Italia

Lo sport aiuta la pace (o forse l’allontana…)

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15/06/2013

Ai lettori de La Gazzetta dello Sport la notizia non ha minimamente fatto venire il dubbio che anche stavolta, dopo le Maratone e le Sfilate di moda “per la pace”, i grandi eventi mediatici servano allo stato occupante di Israele per diffondere nel mondo l’ idea che Gerusalemme sia Capitale di Israele e la Palestina semplicemente non esista nemmeno nella parte Est della città.

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Austerità, la lotta di classe dei ricchi

il Manifesto, 5/6/2013

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Presentato a Roma l'undicesimo «Rapporto sui diritti globali»: aumentano le disuguaglianze sociali, mentre è in corso la battaglia finale contro il modello sociale europeo del Welfare. Un bollettino di guerra: 1.700 milioni di disoccupati in più dal 2008, aumenta la povertà e i più precari sono i giovani e le donne

 

Torniamo a dare il giusto peso alle parole. Quella che stiamo vivendo è una lotta di classe. Oggi la fanno i ricchi contro i poveri che sono stati messi a morte dalle politiche dell'austerità. Il tono è enfatico, ma sono le parole usate dal Nobel per l'economia Joseph Stiglitz per descrivere il più grande saccheggio della ricchezza avvenuto in tempi moderni. La violenza della crisi è tale da mettere a rischio la vita di milioni di persone. Gli autori dell'undicesimo «Rapporto sui diritti globali» (Ediesse), presentato ieri a Roma presso la sede centrale della Cgil in Corso Italia, spiegano nelle oltre mille pagine del volume le caratteristiche della guerra di rapina condotta dal capitalismo finanziario e descrivendo il meccanismo di una «redistribuzione al contrario». Quella messa in piedi dal 2008 dalle politiche dell'austerità nell'Unione Europea è una gigantesca macchina di drenaggio verso l'alto dei redditi da lavoro e dei risparmi delle famiglie. Le banche, i fondi di investimento, le grandi imprese, lo Stato che aumenta il carico fiscale sui cittadini senza restituire nulla in servizi, hanno accumulato un'enorme massa monetaria che non «sgocciola» nell'economia reale, resta nelle sfere della finanza e viene usata per acquistare o vendere buoni del tesoro che non modificano il quadro della crisi. Questa situazione ha annientato la produttività del lavoro in Italia. Dal 2000 al 2009 è diminuita dello 0,5% ogni anno, impresa mai riuscita in un paese a capitalismo avanzato fino ad oggi. Gli occupati italiani lavorano di più dei colleghi europei, ma producono il 25% in meno dei tedeschi e il 40% in meno dei francesi. Senza contare che l'occupazione è crollata di 1 milione e 700 mila unità dal 2008, abbattendosi con particolare violenza sui giovani tra i 15 e i 24 anni, il 41,7% dei quali è disoccupato (con punte di oltre il 50% a Sud). Ciò ha comportato un impoverimento generalizzato tra i pensionati e persino tra i bambini. Nel 2011 i bambini da 0 a 2 anni che avevano la possibilità di frequentare un asilo nido non superavano l'11,8% (era il 3% nel 2004). Su un totale di 16,7 milioni di pensionati, quasi 8 percepiscono una pensione inferiore a mille euro al mese, oltre 2 milioni non arrivano a 500. Senza contare che il processo di deregolamentazione del lavoro ha creato in Italia un esercito di lavoratori precari da 3.315.580 milioni di persone, più di mezzo milione delle quali lavorano per lo Stato, il più grande sfruttatore di lavoro precario al mondo. Il reddito di queste persone è di 927 euro mensili per i maschi e 759 euro per le donne. Queste cifre sono utili per dare un'idea della povertà dilagante nel nostro paese.

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Il combattente della pace

Il Manifesto, 11 Giugno 2013

Novecento

Esce «Socialismo e guerra» di Giacomo Matteotti. Una raccolta di scritti sulla tragedia del primo conflitto mondiale, cui l'esponente socialista si oppose strenuamente, facendo leva sulla sua politica internazionalista

Ci sono molti motivi per considerare importante l'uscita degli scritti sulla guerra di Giacomo Matteotti (Socialismo e guerra, a cura di Stefano Caretti, premessa di Ennio Di Nolfo, Pisa University Press, pp. 300, euro 35).

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L'Italia in guerra anche dopo il 2014

il Manifesto, 07.06.2013

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Altro che «ritiro». Al vertice Nato decisa la partecipazione a «Resolute Support». Nuova missione dopo l'Isaf, ma il parlamento non ne sa niente. Intanto Berlino dice sì

 

Il Parlamento non è stato informato. I cittadini non ne sanno niente. Ed è molto probabile che lo ignorino anche i deputati di Sel e del M5S, che nelle scorse settimane hanno presentato due distinte mozioni per il ritiro accelerato dei soldati italiani dall'Afghanistan: l'Italia si è già impegnata a contribuire militarmente a Resolute Support, la missione della Nato che dall'inizio del 2015 sostituirà la missione Isaf (International Security Assistance Force). A dirlo chiaro è tondo è stato Chuck Hagel, segretario alla Difesa degli Stati uniti, al termine del vertice interministeriale della Nato che si è tenuto il 4 e 5 giugno a Bruxelles. A partecipare c'erano ben 50 ministri della Difesa, provenienti dai 28 paesi membri della Nato e dai 22 paesi "non-Nato" che attualmente contribuiscono alla missione Isaf in Afghanistan. Nelle dichiarazioni successive al vertice, Hagel ha confermato che gli Stati uniti continueranno a essere il paese che più contribuisce in termini militari alla missione Nato in Afghanistan. Ma ha voluto sottolineare il sostegno ricevuto dall'Italia e della Germania: «Apprezziamo gli impegni che altre nazioni stanno assumendo - ha dichiarato -, inclusi gli annunci fatti dalla Germania e dall'Italia secondo i quali assumeranno il compito di nazioni-guida per le aree settentrionali e occidentali».

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Tanto per essere chiari

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4 giugno 2013

Si parla molto in questi giorni di "presidenzialismo". Giovanni Belardelli, sul Corriere della Sera di ieri, ci spiega perché:

un accentramento del potere nelle mani di un presidente eletto direttamente rappresenta ormai «l'unica via di salvezza» per un Paese che ha bisogno di prendere quelle decisioni spesso impopolari che i governi basati su coalizioni instabili non sono in grado di assumere.

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