Arrendetevi, partite o...

Una città, giugno/luglio/agosto 2014

 

Le reazioni palesemente sproporzionate al rapimento e all’uccisione dei tre ragazzi israeliani e i raid aerei che, mentre scrivo, radono al suolo Gaza, sono stati definiti da Israele operazioni militari: l’operazione "Guardiani dei nostri fratelli” e l’operazione "Margine protettivo”. Nessuna delle due aveva niente a che fare con le cause scatenanti, la ricerca dei ragazzi o il lancio di missili da Gaza. [...] Più di 2.000 case sono state saccheggiate e circa 700 persone arrestate. Nessuno conosce la portata della devastazione di Gaza; 1.100 attacchi aerei fino ad oggi; bombardamenti assordanti e senza sosta, artiglieria dalla terra e dal mare, che ha prodotto una tortura collettiva; [...] la prospettiva di quasi due milioni di persone imprigionate, ridotte alla mera sopravvivenza. È chiaro che le operazioni militari avevano un obiettivo, che sarebbero state avviate in ogni caso e che erano solo in attesa di un pretesto. [...]

Netanyahu [...] [h]a lasciato ai palestinesi meno di un Bantustan, una prigione composta dalle settanta isole delle aree A e B della Cisgiordania, i ghetti a Gerusalemme Est, strette enclave all’interno di Israele e la gabbia di Gaza; metà della popolazione del territorio fra il Mediterraneo e il fiume Giordano, confinata in decine di isole, sul 15% della Palestina storica.
[...] Il messaggio è chiaro, unilaterale e definitivo: [...] [v]oi arabi (o "palestinesi”, come siete soliti chiamarvi), non [...] siete nient’altro che prigionieri nelle celle di un carcere, e con la presente dichiariamo attraverso le nostre azioni militari e politiche che avete tre opzioni dinanzi a voi: potete arrendervi da prigionieri come vi è richiesto, nel qual caso vi permetteremo di rimanere nelle vostre celle-enclave. Potete andarvene, come hanno fatto centinaia di migliaia di persone prima di voi. Oppure, se decidete di resistere, morirete.