PALESTINA, l’Olp rinvia la richiesta all’Onu per la fine dell’occupazione israeliana

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25 nov 2014

Il ministro degli Esteri palestinesi, Riyad al-Maliki, ha detto che l’Organizzazione per la liberazione della Palestina sta cercando di ottenere il sostegno di nove membri del Consiglio di Sicurezza e ha spiegato che, al momento, la principale preoccupazione della comunità internazionale è il nucleare iraniano.

Roma, 25 novembre 2014, Nena NewsL’organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) ha sospeso ieri la bozza di risoluzione in cui chiede alle Nazioni Unite la fine dell’occupazione israeliana. Intervistato dall’Agenzia Ma’an, il Ministro degli Affari Esteri, Riyad al-Maliki, ha detto che questa decisione è stata presa perché l’Olp sta cercando di ottenere il sostegno di nove membri del Consiglio di Sicurezza in modo che la richiesta possa essere approvata.

Un’altra motivazione alla base di questo rinvio è che i colloqui sul nucleare iraniano attualmente in corso sono la principale preoccupazione dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza.

Maliki ha, però, provato a tranquillizzare il suo popolo (“non ci rinunciamo, nonostante l’opposizione internazionale e le minacce statunitensi”) spiegando che: “gli stati membri ci hanno detto che ora daranno la priorità alla questione iraniana, non a quella relativa allo stato palestinese”. Dunque l’Olp tornerà alla carica al Consiglio di Sicurezza dell’Onu non prima del 30 giugno 2015 termine fissato ieri da Iran e le potenze del 5+1 (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina + Germania) per raggiungere un accordo sul nucleare.

Il rinvio è l’ennesimo flop politico del presidente palestinese. Lo scorso settembre alle Nazioni Unite Abbas aveva annunciato la presentazione da parte palestinese di una richiesta formale al Consiglio di Sicurezza in cui si chiedeva la fine dell’occupazione israeliana. Secondo una copia della proposta palestinese ottenuta dall’AFP, Ramallah esigeva un ritiro totale di Israele (“la forza occupante”) da tutti i territori palestinesi occupati nel 1967 (tra cui Gerusalemme est) entro una data limite fissata nel novembre 2016.

A distanza di alcune settimane dal discorso di Abbas, il segretario Generale dell’Olp Yasser Abed Rabbo aveva rincarato la dose precisando che la bozza di risoluzione sarebbe stata inviata entro la fine di ottobre. Un altro dirigente dell’organizzazione palestinese, Wassel Abu Yousef, era stato più cauto e aveva parlato di fine novembre. Ora tutto è rimandato di sette mesi. Resta da chiedersi, a questo punto, quanto sia reale la volontà dell’Autorità palestinese di combattere in sede Onu per il riconoscimento di una Palestina libera.

E se dubbi sorgono sulle effettive intenzioni dei vertici politici palestinesi di presentare la bozza di risoluzione a New York, chiara è, invece, la posizione delle forze internazionali: no a soluzioni unilaterali, sì a nuovi negoziati. Intervenendo ad una commissione delle Nazioni Unite sui diritti dei palestinesi, il segretario dell’Onu Ban Ki-Moon ha affermato ieri che “il popolo israeliano e quello palestinese condividono lo stesso destino su una terra condivisa. Non si può cancellare l’altro”. Secondo Ban, gli israeliani e i palestinesi sembrano “aver perso il contatto [con la realtà] e quando questo succede, non si è molto lontani dal precipizio”.

Ma mentre gli occidentali condannano i timidi passi “unilaterali” palestinesi di essere riconosciuti come stato, tacciano di fronte a quelli compiuti da Israele. Domenica il governo di estrema destra israeliano ha approvato una proposta di legge che indica Israele come “il focolare nazionale del popolo ebraico” sostituendo la precedente definizione di “stato ebraico e democratico”.

La sospensione decisa dall’Olp ha,un ulteriore significato: mostra per l’ennesima volta quanto la causa palestinese non sia più al centro dell’agenda politica internazionale e sia sempre più una questione marginale, nonostante le frasi di circostanza della diplomazia occidentale e araba. Soprattutto per questo motivo, la scelta di Ramallah di attendere i tempi lunghi della diplomazia occidentali (laddove la Palestina scompare ogni giorno sempre di più) appare un clamoroso (seppur prevedibile) autogol. Nena News

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