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Écrit par Leo Lancari ROMA
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Mardi, 24 Août 2010 00:50 |
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il Manifesto, 22 Agosto 2010
«Sulle espulsioni rispetti le normative dell'Unione europea» IMMIGRATI - Il ministro ha chiesto di poter mandare via anche i cittadini comunitari
 FOTO SIMONA GRANATI
Se la Francia caccia i rom dal suo territorio, per Roberto Maroni l'Italia deve fare di più, andare oltre quella che è già la vergognosa messa al bando di un popolo. Bisogna arrivare al punto, dice, di poter «espellere anche i cittadini comunitari». In un'assurda quanto pericolosa corsa a chi è più xenofobo, di fronte alle deportazioni messe in atto nei giorni scorsi dal presidente francese Nicolas Sarkozy il titolare leghista del Viminale prima rivendica, e poi rilancia. La Francia non sta «facendo altro che copiare l'Italia» spiega facendo riferimento allo smantellamento dei campi rom avviato da Walter Veltroni quando era sindaco di Roma e degnamente proseguito dal suo successore del Pdl Gianni Alemanno. Certo, ci sono dei limiti con i quali anche la Lega deve fare i conti. Al punto che Maroni sembra quasi dispiacersi di non poter mettere in atto le retate fatte in Francia. «Da noi molti rom e sinti hanno anche la cittadinanza italiana - si lamenta infatti il ministro -. Loro hanno diritto a restare, non si può fare nulla». Ma almeno per quanto riguarda l'impossibilità di cacciare i comunitari non è detto che le cose debbano per forza restare per sempre così. Maroni annuncia infatti di voler affrontare la questione nel vertice dei ministri degli Interni che si terrà a Parigi il prossimo 6 settembre.
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Écrit par Filippo Gentiloni
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Mardi, 24 Août 2010 00:36 |
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il Manifesto, 22 agosto 2010
Novità in vista nel rapporto fra lo stato italiano e le varie religioni. Il Parlamento sta per approvare ben sei «intese» con altrettante autorità religiose che hanno ben poco a che vedere con la chiesa cattolica, e cioè: buddisti, mormoni, induisti, apostolici, ortodossi, testimoni di Geova. Un totale di circa un milione e mezzo di credenti (quasi un milione di immigrati, il resto italiani; la maggioranza ortodossi e testimoni di Geova).
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Écrit par Franco Previtali - risponde Alessandro Braga
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Mardi, 24 Août 2010 00:32 |
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il Manifesto, 22 agosto 2010
Leggendo abitualmente «il manifesto» e interessandomi vivamente le analisi politiche e sociologiche condotte sul «cancro» leghista nel nord-Italia, mi imbatto frequentemente negli articoli di Alessandro Braga. Quanto sto per esporre irriterà certamente l'interessato che si difenderà magari citando la avalutatività weberiana che caratterizzerebbe i suoi articoli. Ma i suoi pezzi paiono trattare le Lega come un qualsiasi partito dell'arco costituzionale e i suoi ministri ed esponenti come normali figure di una destra semplicemente conservatrice, magari un po' folkloristica ma sostanzialmente innocua. Non voglio dire che persino l'abusato termine «senatur» cui ricorre sempre Braga per indicare il pluri-inquisito e mai definitivamente condannato capo-popolo Bossi, può apparire come un appellativo semi-affettuoso. Ad Alessandro chiedo amichevolmente: ma quando scrivi di questa formazione politica, hai sempre presente che si tratta di un partito razzista, secessionista, xenofobo? Useresti lo stesso tono distaccato e pacato per descrivere una formazione neo-nazista austriaca o il kkk americano? Ti ricordi mai che il degrado culturale e sociale italiano ha fra i principali responsabili la lega, oltre che il PdL? degrado che ha permeato il linguaggio, i sentimenti e lo «stile» espressivo della gente? Mi farebbe piacere vedere il tuo prossimo articolo più ricco di disprezzo (o almeno di sarcasmo) e di condanna verso quello che rappresenta il vero neo-fascismo delle province settentrionali. Franco Previtali Milano
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Écrit par Ugo Magri - Roma
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Mardi, 24 Août 2010 00:28 |
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La Stampa.it, 22/08/2010
 Denis Verdini (a sinistra) davanti a Palazzo Grazioli
Sondaggi con i centristi: non per per farli entrare, ma per trovare un puntello. «Con Casini vedrete che riusciremo ad accordarci»
Perfino nei momenti più drammatici si insinua il virus della comicità. Così qualche genio della politica ha suggerito a Berlusconi di cambiar nome ai suoi galoppini e di ribattezzarli con formula altisonante: «Squadre della libertà». Col risultato che nel gergo corrente diventeranno «squadristi». Peggio di un insulto: un autogol da metà campo. Ma questo accade perché nel Pdl vanno di moda quanti gettano il cuore oltre l’ostacolo, e vogliono distinguersi agli occhi del Capo con la retorica guerriera, si sarebbe detto un tempo, degli «otto milioni di baionette». Dunque gara a chi la sparava più grossa, ieri a Palazzo Grazioli, nella riunione conviviale voluta dal Cavaliere in vista, non si sa mai, di elezioni anticipate. Grandi discussioni preliminari sugli inviti, La Russa contrarissimo a coinvolgere circoli e club («Mica vorremo perdere tempo con questi...», è stato udito vociare), Valducci e la Brambilla che invece premevano per esserci, alla fine tutti quanti intorno al desco del cuoco Michele, da Dell’Utri (molti circoli fanno capo anche a lui) a Mantovani, da Bonaiuti alla Santanché. L’uovo di Colombo cui sta pensando pure Bersani consiste nel mettere tre-quattro attivisti su ciascuna delle 61 mila 202 sezioni elettorali sparse in Italia, che in media raccolgono 7-800 votanti. Come un tempo il vecchio Pci, gli «squadristi» berlusconiani dovranno spulciare gli elenchi, bussare alle porte, premere sugli indecisi, contattare chi va alle urne per la prima volta. Serve un esercito di gambe (più un bel mucchio di soldi). Dove pescarli?
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