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Écrit par Gideon Levy
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Mardi, 09 Mars 2010 09:25 |
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Haaretz, 7 marzo 2010
Il campo della pace israeliano non è morto. Piuttosto non è mai nato. Anche se è vero che dall’estate del 1967 vari gruppi politici radicali e coraggiosi si sono impegnati contro l’occupazione – tutti degni di stima – qui non è mai esistito un ampio, influente campo della pace.
E’ vero, dopo la guerra di Yom Kippur, dopo la prima guerra del Libano e durante i vertiginosi giorni di Oslo (oh, che giorni da capogiro), i cittadini sono scesi in strada, di solito quando era bel tempo e quando alle manifestazioni si suonava il meglio della musica israeliana, ma pochi dicevano qualcosa di decisivo o di coraggioso e ancora meno erano quelli pronti a pagare di persona per le loro attività. Dopo l’assassinio del Primo ministro Yitzak Rabin la gente accendeva candele in piazza e cantava canzoni Aviv Geffen, ma certo non si poteva parlare di un vero e proprio campo della pace.
È altresì vero che quella assunta dal cosiddetto movimento Matzpen subito dopo la guerra dei sei giorni è ormai diventata la posizione israeliana condivisa, ma sono solo parole, prive di contenuto. Niente di significativo è stato fatto sinora per metterla in pratica. Ci si sarebbe aspettati di più, molto di più, da una società democratica che ha dietro casa una così lunga e crudele occupazione e il cui governo ha soprattutto usato il linguaggio della paura, delle minacce, della violenza. In passato sono esistite società nel cui nome sono state commesse ingiustizie spaventose, ma almeno in alcune si sono avute genuine proteste di sinistra, arrabbiate e determinate, di quelle che implicano rischio e coraggio e non si limitano ad azioni all’interno del comodo consenso. Una società occupante le cui piazze sono state vuote per anni, eccezion fatta per vacui raduni commemorativi e proteste con scarsa partecipazione, non può lavarsene le mani. Né lo possono la pace e la democrazia.
Il fatto che non sia scesa in piazza una gran quantità di gente durante l’operazione israeliana Cast Lead a Gaza, dimostra che non esiste un campo della pace. Se la gente non si riversa nelle strade adesso – quando i pericoli sono in agguato e si perdono continuamente le occasioni e la democrazia riceve colpi su colpi ogni giorno e non ci sono risorse sufficienti per difenderla e la destra controlla la scena politica e i coloni accumulano sempre più potere – vuol dire che non esiste una vera sinistra.
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Écrit par Redazione Esteri
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Mardi, 09 Mars 2010 03:21 |
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il Manifesto, 7 Marzo 2010
Circa un migliaio di persone si sono riunite ieri a Sheikh Jarrah, quartiere di Gerusalemme est, per protestare contro le manovre dei coloni, che da un anno a questa parte stanno cercando di penetrare con la forza in questo quartiere della parte araba della città. Tra i partecipanti diversi israeliani provenienti anche da Tel Aviv e alcuni membri della Knesset. |
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Écrit par Diana Dolev & Rela Mazali
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Lundi, 08 Mars 2010 03:20 |
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Convening under the slogans: "No to the occupation and siege of Gaza", "No to the Israel Defense Force brutality", a coalition of organizations will create a moving procession on Tuesday, March 9th, 5-7pm, to protest the annual fundraising dinner of the "Friends of the Israel Defense Force." The keynote speech at the fundraiser, to be held at the Waldorf Astoria Hotel, is to be delivered by Israel's Chief of Staff. The below is a letter from Israel strongly supporting the protest.
March 2, 2010
It's no coincidence that the non-profit created to enhance the funding of Israel's army is holding an event at the New York Waldorf Astoria Hotel.
It was just last October that Israel's State Comptroller investigated the outrageous bills run up at lavish hotels by the thirty-nine Israeli army and security officials who attended the Air Salon in Paris. Defense Minister Ehud Barak topped the list in a deluxe 2,500 Euro a night hotel suite.
Two months later, in December 2009, Israeli media revealed the equally lavish pension deal – approximating some 3 million Shekels – struck by a retiring general with the military after arranging a prematurely hiked up salary. "Everything connected to the terms of military pensions remains unknown," wrote The Marker's Meirav Arlosoroff, in her report on "these shady deals regarding senior officers' leaving conditions." These deals, she said, were "beyond any kind of external supervision. … [as] no one … can bring the IDF to disclose its data."
The Waldorf Astoria is just another glimpse of this entrenched regime of extravagance and corruption.
Israel's national security budget, 50 Billion Shekels in 2010, with 10 Billion more in US aid, coming from US taxpayers, is by far the largest portion of the public coffers allocated to any single government ministry. Itself a symptom and a benchmark of the state's extreme militarization, it is moreover insulated from detailed examination by Israel's elected representatives. The people entrusted with the dispensation of public funds towards implementing policy are in fact denied a transparent breakdown of this major portion of the budget. This has been the case for over sixty years, a perfect hothouse for corruption.
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Écrit par Amira Hass
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Dimanche, 07 Mars 2010 09:45 |
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Internazionale, 3 marzo 2010

Più i palestinesi protestano pacificamente contro l’occupazione, più l’esercito aumenta la repressione. La mia amica era al parco e il suo compagno mi ha chiesto di richiamare più tardi. Poi ha aggiunto: “Ma forse non tornerà tanto presto. È uscita con altri due di sinistra, e di questi tempi è un po’ pericoloso”. Stava scherzando, naturalmente. Le persone di sinistra possono passeggiare per ore a Tel Aviv senza essere seguite o fermate. Ma forse avrei dovuto scrivere “possono ancora”. Attenzione: non c’è paragone tra il giro di vite dell’esercito contro i palestinesi e le misure prese contro i loro simpatizzanti israeliani. Più i palestinesi protestano pacificamente contro l’occupazione, più l’esercito aumenta la repressione: raid nei villaggi di Bili’n e Ni’lin, arresti di massa e lunghi processi basati su testimonianze dubbie. Contemporaneamente le forze dell’ordine scoraggiano i cittadini israeliani dal violare la separazione imposta ai due popoli. Chi partecipa ad attività congiunte è accusato di schierarsi con il “nemico”. Negli ultimi due anni una nuova generazione di israeliani ha aderito alla causa palestinese, raccogliendo l’invito dei vecchi attivisti. A Gerusalemme la polizia ha effettuato alcuni arresti durante le proteste contro l’espulsione dei palestinesi dalle loro case.
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