Il Manifesto, 3 Marzo 2010
IRAN/NUCLEARE
Il tempo delle sanzioni all'Iran non è ancora arrivato - non secondo Mosca, per lo meno, né per Pechino. Così si è espresso in modo chiaro il ministro degli esteri russo sergei Lavrov, ieri a Parigi dove accompagna in visita ufficiale il presidente Dimitri Medvedev. «Punteremo tutti gli sforzi sulla ricerca di soluzioni politiche e diplomatiche. Questi sforzi non si sono ancora esauriti», ha detto Lavrov. Il giorno prima Medvedev aveva detto che Mosca potrebbe appoggiare sanzioni se gli sforzi diplomatici falliranno - ma spera ancora di evitare misure punitive. Dichiarazioni dello stesso tono sono venute ieri da Pechino. «Facciamo appello a risolvere la questione del nucleare iraniano attraverso la diplomazia», ha detto il portavoce del ministero degli esteri Qin Gang: «Crediamo che ci sia ancora spazio per sforzi diplomatici e che tutte le parti in causa dovrebbero intensificare questi sforzi».
Il dossier nucleare iraniano tornerà all'ordine del giorno del Consiglio di sicurezza dell'Onu nei prossimi giorni: gli Stati uniti e gli alleati stanno elaborando da tempo una nuova bozza (sarebbe la quarta) di possibili sanzioni da proporre al Consiglio, a quanto pare entro questa settimana - le indiscrezioni dicono che conterrà un «simbolico» rafforzamento delle sanzioni già in vigore, mirate a istituzioni del governo o delle guardie della Rivoluzione (l'istituzione militare che controlla il programma nucleare). Tra le ipotesi circolate c'era anche un embargo sulle vendite di carburante all'Iran, che importa buona parte del suo fabbisogno; sembra sia stata scartata perché colpirebbe la popolazione in generale.
Anche per queste sanzioni «simboliche» però non è affatto scontato il consenso nel Consiglio di sicurezza - stando alle dichiarazioni venute da Mosca e Pechino. Intanto Israele ha cominciato un suo lavoro di lobbying a favore di sanzioni più dure. Nel fine settimana scorso un gruppo di alti funzionari del governo israeliano è andato a Pechino, per perorare la propria causa presso il governo cinese. La Cina ha firmato nei mesi recenti una serie di ottimi contratti con l'Iran, sia per lo sfruttamento di fonti energetiche (petrolio e gas), sia per l'esportazione in Iran di carburante e di merci generali. Ma il punto di vista cinese va oltre l'aspetto economico - di recente Pechino ha descritto le proteste avvenute in Iran dopo le elezioni come un fenomeno fomentato da interessi statunitensi. La partita politica è aperta. Non precisamente «diplomatico» è stato ieri il ministro degli esteri israeliano Avigdor Lieberman, che si è rivolto agli Stati uniti: «Dovrebbero imporre all'Iran un embargo unilaterale sul modello cubano».
Il 18 febbraio l'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) aveva diffuso il suo ultimo rapporto sull'Iran; per la prima volta dichiara che c'è «il rischio» che l'Iran stia lavorando a disegnare una testata atomica. Linguaggio duro che riflette lo stile del nuovo capo dell'Agenzia, il giapponese Yukiya Amano, il quale ieri ha detto: «l'Iran non ha collaborato».



