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Écrit par Redazione Esteri
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Jeudi, 11 Mars 2010 01:15 |
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Il Manifesto, 10 Marzo 2010
IRAQ
A 48 ore dalla chiusura dei seggi in Iraq la lista sciita del premier uscente Nuri al Maliki sarebbe in vantaggio in nove delle 18 regioni irachene, mentre la coalizione laico-sunnita guidata dal diretto rivale, l'ex premier Iyad Allawi, sarebbe attualmente prima in altre cinque regioni, ridimensionando di fatto, su media nazionale, l'altra coalizione religiosa sciita capeggiata da Ibrahim Jaafari. Stando ai dati forniti ieri a Baghdad dall'istituto indipendente di monitoraggio elettorale 'Ayn' (l'Occhio), i risultati definitivi attesi non prima del prossimo 18 marzo dovrebbero sancire una vittoria di Maliki su metà delle regioni irachene, ma anche un'affermazione, per certi versi a sorpresa, della lista di Allawi. L'altro blocco religioso sciita, guidato dall'ex premier Ibrahim Jaafari, indicato alla vigilia come il diretto concorrente di Maliki, per il momento sembra aggiudicarsi soltanto una delle 15 regioni monitorate dall'istituto iracheno. |
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Écrit par Giuliana Sgrena
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Mercredi, 10 Mars 2010 01:11 |
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Il Manifesto, 09 Marzo 2010
IRAQ - Ha votato il 62% degli aventi diritto
Molti pensavano che il 7 marzo, giorno delle elezioni in Iraq, avrebbe segnato l'inizio della fine del ritiro degli americani dalla Mesopotamia. Così non è stato e il presidente statunitense Barack Obama ieri ha confermato il piano del ritiro. «Solo una catastrofe potrebbe far cambiare i piani», ha aggiunto ieri il generale Ray Odierno, comandante delle forze Usa in Iraq. Solo alla fine del mese si sapranno i risultati definitivi delle elezioni che si sono tenute domenica in Iraq. Allora sapremo chi saranno i nuovi 325 deputati del parlamento, se le donne avranno superato la quota del 25% loro riservata. La campagna elettorale ha infatti visto una forte partecipazione delle donne.
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Écrit par Mohammed A. Salih
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Mardi, 09 Mars 2010 01:59 |
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Il Manifesto, 7 Marzo 2010
IRAQ - Oggi le elezioni parlamentari. Precedute dall'ennesimo attentato
Foto: MANIFESTAZIONE DEL PARTITO D'OPPOSIZIONE KURDO "GORRAN" A SULAIMANIYAH /FOTO AP
Nella corsa alle elezioni parlamentari, oggi in Iraq, i kurdi non solo devono fare i conti con profonde divisioni interne - che, combinate con l'ascesa di altre potenti coalizioni nel resto del paese, potrebbe portare a una riduzione del potere dei curdi sulla scena politica dell'Iraq. Negli ultimi sette anni i kurdi hanno mantenuto un fronte unito a Baghdad, cosa che ha portato a un'ascesa senza precedenti del loro potere: per la prima volta dalla nascita del moderno stato iracheno negli anni '20, Jalal Talabani, un kurdo, è diventato presidente; la costituzione irachena ha riconosciuto ai kurdi ampi diritti, in particolare nella sfera dell'autogoverno.
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Écrit par Redazione Esteri
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Mardi, 09 Mars 2010 01:04 |
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Il Manifesto, 7 Marzo 2010
Un nuovo bagno di sangue ha funestato la vigilia delle elezioni parlamentari in Iraq: un'autobomba è esplosa nella città santa di Najaf, e ha investito in pieno due pullman di pellegrini iraniani. E iraniani sono dunque gran parte delle vittime: almeno quattro i morti e quasi sessanta i feriti, di cui 17 sono iracheni. L'attentato, che porta ad oltre 50 il numero delle persone uccise negli ultimi giorni di campagna elettorale, è stato messo a segno in un parcheggio a poche centinaia di metri dalla moschea-mausoleo dell'imam Ali, una delle figure più venerate dell'Islam sciita. Intanto, in occasione del voto sono state rafforzate ulteriormente le misure di sicurezza: da ieri a lunedì mattina, le frontiere e gli aeroporti resteranno chiusi. E mentre a Baghdad sarà vietata la circolazione a qualsiasi veicolo non autorizzato, proprio per scongiurare le autobomba, sarà anche impossibile viaggiare da una provincia all'altra del paese. |
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Écrit par redazione de il Manifesto
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Dimanche, 07 Mars 2010 02:20 |
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il Manifesto, 6 marzo 2010
Era stato dipinto come contrario alla guerra scatenata nel 2003 da Tony Blair assieme a George W. Bush. Ieri però Gordon Brown, premier britannico che ai tempi dell'invasione angloamericana dell'Iraq ricopriva il ruolo di cancelliere dello Scacchiere, ha rivendicato la decisione di sferrare l'attacco a Baghdad. Brown, di fronte alla commissione d'inchiesta sulla guerra in Iraq, ha dichiarato che l'azione militare «fu la scelta giusta, per le ragioni giuste». Secondo Brown l'Iraq aveva violato numerose risoluzioni dell'Onu e questo, e non l'asserita presenza di armi di distruzione di massa (che poi si rivelarono inesistenti) fu il motivo che rese ineluttabile l'azione militare. «I miei briefing del 2002 e 2003 con l'intelligence mi portarono a credere che l'Iraq fosse una minaccia che andava affrontata» ha ricordato Brown. Peccato che proprio nella preparazione di prove d'intelligence false la Gran Bretagna si concentrò tanto, fino a sostenere che l'Iraq avrebbe potuto utilizzare armi di distruzione di massa solo 45 minuti dopo un ordine in tal senso da parte di Saddam Hussein. |
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