PALESTINA, tra le parole degli Europei e l’unità nazionale

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07 ott 2014

Hamas invita i palestinesi ad accogliere calorosamente giovedì il governo d’unità nazionale per la prima riunione di gabinetto. Intanto a Londra e Parigi, si parla (timidamente) di riconoscimento dello stato palestinese.

Roma, 7 ottobre 2014, Nena NewsUn alto dirigente di Hamas, Ahmed Yousef, ha invitato i palestinesi di Gaza ad accogliere calorosamente il Primo Ministro palestinese Rami Hamdallah e i ministri del governo di unità nazionale che si riuniranno nella Striscia giovedì. Intervistato ieri sera dall’Agenzia Ma’an, Yousef ha invitato la popolazione a festeggiare l’arrivo del Premier celebrando così l’unione tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania.

 

“La visita – secondo il dirigente del movimento islamico – è “una svolta importante e positiva sulla via dell’unità”. Salvo clamorosi capricci di Tel Aviv, il primo gabinetto del governo nazionale palestinese (nato ufficialmente a giugno) si dovrebbe riunire a Gaza tra due giorni. Secondo Ma’an, infatti, dopo “grandi sforzi” compiuti dal Ministro degli Affari civili palestinese Israele ha concesso i permessi necessari ai ministri palestinesi per lasciare la Cisgiordania e recarsi nel piccolo lembo di terra palestinese.

L’ex premier del governo Hamas, Ismail Hanieh, ha espresso la sua soddisfazione per l’incontro di giovedì. Hanieh si è augurato che la riunione possa appianare le divergenze (ancora presenti) tra Fatah e Hamas completando così quel processo di riconciliazione tra i due principali partiti palestinesi che, tra pochi alti e molti bassi, è iniziato lo scorso aprile.

Nonostante la concessione dei permessi, le tensioni tra Ramallah e Tel Aviv non cessano. L’Autorità Palestinese (Ap) ha duramente criticato i (presunti) piani israeliani di assegnare ai coloni ebrei una nuovo varco di accesso al complesso al-Aqsa. “Questo passo è inaccettabile perché Gerusalemme e i suoi luoghi sacri costituiscono una linea rossa” si legge in una nota ufficiale dell’Ap riportata dall’agenzia locale Wafa. “Una tale decisione potrebbe annullare ogni possibilità di riportare in vita il processo di pace” conclude il comunicato. Come se fosse solo il problema al-Aqsa a impedire una riavvicinamento impossibile tra israeliani e palestinesi.

Finora Israele ha permesso ai coloni – scortati da un gran numero di forze di sicurezza – di accedere al complesso del “Monte del tempio” (così è chiamata la Spianata delle Moschee dagli ebrei) attraverso il cancello Magharbeh. La radio militare israeliana ha detto, invece, che il Ministro del Turismo israeliano sta pensando di farli entrare attraverso il cancello Qataneen. Un progetto che, se dovesse passare, rappresenterebbe l’ennesima violazione israeliana della sovranità palestinese che suscita ancora più rabbia tra i palestinesi poiché la Spianata delle Moschee è il terzo luogo sacro dell’Islam.

Alle critiche che vengono mosse dall’estero (perfino dagli alleati statunitensi) circa la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme est [per gli accordi di Oslo la capitale del futuro stato di Palestina, ndr] i leader israeliani hanno fatto quadrato ribadendo la necessità di considerare l’intera Gerusalemme come loro capitale. “Uno degli elementi più significativi della nostra unità nazionale è l’accordo che tutti abbiamo su Gerusalemme come capitale di Israele. Il mondo deve capirlo” ha dichiarato ieri sera il neo Capo di Stato Reuven Rivlin incontrando il Premier Netanyahu.

Il Primo ministro ha poi aggiunto provocatoriamente: “quando la costruzione degli insediamenti avviene in Israele, dovremo scusarci? O cancellarli? No secondo me, né secondo lei, né secondo l’opinione di ciascun ebreo sensibile, anzi, di qualunque persona leale e consapevole”. Una nuova bordata, neanche troppo velata, a Washington che qualche giorno fa aveva osato criticare (flebilmente) l’approvazione di nuove unità abitative a Givat Hamatos nella parte orientale di Gerusalemme e la confisca di edifici in un quartiere a predominanza palestinese della città.

Non sono giorni facili per il Premier israeliano. Al di là dei problemi interni alla sua coalizione e del suo rapporto non idilliaco (è un eufemismo) con il Presidente Rivlin, Bibi è ancora furioso per il riconoscimento svedese dello stato palestinese annunciato venerdì dal governo svedese di Loefven. E sicuramente non sarà stato contento quando avrà saputo che il 13 ottobre i parlamentari britannici voteranno simbolicamente per capire se il governo di Londra dovrà o meno riconoscere in futuro lo stato di Palestina.

Un riconoscimento che, si sono affettati a ricordare a Westminster, anche se dovesse passare non avrà ripercussioni sulle politiche del governo Cameron. Un voto che, però, è importante da un punto di vista simbolico perché mira a riportare al centro della vita pubblica britannica la questione palestinese. La Gran Bretagna non riconosce la Palestina come stato, ma sostiene che sarebbe pronta a riconoscerla qualora ciò dovesse essere d’aiuto a risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi. Il deputato laburista Grahame Morris, tra i principali sostenitori del voto del 13, ha le idee chiare: “non solo lo stato è un diritto inalienabile del popolo palestinese, ma riconoscere la Palestina darà nuova vita al processo di pace che ora è in stallo”.

Con parole e intenzioni più o meno simili anche Parigi ha aperto ieri alla possibilità di riconoscere lo stato palestinese. “La soluzione a due stati è quella che sostiene la comunità internazionale” ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri francesi Romain Nadal alla stampa transalpina. “Ciò significa – ha aggiunto il diplomatico – che noi dovremo, ad un certo punto, riconoscere lo stato palestinese”. Nadal ha aggiunto che è una necessità “urgente” giungere alla soluzione dei due stati che impone alle due parti in lotta il riconoscimento reciproco e il desiderio a coesistere in pace. Nell’ascoltare queste dichiarazioni Netanyahu si sarà infastidito, avrà sbuffato come fa di solito quando qualcuno apre alla possibilità di uno stato palestinese. Ma siamo certi che si sarà subito tranquillizzato consapevole che le parole degli europei non si tradurranno mai in azioni concrete. Nena News

 

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