GAZA. Bombe contro le case dei leader di Fatah

07 nov 2014

Sale la tensione nella Striscia: stamattina 10 esplosioni hanno colpito le abitazioni di membri di Fatah e il palco per la cerimonia di commemorazione di Arafat. Hamas condanna l’atto, ma il premier Hamdallah cancella la visita prevista per domani.

AGGIORNAMENTO ore 15.30 – I SERVIZI DI SICUREZZA DELL’ANP ACCUSANO HAMAS

Il portavoce dei servizi di sicurezza dell’Autorità Palestinese, Adnan al-Damiri, ha pubblicamente accusato Hamas di essere responsabile delle bombe che stamattina hanno colpito dieci case di leader di Fatah: le armi e gli esplosivi – si legge nel comunicato dei servizi – sono sotto il controllo di Hamas ed è improbabile che il movimento islamista non fosse a conoscenza degli attacchi.

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Gerusalemme, 7 novembre 2014, Nena News – Nuove tensioni tra Hamas e Fatah, nonostante l’accordo di pacificazione nazionale che a primavera ha portato alla formazione di un governo di unità. Questa mattina a Gaza, sono state colpite con esplosivi le case e le automobili di rappresentanti di Fatah nella Striscia, nel decimo anniversario della morte del leader Yasser Arafat.

In tutto sono state dieci le esplosione. Oltre alle abitazioni del governatore di Gaza, Abdullah al-Efranji, e dei leader Abu Shahla, Abu Juda al-Nahhal, Abu Aita, al-Rahman Hamad, al-Jawad Ziyada, Abu Watfeh, Obeid e Matar, è stato colpito anche il palco in piazza al-Katiba a Gaza City, dove avrebbe dovuto tenersi la cerimonia di commemorazione del leader palestinese. Si trattava della prima cerimonia ufficiale per Arafat nella Striscia, dopo la presa del potere da parte di Hamas nel 2007 e la cacciata dei membri di Fatah, a seguito di una sanguinosa faida interna.

Secondo il portavoce di Fatah, Al-Qawasmi, l’obiettivo era “sabotare la commemorazione dell’anniversario della morte di Arafat”. Subito il Comitato Centrale del partito del presidente Abbas ha accusato Hamas per gli attacchi, ma il movimento islamista ha negato qualsiasi responsabilità, condannando l’atto e definendolo “criminale”. Hamas ha aperto un’inchiesta e ordinato ai servizi segreti della Striscia di indagare sull’accaduto e assicurare alla giustizia i responsabili.

Nonostante ciò, le conseguenze politiche sono state immediate. Il primo ministro dell’Anp, Rami Hamdallah, ha cancellato la visita prevista per domani nella Striscia di Gaza dove si sarebbe dovuto tenere il primo meeting del nuovo esecutivo. Lo ha fatto sapere il portavoce dell’esecutivo, Ihab Bseiso. A Gaza Hamdallah avrebbe dovuto incontrare la nuova lady Pesc, l’Alto Rappresentate dell’Unione Europea agli affari esteri, Federica Mogherini che oggi ha visto a Gerusalemme il ministro degli Esteri israeliano Lieberman.

La leadership di Fatah ha fatto sapere che, nonostante gli attacchi, la commemorazione si terrà ugualmente: “Se l’Anp non può garantire la sicurezza, noi di Fatah possiamo – ha detto il leader Abdullah Abu Samahdana – Nessuno può impedire la celebrazione”.

Il significato simbolico che sta dietro un tale attacco resta forte. Il governo di unità nazionale è nato per interessi personali dei due partiti coinvolti e non per una reale pacificazione interna. Da una parte Fatah vive una profonda crisi di consenso politico, radicatasi durante l’attacco contro Gaza e la reazione debole del presidente Abbas. Dall’altra, Hamas – uscita da una grave crisi dovuta all’isolamento subito da parte del mondo arabo in primi – ha bisogno dell’Anp per continuare ad esercitare il proprio potere politico e per vedere la Striscia di Gaza ricostruita.

Dietro, restano però le gravi frizioni politiche tra le due fazioni che durante i mesi della processo di pacificazione interna hanno continuato a lanciarsi accuse e minacce, con Abbas che condannava Hamas ritenendolo il responsabile dell’offensiva israeliana e il movimento islamista che considerava l’Anp di Ramallah ripiegata sulle imposizioni del governo israeliano e della comunità internazionale. Nena News

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