Profughi palestinesi

SIRIA. La lenta agonia di Yarmouk. Così una città muore nel silenzio

Sul campo profughi palestinese, otto chilometri da Damasco, è calato il silenzio, ma i circa 18mila abitanti intrappolati nell’insediamento continuano a patire la fame, l’acqua potabile scarseggia, non si trova carburante e mancano medicinali e personale sanitario. La denuncia dell’Unrwa

articolo pubblicato su ResetDOC

Roma, 13 febbraio 2015, Nena News – Un anno fa la foto di una marea umana che faceva la fila per il cibo, inondando quel che restava di una strada tra le macerie dei bombardamenti, fece il giro del mondo. Yarmouk divenne il simbolo degli orrori della guerra in Siria. Uno degli assedi, come quelli di Homs, di Kobane, di Aleppo e di altre città e villaggi, di un conflitto che è quasi giunto al suo quinto anno e che ha provocato oltre duecentomila morti, 7,6 milioni di sfollati interni e 3,2 milioni di rifugiati all’estero.

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“Rompere il silenzio” sul campo di Yarmouk assediato in Siria

I residenti palestinesi e siriani del campo per rifugiati di Yarmouk assediato in Siria sentono che la loro drammatica situazione è stata presa con indifferenza

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Un’immagine presa da un video che mostra un palestinese che, a quel che si dice, sarebbe morto di disidratazione nel campo per rifugiati di Yarmouk, nei pressi di Damasco, sotto assedio da parte delle forze governative.

28 gennaio 2015

Middle East Eye

I palestinesi e i siriani residenti nel campo profughi di Yarmouk, nei pressi di Damasco, assediato da oltre due anni dalle forze fedeli al presidente Bashar al-Assad, si lamentano del fatto che il rapido deterioramento delle loro condizioni di vita è stato accolto dall’indifferenza internazionale.

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Quando Israele volò fino a Londra per sparare ad un vignettista…

10 gennaio 2015

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Sarebbe bello se domani in piazza Bibi Netanyahu ci raccontasse dove era il 22 luglio 1987, mentre su un marciapiede di Londra veniva colpito Naji al-Ali, disegnatore e vignettista palestinese, papà premuroso di Handala, bimbo palestinese simbolo delle sue strisce di cui nessuno ha mai visto il volto perché è sempre stato disegnato di spalle. Un bambino che rappresentava (e certo il piombo del Mossad non l’ha interrotto in questo suo compito) la resistenza palestinese e un intero popolo, un bimbo che si sarebbe girato per mostrare il suo volto solo una volta tornato a casa sua, solo una volta tornato libero, in terra di Palestina.
Il papà di Handala, colui che muoveva quella matita così fastidiosa, era un uomo straordinario: a 10 anni era stato un Handala anche lui, esule, cacciato dalla sua terra e abitante di arrangiate tende nel campo di Chatila in Libano.

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In the West Bank, every flat tire tells a story

Haaretz, 05.01.15

 

The “press” decal on my car may be pealing off, but that didn’t stop this young fellow from interviewing me. Before I remembered who was supposed to be asking the questions, he found out where I was born, where my parents came from and how many years I had been living in El-Bireh, the West Bank town near Ramallah. (He was 4 when I moved there, and now he’s 22).

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Video: il lungo viaggio del popolo palestinese a Torino

Riforma, 14 novembre 2014

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Il racconto in una mostra curata dall'Unrwa, inaugurata ieri [...]

 

 

Video Simone Benech

 

da http://www.riforma.it/it/articolo/2014/11/14/video-il-lungo-viaggio-del-popolo-palestinese-torino