il Manifesto, 5 marzo 2010
IRAN, IL FILM PROIBITO
Sarebbero state liberate ieri sera quattordici delle diciotto persone arrestate a Tehran lunedì scorso in casa del regista Jafar Panahi. Lo riferisce la Bbc in lingua farsi. Tra i rilasciati risultano anche la moglie e la figlia adolescente del regista. Restano invece in carcere, oltre allo stesso Panahi, il cineasta Mohammad Rassoulof e l'aiuto regista Mehdi Purmuassa.
Sembra chiara a questo punto la ragione dell'arresto: Panahi stava girando un film non autorizzato sulla rivolta scoppiata in Iran dopo le elezioni presidenziali dello scorso giugno - che hanno portato alla riconferma di Ahmadinejad - tra il governo e l'Onda verde. Il regista non ha mai nascosto le sue idee politiche schierandosi accanto al leader dell'opposizione Mousawi. È evidente che l'idea di un suo film sulle elezioni e sul movimento dei cittadini che continuano a manifestare dissenso è per il governo iraniano insopportabile. La conferma arriva da fonti sia governative che d'opposizione. Il sito riformista Rahesabz scrive che Panahi stava lavorando a un nuovo film. Il sito conservatore Tabnak elogiando la «vigilanza» dei servizi segreti spiega che il regista è stato imprigionato perché preparava un film ostile al governo.
Lo dimostrerebbe anche l'elenco degli arrestati reso noto ieri, in pratica un intero cast con molti nomi di punta del cinema iraniano come Ebrahim Qafur (cameraman), Mehrdad Mir-Kiani (truccatore), Vahid Vakilifar (critico), Kazem Ruzitalab (attore), Shamsi Saqeqi (attrice) e Morteza Dehnavi (microfonista). Continuano intanto le manifestazioni in sostegno di Panahi e per la libertà d'espressione in Iran. In Francia le associazioni dei registi hanno lanciato una petizione chiedendo al governo di intervenire per il rilascio di Panahi.



