Rigatoni, arma letale: Israele vieta l'ingresso a Gaza della pastasciutta

il Manifesto, 27 febbraio 2009 (con richiamo in I pagina)


Mentre si aprono al Cairo i colloqui tra Hamas e Fatah, una nuova stravagante «misura di sicurezza» muove l'ironia dei media
Sarà la loro forma cilindrica che li fa apparire come dei minuscoli razzi Qassam ma da settimane è difficile far entrare a Gaza i rigatoni. E con essi il resto della pasta italiana. Per ragioni oscure Israele non lascia transitare la pasta assieme agli alimenti diretti a Gaza e questo incredibile divieto, che si aggiunge a tanti altri, ha subito incuriosito i media - a cominciare dalla americana Cnn - e provocato inevitabili battute. Da parte, ad esempio, del congressman Keith Ellison che, in visita nella regione, ai suoi interlocutori israeliani ha chiesto ragguagli sulla «pericolosità» dei maccheroni. Il ministero della difesa avrebbe revocato il divieto ma, in realtà, la pasta resta ferma ai valichi. «Una portavoce delle Nazioni Unite ci ha confermato che tra i tanti prodotti che fanno fatica ad entrare a Gaza c'è anche la pasta», ci ha detto l'europarlamentare Vittorio Agnoletto (Gue) che ieri assieme ad altri 12 deputati del Parlamento europeo, guidati dalla vice presidente Luisa Morgantini, ha visitato Gaza. Ieri l'aviazione israeliana ha bombardato i tunnel palestinesi a Rafah, tra Gaza e l'Egitto. Poco prima un razzo Qassam aveva colpito la cittadina israeliana di Sderot.

L'embargo contro Gaza è sempre durissimo e Israele sostiene di praticarlo per costringere Hamas a liberare il soldato Ghilad Shalit prigioniero a Gaza dal 2006. A pagarne le care conseguenze però non è il movimento islamico ma 1,5 milioni di civili. La portavoce dell'Onu, ha aggiunto Agnoletto, «ci ha detto che ogni giorno Israele lascia entrare a Gaza una trentina di autocarri con gli aiuti umanitari mentre ne servirebbero 700». Dopo lo stop alle trattative sulla tregua con Hamas, deciso nei giorni scorsi dal governo israeliano, si è paralizzato anche il negoziato per la liberazione di Shalit, l'obiettivo prioritario dichiarato da Olmert. Ora il primo ministro uscente sollecita Hamas a concludere al più presto un accordo per la liberazione del soldato, assicurando che il suo successore designato Benyamin Netanyahu (destra) sarà meno disposto di lui a scarcerare palestinesi in cambio del ritorno a casa del militare israeliano. Dal Cairo, dove ieri sono cominciati i colloqui per la riconciliazione tra Fatah e Hamas, ha risposto ad Olmert uno dei leader di Hamas, Mahmud Zahar. «Il nostro cammino è quello della costanza e la nostra visione è chiara», ha commentato. E' opinione diffusa che non ci sarà alcun accordo di tregua e lo scambio Shalit-detenuti palestinesi prima della formazione del nuovo governo israeliano. La riconciliazione tra gruppi palestinesi invece si è fatta un po' più vicina. Fatah e Hamas avrebbero concordato di formare entro la fine di marzo un governo d'intesa nazionale, almeno a voler dar credito al comunicato letto ieri sera dall'ex primo ministro palestinese Ahmed Qorei (Abu Alaa) alla fine della conferenza al Cairo. La notizia è stata accolta con cautela nei Territori occupati.
In preparazione dell'arrivo nella regione - il 2 marzo, per la Conferenza dei donatori per Gaza che si terrà in Egitto - del segretario di stato Hillary Clinton (il 3 e 4 sarà in Israele e in Cisgiordania), in Medio Oriente è giunto George Mitchell, l'inviato speciale del presidente Obama. Mitchell ieri ha fatto tappa ad Ankara dove ha elogiato il ruolo turco. «La Turchia è un alleato cruciale degli Stati uniti e una forza importante per la pace e la sicurezza in Medio Oriente», ha affermato Mitchell nel corso di una conferenza stampa tenuta dopo i colloqui con il premier, Tayyip Erdogan. Subito dopo Mitchell ha raggiunto Israele dove ha incontrato Netanyahu e il premier e il ministro degli esteri uscenti, Olmert e Livni. Ieri era in missione nella regione anche l'Alto rappresentante dell'Ue, Javier Solana.