Via Padova, il riot spaventa la destra

Il Manifesto, 16 Febbraio 2010 (II pagina)

MIGRANTI
Maroni e Bossi gettano acqua sul fuoco e per la prima volta parlano di integrazione. I residenti contestano la fiaccolata organizzata dagli ex fascisti

IMMAGINI DELLA RIVOLTA DI MILANO.

FOTO TAMTAM

b_300_0_16777215_00_http___farm5.static.flickr.com_4004_4363767404_f1a7676f5e_o.png SALMOIRAGO

«I rastrellamenti possono essere controproducenti, non servono a nulla. Creano rumore ma non portano risultati. Chi vuole usare il lanciafiamme sbaglia, si rischia che esploda una bomba. La risposta a questo problema non può essere emotiva. Ci deve essere una risposta complessa e articolata come è il problema». Chi parla non è un sociologo di sinistra. E' il ministro degli interni leghista, Roberto Maroni, in diretta su Radio Padania. L'omicidio del diciannovenne egiziano Abdel Aziz El Sayed, ucciso sabato sera in via Padova da un gruppo di peruviani per una banale lite su un autobus (la squadra mobile indaga sulle gang di latinos) ha creato un corto circuito.

La rivolta che ne è seguita non può essere liquidata con il solito riflesso condizionato dei cerberi di destra, che a Milano la fanno da padroni. I falchi leghisti ed ex fascisti, come sempre, hanno gridato contro lo straniero, hanno invocato tolleranza zero e pugno di ferro, ma per la prima volta vengono tenuti al guinzaglio dai loro diretti superiori. Il problema è troppo serio e complesso, e la propaganda xenofoba in cerca di facili voti rischia di non pagare più.
Non si era mai visto Umberto Bossi mandare a quel paese il fedele Salvini, l'uomo della Lega a Milano, quello che voleva il metrò solo per milanesi e che dopo gli scontri di sabato sera aveva invocato «rastrellamenti di immigrati casa per casa». Il senatur gli ha mandato a dire di «lasciar perdere». Il ministro Maroni in un'ampia intervista al Corsera si è messo a parlare di integrazione. Non di espulsioni, di reato di clandestinità o di ronde. E ancora su Radio Padania ha ribadito: «Quello che è successo in via Padova è stato un banalissimo incidente. Il ragazzo ucciso non era un clandestino. E' accaduto in un quartiere dove ci sono molti regolari che hanno attività e dove, purtroppo, ci sono anche situazioni di degrado».
Via Padova non è il Bronx. Non è una periferia ai margini della città, ma 4 chilometri di negozi e palazzi alle spalle di piazzale Loreto dove convivono italiani e stranieri di etnie diverse che hanno dato vita ad una convivenza spontanea non priva di problemi ma ricca di potenzialità. Qui gli stranieri sono negozianti. Ma sono anche stipati in microappartamenti. Un intreccio di storie e culture che non si può spazzare via come un campo rom. Reprimere con un blitz delle forze della polizia locale del vicesindaco De Corato, quella che gli immigrati li ingabbiava su bus con le sbarre. Né con l'esercito del ministro La Russa che, appena sbarcato in città, fu mandato a passeggare proprio da queste parti. La perdita del controllo di un quartiere in veloce evoluzione che finora, nel bene e nel male, ha dovuto trovare da solo un equilibrio precario, non fa gioco a nessuno, neppure alle destre.
E allora il sindaco Moratti non sa più che dire, ripete solo di avere chiesto a Berlusconi più poliziotti (ieri a Milano ne sono arrivati altri 170). Il centrosinitra rinfaccia alla destra di non sapere gestire una città che governa da 17 anni. Ma poi non ha grandi idee. Livia Turco chiede a Maroni di passare dalle parole ai fatti: «Il fenomeno dell'immigrazione non si affronta rincorrendo l'emergenza - dice - ma promuovendo l'integrazione e legalità». Filippo Penati, candidato alla Regione del Pd, ha scritto al prefetto una lettera che ha consegnato ai commercianti di via Padova. Accusa il sindaco di discriminare gli stranieri, ma poi, come lei, finisce per chiedere maggiore presenza dello Stato, cioé forze dell'ordine.
«Se invece di 300 militari avessero mandato 150 militari e 150 educatori di strada avrebbero risolto molti più problemi e non solo del nostro quartiere - si sfoga don Piero Cecchi, un parroco di via Padova - qui ci sono tante persone italiane e straniere che vivono in pace e cercano di convivere. Via Padova è molto più bella di quella che i media in questi giorni hanno descritto».
Ieri sera in via Padova è stata organizzata una fiaccolata per la sicurezza. Un centinaio di giovani di destra con bandiere tricolori hanno gridato slogan contro gli stranieri. Ma gli alien in quel quartiere erano loro. Le truppe cammellate di Romano La Russa, fratello del più graduato Ignazio, hanno sfilato circondati da poliziotti e carabinieri, sotto lo sguardo perplesso e sospettoso degli abitanti. Stranieri, ma anche italiani. In molti sono usciti dai negozi e dalle finestre accusandoli di essere solo razzisti che fanno propaganda politica sulla loro pelle. Una contestazione con gli agenti impegnati a evitare possibili scontri, tra residenti e manifestanti. Una ragazza marocchina col velo grida: «Tirate via quelle bandiere, sono io che voglio sicurezza qui è morto un ragazzo del mio quartiere, qualcuno se lo vuole ricordare?».