Israele demolisce villaggi cisgiordani ma non tocca gli avamposti ebraici

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 2 Marzo 2012

Haaretz.com
21.02.2012

Limpazienza di Israele di demolire impianti di energia rinnovabile in un villaggio della West Bank è percepita come una risposta molto spiacevole nei confronti dellUnione Europea.

Non sappiamo se il Primo Ministro Benjamin Netanyahu, che molto si è preoccupato del destino degli abitanti di Migron, ha sentito parlare di Tha’lah. Purtroppo per gli abitanti del villaggio, questa è situata in Area C, sotto giurisdizione israeliana. Il ministro Benny Begin, che si è dato tanto instancabilmente da fare per un discutibile “accordo” che – se mai sarà implementato - lascerà comunque i criminali di Migron di su terreni rubati ancora per diversi anni, forse non sa cosa è successo agli abitanti di questo minuscolo villaggio nelle colline a sud di Hebron. E i mezzi di informazione israeliani non hanno smesso un attimo di concentrarsi sulla bomba nucleare iraniana che minaccia di distruggere le nostre case: così non hanno riportato una storia noiosa di una famiglia palestinese la cui abitazione noi, israeliani, abbiamo raso al suolo.
                        
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E’ successo mercoledì scorso. Il funzionario dell’Amministrazione Civile, Nabil Tafsh, è arrivato alla baracca di Youssef Awad accompagnato da un bulldozer. Awad ha raccontato ai rappresentanti dei Rabbini per i Diritti Umani convocati sul posto che un funzionario lo aveva informato di avere un minuto per lasciare la baracca e togliere le pecore dal recinto. Due soldati lo hanno portato via di forza e, in un lampo, il bulldozer ha raso al suolo le sue minuscole proprietà trasformandole in un mucchio di macerie.

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Otto persone, compresi i bambini, sono state buttate fuori dalla loro squallida baracca e lasciate senza un tetto sulla testa in una piovosa notte d’inverno. E’ stato distrutto il recinto delle pecore, e sono rimasti sepolti sotto 15 agnelli e una piccionaia. Quattro agnelli sono morti, quattro sono rimasti feriti e 400 capi di pecore,  risparmiati, hanno perduto il riparo. Le cisterne d’acqua utilizzate per provvedere alle necessità del gregge sono state distrutte e suggellate.

In un esposto presentato all’Amministrazione Civile, l’avvocato dei Rabbini per i Diritti Umani, Quamar Mishirqi, ha scritto che Awad ha consegnato al funzionario un ordine provvisorio dell’Alta Corte di Giustizia che disponeva il rinvio dell’espletamento dell’ordine di demolizione emesso nei suoi confronti. Dichiara che il funzionario ha strappato il documento e dato ceffoni in faccia ad Awad. Mishirqi ha mostrato un accordo stabilito con l’ufficio del pubblico ministero che assicurava ad Awad 60 giorni per rivolgersi all’Alta Corte di Giustizia prima che le sue proprietà fossero distrutte. A detta di lei, non fosse stato per una precipitosa telefonata che quel giorno aveva fatto all’ufficio del Pubblico Ministero, è quasi certo che l’Amministrazione Civile avrebbe proceduto a demolire tutte le case del villaggio.

Il prossimo obiettivo dell’Amministrazione Civile (che, naturalmente, mette in atto le politiche del governo) a Tha’lah e nei villaggi vicini è dato dalle installazioni per l’energia rinnovabile – turbine a vento e pannelli solari che due bravi israeliani, Noam Dotan ed Elad Orian, che fanno parte del Comet (Comunità, Energia e Tecnologia nel Medio Oriente) hanno montato per loro.

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Circa 1.500 persone di 16 comunità, che sono nell’area fin dal 19° secolo, beneficiano attualmente  dell’energia prodotta da queste installazioni, che forniscono luce ed elettricità alle loro modeste aziende di latticini. Qualche settimana fa, l’amministrazione israeliana – quella che fa passare le linee di alta tensione sopra le loro teste per alimentare gli avamposti illegali – ha deciso di inviare a cinque installazioni gli ordini di interrompere i lavori. Gli ordini di demolizione, che si prevede vengano appresso, metteranno al buio le case di 500 persone. I bambini torneranno a sforzare la vista per fare i compiti alla luce di lampade a olio, e le donne riprenderanno a fare burro e formaggio con la zangola, con le mani coperte di vesciche.

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Le nuove strutture erano state installate principalmente con il denaro dei contribuenti tedeschi. Il governo della Germania aveva erogato 400.000 euro per il progetto, ai quali vanno aggiunte somme più modeste fornite da altre organizzazioni. Tre settimane fa, durante una visita in Israele il Ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha chiesto al primo ministro, al ministro della difesa e al ministro degli esteri di impegnarsi a far revocare tali ordini. Tutti hanno promesso di esaminare attentamente la questione. La risposta è arrivata una settimana dopo, sotto forma di un nuovo ordine di interrompere i lavori per un’altra installazione.

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Un portavoce del Ministro degli Esteri tedesco ha fatto sapere che il governo della Germania è a conoscenza dell’ordine di blocco dei lavori per i sistemi a energia solare a Tha’lah, ed è in stretto contatto con il governo israeliano allo scopo di trovare una soluzione amichevole. La stampa tedesca considera il comportamento di Israele come un gesto scortese nei confronti dell’Unione Europea: questa ha osato pubblicare un rapporto critico nei confronti della politica discriminatoria di Israele verso i 150.000 palestinesi che, in Area C, sono sopravissuti ai maltrattamenti delle autorità e alla furia dei coloni.

Durante i primi sei mesi del 2011, il Coordinatore delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari ha registrato nell’area 342 demolizioni di strutture palestinesi: corrisponde a quasi cinque volte il numero di quelle demolite nei primi sei mesi del 2010. Il rapporto ha osservato che, mentre l’Amministrazione Civile non è stata capace di preparare in modo adeguato piani per i villaggi palestinesi in Area C, tutte le comunità ebraiche della West Bank ne hanno ricevuti di dettagliati.

In risposta l’Amministrazione Civile ha dichiarato: “Nel villaggio di Tha’lah si costruisce illegalmente, e contro di questo è già stata intrapresa un’azione legale. Il piano presentato dagli abitanti è stato respinto dal comitato di pianificazione nel giugno 2011 e per questo motivo si è deciso di farla rispettare. Le installazioni solari sono illegali; è stato perciò emesso nei loro confronti un ordine del tribunale, che al momento è in discussione nelle commissioni competenti. L’aiuto esterno è una componente chiave nel migliorare le opportunità di vita della popolazione, ma non comporta l’immunità nel caso di un’azione illegale. Le dichiarazioni contro il funzionario saranno oggetto di indagine.”

La faccenda si ingarbuglia

I funzionari dell’Amministrazione Civile sono impegnati da turbine a vento e recinti per capre dei palestinesi. Quindi, non c’è da stupirsi che non abbiano tempo per occuparsi di qualche struttura che i coloni costruiscono su terreni rubati. Rubati non solo a proprietari palestinesi, ma anche all’Autorità Palestinese.

Due giorni fa, Haaretz ha pubblicato un elenco di avamposti che si estendono entro terreni agricoli in Area B, che è soggetta al controllo civile dell’Autorità Palestinese. Un esposto presentato lunedì all’Alta Corte di Giustizia da un abitante del villaggio di Amatin nella West Bank settentrionale, con il patrocinio di Yesh Din, rivela che il nome dell’avamposto di Havat Gilad era escluso dall’elenco.

L’interpellanza affermava che la gente dell’avamposto aveva costruito due edifici su terra palestinese, violando la legge e gli Accordi di Oslo. Gli ispettori non hanno alcuna fretta di tornare là. L’ultima volta, se la sono cavata per il rotto della cuffia. Anche su questa questione non c’è stato alcun commento da parte dell’Amministrazione Civile.

Lunedì, l’Alta Corte di Giustizia ha deciso che lo Stato deve dare una risposta entro sette giorni.

Foto di Amos Biderman

 

Testo inglese in http://www.haaretz.com/print-edition/features/israel-demolishes-west-bank-villages-as-jewish-outposts-remains-untouched-1.413875 (tradotto da Mariano Mingarelli)

 

http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3303:nella-west-bank-israele-demolisce-villaggi-ma-non-tocca-gli-avamposti-ebraici&catid=25:dalla-palestina&Itemid=75

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