Abu Mazen all’Onu: “Genocidio a Gaza”. Gli Usa lo condannano

27 set 2014

Washington ha reagito con forza al discorso del presidente palestinese che ha chiesto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza per stabilire i tempi del ritiro di Israele dai Territori occupati. «Non dimenticheremo, né perdoneremo» il genocidio di Israele contro Gaza, detto Abu Mazen, assicurando che i «criminali non rimarranno impuniti».

Gerusalemme, 27 settembre 2014, Nena News – Stati Uniti hanno diffuso una nota di dura condanna del discorso pronunciato ieri dalla tribuna delle Nazioni Unite dal presidente palestinese Abu Mazen, che ha chiesto la fine dell’occupazione israeliana e l’indipendenza dello Stato di Palestina. “Il discorso del Presidente Abbas (Abu Mazen,ndr) contiene dichiarazioni profondamente deludenti che noi respingiamo”, ha denunciato il portavoce del Dipartimento Stato Jennifer Psaki definendo “provocatorie” le parole del presidente palestinese che qualche ora prima aveva denunciato il “genocidio” tentato da Israele contro la popolazione di Gaza durante la sua ultima offensiva militare, “Margine Protettivo”.

Da parte sua il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman ha affermato che Abu Mazen ha fatto “terrorismo diplomatico” e rivolto “false accuse” a Israele.

Quello di ieri sarà ricordato come il discorso più duro nei confronti di Israele mai pronunciato dal presidente palestinese, che pure non è noto per un piglio deciso e che non ha mai messo in discussione la cooperazione con Israele (in particolare nella sicurezza), ha apertamente accusato Tel Aviv di aver condotto un genocidio a Gaza e ha rivolto critiche durissime alla colonizzazione israeliana delle terre palestinesi. Ha poi proposto che il Consiglio di Sicurezza dell’Onu approvi una risoluzione con un “calendario preciso” per la fine dell’occupazione israeliana e l’istituzione dello Stato palestinese. «Non dimenticheremo, né perdoneremo» il genocidio di Israele contro Gaza, detto Abu Mazen, assicurando che i «criminali non rimarranno impuniti». «Il nostro dolore e la nostra rabbia non ci faranno dimenticare la nostra umanità e le leggi umanitarie internazionali», ha precisato, ricordando che il numero di case, scuole, ospedali e persino cimiteri distrutti a Gaza è senza precedenti. «Serve una immediata protezione internazionale per i palestinesi bisogna porre termine alla tragedia di questo popolo…Si deve porre fine al vergognoso blocco israeliano di Gaza», ha aggiunto, sottolineando che l’ultima offensiva di Israele è stata «una serie di crimini di guerra compiuti davanti agli occhi del mondo intero».

Un passaggio interessante è quello in cui Abu Mazen è sembrato escludere categoricamente una ripresa dei negoziati con Israele nelle forme in cui li abbiamo conosciuti sino ad oggi. Parole che sono state lette come una critica alla inutile mediazione americana negli ultimi venti anni. «Ritornare ai negoziati del passato è sbagliato», ha detto il presidente palestinese, forse in risposta alla posizione americana contraria alla sua proposta al Consiglio di Sicurezza che, a inizio settimana, aveva espresso il Segretario di stato John Kerry.

Siamo di fronte a un vero cambio di marcia, a quella «nuova era» alla quale ha fatto riferimento Nabil Abu Rdeinah, il portavoce della presidenza palestinese? E’ difficile dirlo. Tra i palestinesi prevale lo scetticismo. Nena News

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