I palestinesi e la Siria

 

C'e' divisione sulla crisi siriana. Ma tutti i maggiori gruppi palestinesi hanno espresso la loro opposizione a un attacco Usa a Damasco.

 

14 settembre 2013

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Roma, 14 settembre 2013, Nena News - Una ricostruzione della storia della Siria, delle sue tradizioni e delle sue peculiarità rispetto ai vicini d'area non potrebbe prescindere dall'analisi delle minoranze etniche presenti sul suo territorio. Nell'attuale situazione di guerra civile sembra, quindi, necessario prendere in considerazione quelle entità sociali che della Siria hanno dovuto fare la loro casa. Se nel nord l'analisi si incentrerebbe sulla popolazione curda, da sempre presente ed obbligata ad un'integrazione coatta, nelle aree centrali e meridionali risulta fondamentale approfondire la realtà dei campi profughi palestinesi.

A seguito della Nakba del 1948, l'espulsione dalla loro terra, centinaia di migliaia di palestinesi in tutti questi anni hanno trovato rifugio nei campi profughi allestiti in terra siriana e, da allora, vivono, lavorano e prendono parte alla vita di questo territorio. Se a questo si aggiunge che le dirigenze palestinesi, nei periodi di esilio, hanno trovato sede a Damasco, risulta chiaro che la guerra civile oggi in atto in Siria non poteva non coinvolgere questa popolazione obbligando i partiti politici palestinesi a prendere parola sulla questione.

Negli anni, infatti, la popolazione palestinese ha raggiunto un livello di integrazione tale che, fin dalla primavera 2011, nonostante la mancata presa di posizione dei gruppi politici, non pochi palestinesi hanno partecipato alle manifestazioni contro la dirigenza Assad.

Una condivisione delle rivendicazioni della popolazione siriana che ha indotto molti rifugiati ad impegnarsi nelle mobilitazioni. La reazione del Governo e la nascita di una ribellione armata le cose hanno cambiato il quadro drasticamente.

I campi profughi hanno iniziato ad essere terreno di battaglia tra esercito e ribelli, i palestinesi sono stati accusati da entrambe le parti di essere poco affidabili o schierati nell'opposta fazione ed alcuni gruppi politici palestinesi hanno deciso di schierarsi per gli uni o per gli altri. Se al-Fatah ha scelto una posizione neutrale - almeno in apparenza - per evitare che la popolazione palestinese venisse coinvolta nel conflitto, Hamas, la cui sede, all'inizio delle proteste, era ancora a Damasco, ha abbandonato la terra siriana a favore del Qatar e ha deciso di schierarsi con i ribelli.

Parallelamente il Fplp-cg (Fronte Popolare di liberazione della Palestina- Comando Generale) ha rifiutato fin dall'inizio l'alleanza con i ribelli, accusati di essere al soldo di monarchie del Golfo e Stati Uniti, ed è rimasto al fianco del Governo.

A fronte di questo, la situazione è andata via via deteriorandosi ed attualmente la condizione dei profughi palestinesi in Siria costituisce una crisi nella crisi. Se dal punto di vista umanitario i palestinesi sono obbligati ad una nuova migrazione verso campi profughi in Libano, dove le condizioni di vita sono particolarmente precarie, dal punto di vista politico-sociale la situazione è ancor più grave. Brigate ribelli provenienti da ogni parte del mondo arabo-musulmano cercano di reclutare nuove forze all'interno dei campi e, spesso, vi prendono sede inducendo la dura repressione dell'esercito ufficiale. Cosi' gli arrestati, i feriti e i morti tra le file palestinesi si contano a decine e gli scontri all'interno degli stessi campi sono sempre più gravi.

In questo contesto gli stessi movimenti palestinesi soffrono di divisioni interne sempre meno sanabili. Le Brigate Izz al-Din al-Qassam hanno comunicato la loro opposizione alla linea dei dirigenti politici del loro movimento, Hamas, e affermano di essere pronte a difendere la nazione siriana e affermano di essere intenzionate a riallacciare i rapporti con Iran e Hezbollah, compromessi a seguito della scelta di Hamas di lasciare Damasco.

Il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) e' schierato contro quella che considera una cospirazione regionale e internazionale contro la Siria. Allo stesso tempo ha preso posizione contro il Fplp-cg dopo un bombardamento governativo del campo profughi di Yarmouk, accusando il movimento di Ahmed Jibril di aver trascinato i palestinesi in una contesa non loro.

La frammentazione è, dunque, sempre più accentuata, ma su una questione la posizione sembra essere univoca. Nel momento in cui i Paesi occidentali hanno iniziato a paventare la possibilità di un attacco alla Siria tutti i maggiori gruppi palestinesi hanno chiaramente espresso la loro opposizione, sebbene la posizione di Hamas sia rimasta ambigua e di basso profilo su questo punto. Un intervento militare rischierebbe, infatti, di incidere anche sui già precari equilibri regionali. La paura palestinese che Israele possa ampliare il proprio raggio di influenza, l'apprensione per il destino dei profughi nei campi e la consapevolezza delle conseguenze dell'invasione anglo-americana in Iraq sono tra le principali motivazioni di questa scelta. Nonostante le interferenze internazionali, l'indicazione è chiara: la decisione sul destino della Siria deve essere lasciata all'interno dei confini del Paese. Nena News

 

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