Iraq
Profeta Isaia Array Imprimer Array
Écrit par Alberto Piccinini   
Vendredi, 03 Septembre 2010 02:46

il Manifesto, 2 settembre 2010

VUOTI DI MEMORIA
Nella guerra in Iraq, gli Stati Uniti e i nostri alleati hanno prevalso. (...) In questa battaglia, abbiamo combattuto per la causa della libertà e della pace nel mondo. La nostra nazione e la coalizione sono orgogliose di questa impresa, e siete stati voi, le Forze Armate degli Stati Uniti, ad averla compiuta. Il vostro coraggio, la vostra determinazione nell'affrontare il pericolo per il vostro Paese e l'uno per l'altro, hanno reso possibile questo giorno. Grazie a voi, la nostra nazione è più sicura. Grazie a voi, il tiranno è stato sconfitto e l'Iraq è libero. L'operazione Iraqi Freedom è stata portata a termine con precisione, rapidità e audacia che il nemico non si aspettava e che il mondo non aveva mai visto prima. (...) Tutti voi, in questa generazione di militari, avete accettato la più grande responsabilità della storia. State difendendo il vostro Paese e proteggendo gli innocenti dal male. Ovunque andiate portate un messaggio antico ma sempre valido. Usando le parole dette dal profeta Isaia «Ai prigionieri: Uscite!, e a quelli che sono nelle tenebre: Venite alla luce!». (...) Dio vi benedica e continui a benedire l'America. (George W. Bush, discorso sulla portaerei Lincoln al largo della California; 1 maggio 2003)

 
Gli americani se ne vanno Array Imprimer Array
Écrit par Vauro   
Vendredi, 03 Septembre 2010 02:16

il Manifesto, 2 settembre 2010 (I pagina)

web-image-1ddd253b29cb870552d4817edb2f38fe

 
Dicono che è finita. Ma a che prezzo? Array Imprimer Array
Écrit par Marco d'Eramo   
Jeudi, 02 Septembre 2010 01:45

Il Manifesto, 1 Settembre 2010 (I pagina)

IRAQ

Così, sulla via di Baghdad, gli Stati uniti hanno incontrato il limite del proprio potere. Una potenza che credevano letteralmente inoppugnabile, cioè incombattibile, dopo la vittoria nella guerra fredda e la sconfitta dell'Unione sovietica. Ieri, in un discorso alla nazione (tenuto alle 2 del mattino ora italiana, troppo tardi per tenerne conto) il presidente degli Stati uniti, Barack Obama, ha dichiarato ufficialmente chiuse le operazioni militari. In teoria, da oggi i 50.000 soldati Usa che rimarranno in Iraq almeno per altri 16 mesi non usciranno più in missione di combattimento. La «fine delle ostilità» avviene dopo sette anni e mezzo di guerra, dopo milioni di sfollati, centinaia di migliaia di civili iracheni ammazzati e decine di migliaia di militari iracheni falciati via, dopo 4.734 soldati della coalizione uccisi (oltre a 564 contractors), dopo una spesa per i contribuenti statunitensi che ha già superato i 1.000 miliardi di dollari (ma alla fine il conto sarà di 3.000 miliardi, incluse le pensioni d'invalidità, le cure per i 32.000 feriti e le pensioni alle vedove).
E tutta quest'immane distruzione di vite, di risorse, persino di storia, per che cosa? Alla fine gli Usa avranno ottenuto la caduta del regime di Saddam Hussein e la sua uccisione. Avranno acquistato - a carissimo prezzo - il diritto a mantenere delle basi in un paese in cui prima non avevano mai potuto insediarsi. La loro presenza nella regione non dipenderà più solo dalle basi in Turchia, Kuwait e Arabia saudita. Ma a che prezzo? Hanno accresciuto l'influenza di Tehran e degli ayatollah sulla regione: quel che era uno stato governato dai sunniti è ora controllato di fatto dagli sciiti. Hanno riacceso la miccia kurda sotto i regimi turco, siriano, iraniano (oltre che iracheno) inimicandosi non poco il fondamentale alleato turco.

Lire la suite...
 
Despite new mission, US troops still in the fight in Iraq Array Imprimer Array
Écrit par Dan De Luce – WASHINGTON   
Mercredi, 01 Septembre 2010 01:55

Middle East Online, 20-08-2010

web-image-a86717f66afccdd4c42a25626e2e20ca

Still in combat


50,000 US troops in Iraq 'will continue to conduct partnered counter-terrorism operations'.

By US troops will still be in combat and taking on militants in Iraq even as the American military moves to an "advise and assist" role with a smaller force, officials said Thursday.

The withdrawal of the last US combat brigade on Thursday was hailed as a symbolic moment for the controversial American presence in Iraq, more than seven years since the invasion that toppled Saddam Hussein.

But while the remaining 50,000 troops will no longer have a formal combat mission after September 1, they will be well-armed and possibly coming under fire as they join in manhunts for Al-Qaeda figures or other extremists.

"I don't think anybody has declared the end of the war as far as I know," Pentagon press secretary Geoff Morrell told MSNBC.

Lire la suite...
 
Iraq, il grande ritiro Usa Array Imprimer Array
Écrit par Carlotta Caldonazzo   
Mercredi, 01 Septembre 2010 01:45

Il Manifesto, 01 Settembre 2010

BAGHDAD - Il premier Al Maliki: «Ora siamo un paese sovrano e indipendente»

Ma a quasi sei mesi dalle elezioni ancora non c'è un governo

soldati

SOLDATI AMERICANI ATTENDONO DI TORNARE A CASA/FOTO REUTERS

«L'Iraq e il suo popolo sono riusciti a chiudere il capitolo della guerra settaria che non si riaprirà, non lo permetteremo, perché gli iracheni vivano in un paese sovrano e indipendente, soddisfatti del fatto che le nostre forze di sicurezza sono in grado di assumersi la responsabilità».
Con questo messaggio trasmesso dalla tv locale al-Iraqiya, il primo ministro iracheno Nuri al-Maliki ha commentato la fine ufficiale della missione militare statunitense, celebrata dalla visita ufficiale del vice presidente americano Joseph Biden - anche se, partite le «truppe combattenti», restano ancora 50mila soldati Usa in Iraq.

Lire la suite...
 

Page 1 sur 8

«DébutPrécédent12345678SuivantFin»