il Manifesto, 10 marzo 2010 (III pagina)
STATI UNITI
Negli Usa di questi tempi perdere il lavoro è molto facile: sono oltre 8 milioni i nuovi disoccupati che lo hanno perso dal gennaio 2008, data d'inizio della crisi. E anche chi sarebbe in condizione - per i molti anni lavorati - di ritirarsi dalla vita lavorativa, vista la crisi che sta impoverendo le famiglie, rimane aggrappato al lavoro. Soprattutto per motivi economici: il 43% dei lavoratori dichiara di avere meno di 10 mila dollari risparmiati per affrontare la pensione. In un solo anno la percentuale è salita di 4 punti dal precedente 39%.
Per gli italiani non è semplice capire il sistema pensionistico statunitense che è un sistema con varie gambe. Semplificando: la pensione può essere costituita individualmente o essere pagata pagata dai sindacati (che per questo ricevono dei contributi dai datori di lavoro e dai lavoratori). Infine, può essere una pensione aziendale diretta. Quest'ultima forma si chiama 401(K) e può essere a rendita garantita (l'importo della pensione è prederminato) o a contributo fisso, con pensione, però, incerta. Il dato diffuso ieri - che esclude il valore della prima casa e eventuali benefici di piani pensionistici (individuali o aziendali) - è stato reso noto ieri dall'EBRI's, l'Employee Benefit Research Institute che ha pubblicato l'annuale «Retirement Confidence Survey».
La percentuale più impressionante è che il 27% dei lavoratori (contro il 20% di un anno prima) ha dichiarato di avere risparmi minori di 1000 dollari. E quel che è peggio è che solo il 16% dei lavoratori (la percentuale più bassa degli ultimi 20 anni) spera di poter riuscire a risparmiare di più. Quello che manca è, insomma, un «cuscinetto» finanziario che consenta di affrontare imprevisti, visto che le pensioni Usa non sono ricche. E come nei casi dei piano pensionistici 401(K) della Enron e di Wordcom sono state addirittura bruciate dalle imprese i cui manger con i soldi dei lavoratori acquistavano azione delle loro società.
In queste condizioni, programmare il ritiro dal lavoro è estremamente difficile. Ovviamente per motivi economici, visto che la percentuale di lavoratori che è riuscita a risparmiare per costituirsi un gruzzoletto (visto che le pensioni negli Usa sono cosa rara) è scesa dal 75% al 69%. Secondo Jack VanDerhei, il direttore delle ricerche dell'EBRI's, la cause del declino in tasso di risparmio è da attribuire alla perdita di posti di lavoro e al problema dei mutui. Inoltre la riforma delle pensioni aziendali (definite 401K) ha spinto moltissimi lavoratori a sostituirle con pensioni individuali.
I numeri di chi ha programmato il ritiro dal lavoro stano diminuendo vertiginosamente e sta crescendo, invece, la percentuale di chi ha deciso di posporre l'uscita: il 24% contro il 14% del 2008. Di più: molti lavoratori statunitensi sono seriamente preoccupati di non essere in grado di fronteggiare spese mediche impreviste e solo il 46% è stato in grado di calcolare quando gli necessiterebbe per affrontare il ritiro dal lavoro. Visto che, secondo i calcoli degli esperti, il reddito per affrontare il ritiro dal lavoro (inclusa la Social security, i benefit e la pensione) non dovrebbe essere inferiore all'80% di quanto si percepisce lavorando. E questo presupporrebbe la capacità di risparmiare tra il 6 e il 10% della retribuzione.



