Uccisi tre palestinesi, la Striscia sigillata. Il Cairo espelle Galloway
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- Categoria: Riflessioni
- Pubblicato Domenica, 10 Gennaio 2010 11:44
- Scritto da Michele Giorgio - Gerusalemme
il Manifesto, 9 gennaio 2010
RAID ISRAELIANI A GAZA
Dal cielo sono prima caduti i volantini di avvertimento per la popolazione. Poi, qualche ora dopo, missili e bombe: su Gaza city, Khan Yunis e Rafah. Giovedì notte le esplosioni hanno ridotto un paio di edifici a un cumulo di macerie. Tre i morti, tra i quali un ragazzino di 14 anni. Siamo ai preliminari di «Piombo fuso 2», di cui si parla da settimane e che gli esperti militari israeliani prevedono nei prossimi 2-3 mesi?
Nulla trapela dall'ufficio dello stato maggiore israeliano. Certo è che Gaza ha subito il bombardamento più devastante da un anno questa parte e i ricordi sono inevitabilmente andati al gennaio 2009 quando l'offensiva di terra, di aria e di mare lanciata da Israele aveva costretto la popolazione a correre verso rifugi improvvisati in cerca di salvezza.
Per il portavoce militare israeliano si è trattato semplicemente della risposta ai colpi di mortaio e ai razzi lanciati dai palestinesi (uno anche su Ashqelon) che non hanno provocato feriti né danni. Un avvertimento, forse, ai Comitati di resistenza popolare che non intenderebbero più rispettare la moratoria negli attacchi a Israele imposta da Hamas per facilitare le trattative per lo scambio tra il soldato Ghilad Shalit e un migliaio di detenuti politici palestinesi. I caccia israeliani, ha aggiunto il portavoce militare, hanno colpito in particolare quattro obiettivi: una presunta fabbrica di razzi a Gaza city, due tunnel sotterranei tra Rafah e l'Egitto e un terzo tunnel tra Gaza e l'ex valico di Kissufim che, una volta ultimato, i palestinesi avrebbero utilizzato per compiere un'azione armata in territorio israeliano, forse per catturare altri soldati.
Una versione che a Gaza non ha trovato conferme. Israele ha anche chiuso due giorni fa il piccolo valico di Kerem Shalom, da dove entrano da qualche settimana i (limitati) rifornimenti per la popolazione palestinese. Decine di autocarri carichi di merci attendono il permesso di entrare e adesso si ricomincia a temere per i rifornimenti di carburante. Un altro segnale preoccupante lo aveva dato mercoledì il comandante israeliano della regione meridionale, Yoav Galant, invitando gli abitanti del Neghev a prepararsi ad un nuovo periodo di «tensione» e di scontri lungo le linee di confine con Gaza dove, da qualche giorno, si registra una ripresa dei movimenti dei veicoli militari.
E se la popolazione palestinese attende di fare i conti con una possibile seconda offensiva israeliana, sul versante egiziano del valico di Rafah i militari agli ordini di Hosni Mubarak partecipano all'embargo e usano il pugno di ferro con gli attivisti internazionali che portano aiuti e solidarietà politica a Gaza. Dopo aver fermato al Cairo i 1.400 volontari della Gaza Freedom March, ieri l'Egitto ha ufficialmente dichiarato il deputato britannico George Galloway «persona non grata», dopo gli incidenti nella notte tra il 5 e 6 gennaio con la polizia nel porto di el Arish che avevano preceduto l'ingresso del suo convoglio di aiuti umanitari, Viva Palestina, a Gaza.
Galloway non potrà più entrare in Egitto e ha già lasciato il paese. Il sito di Viva Palestina denuncia che il parlamentare è stato espulso con modi bruschi dall'Egitto, assieme al suo collega Ron McKay, da agenti di polizia politica che lo hanno «caricato» su un aereo per Londra. Non solo. Sette componenti del suo convoglio sono stati arrestati non appena usciti da Gaza. Anche loro verranno espulsi al più presto. Si chiude drammaticamente anche l'esperienza di Viva Palestina, che pure era forte della sponsorizzazione turca. A questo punto è da escludere un'autorizzazione egiziana a nuove iniziative di solidarietà con i palestinesi attraverso il valico di Rafah. L'assedio di Gaza ora è totale.
