Matrimonio in soggiorno

il Manifesto, 11 agosto 2009 (con richiamo in I pagina)

VERONA - Una decina le cerimonie saltate nella città di Giulietta e Romeo a causa delle nuove norme
Prime vittime della stretta di Maroni, nozze vietate ai clandestini

Una delle dirigenti dell'ufficio anagrafe del comune li ha chiamati a casa per informarli che dal giorno 8 agosto sarebbe entrata in vigore la nuova legge che non permette i matrimoni di persone sprovviste di regolare permesso di soggiorno. Così quattro coppie di cittadini stranieri, originari del Ghana e della Nigeria ma abitanti a Verona, che sabato scorso dovevano sposarsi, non si sono presentate alla cerimonia. Evidentemente uno/a dei due è clandestino. Lo stesso accadrà giovedì prossimo, quando si celebrerà un solo matrimonio sui quattro previsti, mentre il 15, il giorno di ferragosto, i matrimoni negati saranno quattro su dieci.


A Verona, con l'applicazione del pacchetto-sicurezza, non hanno perso un minuto. La polizia municipale ha iniziato a multare gli automobilisti con le nuove tariffe, ovviamente maggiorate, già subito dopo la mezzanotte tra venerdì e sabato scorsi. Nulla di strano, visto che la città è governata da una giunta molto leghista con un sindaco, Flavio Tosi, amico di lunga data del ministro Maroni, che si è detto «ispirato» proprio dal modello-Verona per l'istituzione degli «assistenti civici», volgarmente detti «ronde», qui in funzione già dal novembre scorso. Una situazione che - ha detto il sindaco - «non ha alcuna necessità di essere modificata, a parte gli adeguamenti previsti dalle nuove norme, per cui abbiamo sei mesi per provvedere. I nostri assistenti e le loro associazioni di riferimento sono già iscritti in una lista depositata in Prefettura». Ma la piccola folla di giornalisti e operatori, che ieri affollava il corridoio della prefettura scaligera, dove si è tenuta una riunione del Comitato cittadino per l'ordine e la sicurezza, era curiosa soprattutto di avere notizie sui matrimoni negati. Anche perché, dalle dichiarazioni del sindaco, sembrava che la nuova legge dovesse colpire solo i cosiddetti «matrimoni di comodo», cioè quelli organizzati per regolarizzare persone clandestine, ovviamente a pagamento. L'Associazione nazionale dei matrimonialisti calcola che in Italia le unioni di questo tipo siano state almeno trentamila negli ultimi dieci anni, con la commissione di due possibili reati, il favoreggiamento della permanenza di clandestini e la circonvenzione di incapace, nel caso di anziani/e che convolano a nozze con giovani stranieri/e. In realtà il pacchetto-sicurezza vieta tutti i matrimoni in cui siano coinvolte persone irregolari sul territorio italiano. Una legge assolutamente civile, secondo il sindaco Tosi, che va a sanare il fatto che l'Italia sarebbe rimasto l'unico Paese occidentale ad offrire la possibilità di sposarsi con clandestini.
Ma le associazioni che lavorano con i migranti, l'Asgi (associazione studi giuridici immigrazione) in primis, stanno già valutando la possibilità di sollevare la questione della legittimità costituzionale del provvedimento: «Nutriamo - dichiara l'avvocato Marco Paggi - seri dubbi sulla norma, in quanto la Costituzione tutela la famiglia in tutte le sue manifestazioni, senza distinzioni tra cittadini e non cittadini. Siamo a conoscenza di un caso segnalatoci da Brescia, di una coppia con un figlio, che avrebbe dovuto sposarsi il 22 agosto. Uno dei due non è in possesso di regolare permesso di soggiorno e quindi, data anche la presenza del minore, si sta pensando quale tipo di ricorso sia possibile portare avanti, data, evidentemente, l'assenza di qualsiasi giurisprudenza su casi come questo».
Intanto moltissimi cittadini stranieri, che avrebbero potuto, con un'unione civile, uscire alla luce del sole da condizioni di clandestinità spesso insopportabili - si pensi soltanto alle migliaia di lavoratori "in nero" che affollano cantieri e campagne della penisola - sono costretti a rintanarsi, di nuovo, nell'ombra. Anche se il loro sarebbe stato, in molti casi, un matrimonio d'amore.