso ai giocatori della squadra di calcio della nazionale palestinese e alla squadra olimpionica palestinese per partecipare a corsi e a partite, oggetto di richiesta da parte dell’Ufficio palestinese di Coordinamento per gli Affari Civili.”

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Otherwise Occupied / We will remember

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Shurrab family

Inscription left by soldiers in the house from which fatal shots were fired at the Shurrab family.

Photo by: Amira Hass

 

At 11 P.M., 10 hours after the shooting, still pinned against the wall, the father noticed that his bleeding son was becoming cold and that his breathing was becoming labored. He managed to carry his son back to the gunshot-riddled vehicle, hoping it would be warmer there. But half an hour after midnight, between Friday and Saturday, the son drew his last breath, in his father's arms.

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3 Years Later: Palestinians Still Exist

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Mondoweiss, December 27, 2011

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The sounds of bombs took over the temporary silence that prevailed all over the place, followed by the sirens of ambulances that wracked one's nerves, the smell of both burning flesh and gunpowder welding with one another, the black and dark sight due to the cloud of ashes that surrounded the overall scene, and the stunning voices of the weeping, woeful, and sighing wounded bodies, squealing in acute pain, and being thrown everywhere were all flatly clear-cut evidences that the drums of the 23-day-long war on Gaza had been beaten. And Operation Cast Lead was okayed.

17 seconds or less were more than enough for the 60 - warplane Israeli fleet to take the lives of 200 men, and to draw the landmarks of the massacre, never seen in the history of the mankind. At that same exact moment the Israeli airman pressed the button, 200 mothers were bereaved; 200 wives were widowed. And more than 200 orphans were lost. They are fatherless. But never had the Israeli airman, who pressed the button, opened the gate of death, and directed this dramatic action, been convicted. And the dead to blame.

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