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Cisjordanie
Eyes of a child Array Imprimer Array
Écrit par Gideon Levy   
Jeudi, 02 Septembre 2010 20:33

20.08.10


In a video seen around the world, 4-year-old Khaled Jaabari tried to stop Border Police from arresting his father. The background: a military operation aimed at dismantling a Palestinian farmer's irrigation pipes.


They are heartrending images to which no parent can remain indifferent. A little boy wails - his father is being arrested; the boy screams as troops shove his father; rifles are at the ready and the child is pushed and swallowed up amid the legs of beefy policemen, trying desperately to cling to his father's pants, until one of the soldiers picks him up and removes him. The child's cries - "Baba! Baba!" - gradually fade away.

The routine of dozens of years of occupation suddenly becomes a worldwide scandal. A camera or a mobile phone, a journalist or a passerby, a news agency or YouTube, and the world watches the events. Over the years, thousands of children have witnessed the brutal arrest of their parents in the territories, watched in tears as they were hit, humiliated and shoved coarsely and violently. But earlier this month, Khaled Jaabari became a global icon; the video of the distraught child was broadcast on international television networks and can be seen on YouTube.

We met the boy at the beginning of the month. Dressed in his best clothes, perhaps in honor of our visit, he is shy, sticks a finger in his mouth, climbs the fig tree in the courtyard of his home as though fleeing in dread of us. The imprints of the shock are still clearly visible: We are unable to get him to say a word after he is told we are Israelis. Well, how else could a small child react after he saw dozens of Israeli soldiers and police raid his grandfather's house at dawn, grab his father by force and take him and his uncle away?

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By Hook and By Crook - Video Array Imprimer Array
Écrit par B'Tselem   
Jeudi, 02 Septembre 2010 08:25

July 2010, Comprehensive report

Some half a million Israelis are now living over the Green Line: more than 300,000 in 121 settlements and about one hundred outposts, which control 42 percent of the land area of the West Bank, and the rest in twelve neighborhoods that Israel established on land it annexed to the Jerusalem Municipality. The report analyzes the means employed by Israel to gain control of land for building the settlements. In preparing the report, B'Tselem relied on official state data and documents, among them Attorney Talia Sasson’s report on the outposts, the database produced by Brigadier General Baruch Spiegel, reports of the state comptroller, and maps of the Civil Administration.

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Uccisi 4 israeliani, Hamas esulta Array Imprimer Array
Écrit par redazione de il Manifesto   
Jeudi, 02 Septembre 2010 03:32

Il Manifesto, 1 Settembre 2010 (con richiamo in I pagina)

HEBRON

soldato

Non è un buon viatico ai negoziati israelo-palestinesi che cominciano domani a Washington, sponsorizzati dagli Stati uniti. Uomini armati ieri sera hanno hanno ucciso quattro israeliani - due uomini e due donne, una delle quali incinta - nella Cisgiordania occupata. L'attacco è avvenuto alle 19.30 locali sulla strada 60 vicino ad Hebron. Secondo la polizia israeliana, che ha parlato di «attacco terroristico», un palestinese armato ha aperto il fuoco contro un veicolo nella colonia ebraica di Kyriat Arba. Reparti dell'esercito israeliano sono impegnati nella ricerca degli attentatori, che si sono dileguati a bordo di un'auto. Altri reparti cercano di contenere la collera degli abitanti israeliani della zona. Un mese e mezzo fa, nello stesso luogo, un agente di polizia israeliano era stato ucciso in un analogo agguato palestinese.

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Studiare in regime di apartheid. Un'esperienza personale Array Imprimer Array
Écrit par Enrico Bartolomei   
Mercredi, 01 Septembre 2010 06:14

Birzeit, Palestina sotto apartheid, giovedì 16 agosto.

 

Forse a qualcuno dei firmatari della Campagna per il Diritto allo Studio ed alla Libertà Accademica in Palestina interesserà leggere queste righe. E' un'esperienza personale su cosa significa lottare per la sopravvivenza culturale nella Palestina sotto regime di apartheid.

Ieri notte, poco dopo le tre del mattino, le Forze di Occupazione Israeliane fanno irruzione nel mio appartamento di Birzeit, grazioso villaggio palestinese a due passi dall'Università di Birzeit, nei Territori Palestinesi Occupati. Battono violentemente contro la porta col calcio dei mitra, urlando "geish", "qui è l'esercito!". Il mio coinquilino statunitense apre la porta e viene travolto da almeno dieci soldati in assetto di guerra, tute mimetiche e mitra spianati. Si rivolgono a noi in arabo, o meglio nell’idioma palestinese locale. Chiedono chi altro vive in casa, mentre ci spingono in camera puntandoci i mitra in petto. Tre fanno la guardia mentre altri soldati rovinstano in ogni angolo. Provo a rispondere, in dialetto palestinese, prendo tempo, voglio capire se sono le forze di sicurezza palestinesi o l'esercito israeliano. Siamo in Zona A, che secondo (la farsa de) gli accordi di Oslo è zona (ghetto) sotto totale (sicurezza e amministrazione) controllo dell'Autorità Palestinese. Gli israeliani non potrebbero entrarci. Parlano tra loro in ebraico, hanno scritte in ebraico nelle uniformi: non sono palestinesi. Chiedono i documenti. Capiscono che hanno sbagliato preda, siamo solo "internazionali". Passano all'inglese: "che ci fate qui?". Non bisogna perdere la calma, mostrarsi intimiditi. Devono sapere che stanno agendo in barba a tutte le convenzioni internazionali. Mi viene naturale rispondere: "che ci fate VOI qui?". La situazione diventa quasi comica.

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Dimostrante lievemente ferito a Bil'in - Video Array Imprimer Array
Écrit par Haitham al-Khatib   
Mardi, 31 Août 2010 22:45

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 29 agosto 2010

Popularstruggle.org
27.08.2010

Un manifestante è stato sgomberato all’ospedale di Ramallah con leggere ferite, dopo che una pallottola rivestita di gomma, sparatagli da una breve distanza, gli si era conficcata nel ginocchio.

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La dimostrazione di questa settimana a Bil’in ha commemorato l’assassinio del dirigente del FPLP Abu Ali Mustafa ad opera di un missile sparatogli entro casa da Israele. Un’ampia delegazione del FPLP insieme a circa 50 attivisti israeliani e internazionali si era unita alla popolazione di Bil’in.

I manifestanti hanno denunciato pure la recente condanna di Abdallah Abu Rahman per l’accusa di incitamento e organizzazione di dimostrazioni illegali. Alcuni manifestanti indossavano maschere con il volto di Abdallah, consegnando il messaggio che, con l’imprigionamento di Abu Rahman, Israele avrebbe solo rafforzato lo spirito di resistenza che lui rappresenta.

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