Gerusalemme

Among the ruins of Lifta, memory of the Nakba persists

Palestine Monitor, May 14, 2013

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Standing within the boundaries of the holy city, Lifta is one of the 68 villages surrounding Jerusalem that were ethnically cleansed during the Israeli systematic attack in 1948. Unlike the others, it is the only Arab village that has not been destroyed since. 

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Muro del Pianto, ultraortodossi contro le donne

 

Mille giovani aggrediscono le donne in preghiera che rivendicavano l'uguaglianza religiosa. La società israeliana fondata su discriminazioni di genere e etnia.

 

10 maggio 2013

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Le donne di Women of the Wall


Gerusalemme, 10 maggio 2013, Nena News - Questa mattina sono scoppiati scontri al Muro del Pianto a Gerusalemme: un migliaio di giovani ebrei ultraortodossi hanno cercato di impedire alle donne dell'associazione israeliana "Women of the Wall" di pregare nel sito religioso, lanciando loro pietre e bottiglie d'acqua. Cinque di loro sono stati arrestati dalla polizia, riporta Mickey Rosenfeld, portavoce della polizia.

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Il monastero e decine di famiglie restano senza orti

il Manifesto, 28.04.2013

IL MURO DI ISRAELE

Manifestazioni, proteste e anche le preghiere dei frati salesiani non hanno potuto nulla. Il Muro, serpente di cemento armato e recinzioni che corre lungo e dentro la Cisgiordania occupata, taglierà fuori il monastero dalle sue terre coltivate. Decine di famiglie palestinesi di Beit Jala perderanno l'accesso ai loro appezzamenti di terra, vigneti e uliveti. La Commissione israeliana per gli Appelli a metà settimana ha emesso il verdetto tanto temuto: luce verde alla costruzione del Muro lungo un percorso che metro più metro meno è quello che all'inizio avevano deciso le autorità di occupazione. Il progetto originario prevedeva la costruzione della barriera in mezzo all'area del monastero di Cremisan, così da lasciare il convento e le terre agricole sul versante israeliano e la scuola su quello palestinese. Il villaggio di Beit Jala, sostenuto dai frati salesiani di Cremisan, non si era arreso e per mesi ogni venerdì si è riunito nella pineta del monastero per pregare, insieme a delegazioni internazionali. Allo stesso tempo ha portato avanti un percorso legale a cui nel 2010 si sono uniti i frati salesiani. A sostegno della battaglia è intervenuto anche uno degli esponenti più importanti della Chiesa cattolica locale, monsignor William Shomali. «L'obiettivo del Muro non è la sicurezza di Israele, ma la confisca di terre palestinesi», commentò il religioso. I danni economici saranno pesanti e li pagherà in gran parte la comunità palestinese. La costruzione del Muro prevede anche la confisca di terre agricole appartenenti a 58 famiglie, con il fine di collegare le tre colonie israeliane che circondano Beit Jala: Gilo, Har Gilo e Givat Hamatos. La nuova barriera partendo da Har Gilo chiuderà il villaggio di Al Walaje e proseguirà verso Cremisan, ricongiungendosi con quella che già circonda Betlemme. La sentenza prevede la creazione di un posto di blocco agricolo come già accade in altri punti della Cisgiordania occupata. Ma i contadini di Beit Jala potranno superarlo soltanto con un permesso dei militari. Il monastero di Cremisan è sorto nel 1885 e sin da allora è stato un punto di riferimento per i palestinesi della zona. I frati producono vino con uve di Betlemme e Hebron, facendo lavorare una ventina di persone. Più di tutto Cremisan ha una scuola elementare e un asilo per 400 studenti. Ogni anno assicura borse di studio e sussidi agli studenti migliori. Molte cose cambieranno quando il Muro sarà ultimato.

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Gerusalemme Est rischia di scomparire

 

Rapporto drammatico: l'80% della popolazione palestinese della Città Santa vive sotto la soglia di povertà. ONU: colpa delle politiche di segregazione israeliane.

 

9 maggio 2013

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Gerusalemme, 9 maggio 2013, Nena News - L'80% dei palestinesi residenti a Gerusalemme Est vive sotto la soglia di povertà. È questo il risultato di una ricerca condotta dalle Nazioni Unite e pubblicata oggi dall'UNCTAD, Conferenza ONU per il Commercio e lo Sviluppo.

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Caro Presidente Obama… spero che non resterai zitto!

17 marzo 2013

In una lettera aperta, un ragazzino palestinese descrive com’è cambiata la vita da quanto i coloni hanno occupato una parte della casa della sua famiglia.

Caro Presidente Obama,

Ho 14 anni e vivo nel quartiere palestinese di Sheikh Jarra, Gerusalemme Est. Circa 4 anni fa, io e la mia famiglia siamo stati sfrattati da una parte della nostra casa da coloni israeliani, sulla base di sentenze del tribunale israeliano. Il processo ha reso la vita, per me e per decine di migliaia di palestinesi, quasi insopportabile. I coloni lavorano per il controllo israeliano di tutta Gerusalemme Est, a volte usando la violenza contro i palestinesi.

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