31/1/2017

Un nuovo impianto di desalinizzazione è stato inaugurato nei giorni scorsi, ma la crisi idrica non dà segni di cedimento e continua a colpire le famiglie palestinesi

(Foto: Wizzam Nassar/al-Jazeera)

(Foto: Wizzam Nassar/al-Jazeera)

Roma, 31 gennaio 2017, Nena News - Salata – come arrivata direttamente dal mare – densa, contaminata. L’acqua dai rubinetti delle case di Gaza, soprattutto in quelle lungo la costa, continua ad essere inadatta al consumo umano. Gli impianti di desalinizzazione esistenti non sono in grado di alleviare una crisi idrica allarmante. L’ultimo, del valore di dieci milioni di euro, finanziato dalla UE ed inaugurato il 19 gennaio insieme alla Unicef, sarebbe in grado di produrre – riporta il sito dell’agenzia delle UN – 6.000 metri cubi di acqua potabile al giorno da destinare a circa 75.000 palestinesi nel sud della Striscia, dei quali 35.000 nell’area di Khan Younis e circa 40.000 a Rafah.

Haaretz, Dec. 11, 2015

 

In prison, Shehab would watch Israeli TV and realized that Palestinian officials knew little about Israeli society.

Invicta Palestina, 9 dicembre 2016

donnegaza
Gaza City il 26 ottobre: donne con un cancro al seno diagnosticato partecipano a una manifestazione di sensibilizzazione – immagini Mohammed Asad APA

The Electronic Intifada, Striscia di Gaza 5 dic 2016

Khuloud Abu Qamar ha parlato con calma, ma le sue parole continuano a sconvolgere. “Israele mi sta uccidendo lentamente”, ha detto. “E sta uccidendo anche i miei figli.”

Intervista ad Angelo Stefanini, Coordinatore dei programmi sanitari della Cooperazione Italiana nei Territori Palestinesi Occupati dal 2008 al 2011 e rappresentante a Gerusalemme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002

Unrwa

Gaza, 10 marzo 2016, Nena News – A seguire l’intervista realizzata da Federica Iezzi ad Angelo Stefanini, Coordinatore dei programmi sanitari della Cooperazione Italiana nei Territori Palestinesi Occupati dal 2008 al 2011 e rappresentante a Gerusalemme dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2002.

Com’è la situazione sanitaria a Gaza oggi?

La situazione sanitaria palestinese è frutto di tutta la sua storia. La caratteristica principale è quella della sua frammentazione. Frammentazione tra il Ministero della Sanità, l’UNRWA e le varie Organizzazioni Non Governative palestinesi e internazionali. Ognuna delle ONG ha la propria storia, loyalty, ambiti e compiti specifici. Nessuna inoltre sembra essere esente da posizioni politiche, anche se tutte si dichiarano apolitiche. Uno dei fattori principali che impattano e che sono responsabili di come si sta sviluppando o desviluppando il sistema sanitario sia in Cisgiordania sia a Gaza, risulta essere proprio la Comunità Internazionale con i suoi aiuti. L’enormità di aiuti che riceve un palestinese pro-capite è mal distribuita e consegnata con poca coerenza. E questo riflette il senso di colpa che ha la stessa Comunità Internazionale per non riuscire a risolvere la situazione politica. Anche se gli aiuti si pensa abbiano solo un impatto di tipo tecnico, in una situazione di conflitto come nei Territori Palestinesi, hanno indubbiamente un impatto sull’andamento di quello che una volta chiamavano ‘processo di pace’. Perché? Perché l’aiuto avrà un suo destinatario preciso che può essere una famiglia, un ospedale, un settore all’interno del sistema sanitario, una ONG locale, il Ministero della Sanità, l’UNRWA. Il fatto stesso che si aiuti uno e non evidentemente l’altro crea già i presupposti per un conflitto interno. Se con uno specifico aiuto viene rinforzata una sezione, viene indebolita in qualche modo l’altra, quindi inevitabilmente gli aiuti hanno un effetto divisivo nelle dinamiche interne.

Zeitun

Il calvario di un onesto appaltatore di un’agenzia delle Nazioni Unite dimostra il potere che Israele esercita su chiunque a Gaza. La colpa è solo di Hamas

11 gennaio 2017 Haaretz

Waheed al-Bursh, un appaltatore del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, tornerà a casa sua nella Striscia di Gaza giovedì, sette mesi dopo essere stato arrestato al checkpoint di Erez. E’ una sconfitta per il servizio di sicurezza dello Shin Bet, che ha tentato di incastrarlo con una serie di accuse di aver aiutato Hamas per anni.