MODENA: 8 settembre cena a sostegno del quotidiano "il manifesto"

Beniamino Grandi

E' possibile partecipare anche senza prenotare, ma se si prenota e' decisamente meglio......,
poi se qualcuno lo fa girare a tutti coloro che conosce e che ritiene possano essere interessati e' cosa buona e giusta.

saluti

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Palestina Ieri e Oggi - Un viaggio diversamente responsabile

Facoltà di Lingue e Letterature Straniere - Università degli Studi di Torino

Il gruppo di lavoro nato durante la I edizione del Master Viaggi Mediterranei. Itinerari turistici, comunicazione e culture ha ideato e organizzato un viaggio alternativo in Palestina che si svolgerà dal 30 ottobre al 7 novembre 2010. Il tour verrà attivato previo il raggiungimento del numero massimo di 10 partecipanti. La scadenza delle iscrizioni è fissata per il 15 settembre 2010 .

Un tour alternativo
8 giorni - 9 notti
Da sabato 30 ottobre a domenica 7 novembre 2010

SCADENZA DELLE ISCRIZIONI:
15 settembre 2010 (Per informazioni e iscrizioni la segreteria resterà aperta fino al 10 agosto per poi riaprire il 3 settembre)

E-mail: viaggi Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Rete Eco

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Senza parole

Internazionale, 26 agosto 2010

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Le mie capacità linguistiche sono messe a dura prova dai burocrati e dagli architetti israeliani. A volte penso che le divisioni che stanno creando in Cisgiordania, con muri, tangenziali di dimensioni californiane, gallerie, reticolati e ogni sorta di divieti, siano state fatte apposta per privarmi delle parole con cui descrivere questa perversa complessità.

Un pensiero megalomane, lo so, che esprime tutta la mia rabbia impotente. Una rabbia che spesso mi fa venire la pressione alta. È successo il 24 agosto a Nabi Samuel. Da settimane stavo studiando questo villaggio palestinese situato su una collina a nordovest di Gerusalemme. Si dice che l’area, dove ci sono una fortezza e una chiesa dei crociati conquistata dai musulmani e trasformata in moschea, era il luogo in cui pregava il profeta Samuele. I funzionari israeliani si vantano di questo luogo sacro come un tempio della tolleranza per tutte le religioni.

Ma è una finzione orwelliana. Dalla guerra del 1967 le autorità israeliane hanno fatto di tutto per trasformare quella vasta area – dove le colonie di Giva’at Zeev, Givon e Modiin crescono a dismisura – in una zona senza arabi. Ci sono riusciti a meraviglia.

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La Menzogna e la Verità: il muro di Gilo

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, 22 agosto 2010

15.08.2010

Ecco la notizia ANSA che ha fatto scrivere tutti i giornali italiani che finalmente il muro a Gerusalemme è stato tolto !
La realtà è un altra ed io che vivo proprio a Beit Jala e la vedo con i miei occhi non posso tacere di fronte a questa ulteriore "vergognosa menzogna"...

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La Menzogna.

(ANSA) - GERUSALEMME, 15 AGO - L'Esercito israeliano ha iniziato a smantellare il muro di protezione contro il lancio dei razzi nel rione di Gilo, a Gerusalemme. I militari hanno annunciato in un comunicato 'il ritorno della calma' nel settore, e iniziato la rimozione dei blocchi di cemento collocati nel 2001, dopo lo scoppio della seconda Intifada nell'autunno del 2000. Il muro e' composto da circa 800 blocchi di cemento piazzati lungo 600 metri di perimetro.

La Verità.

La notizia è non è del tutto vera e si devono fare delle aggiunte per amore della verità: nella notizia non si dice che questa barriera di protezione alta 2 metri e costruita accanto alle prime case di Gilo, verrà sostituita con una barriera di 8 metri che verrà costruita direttamente dentro la terra della Parrocchia di Beit Jala e quindi circa 200 mt più avanti rubando una intera valle e tanti campi di ulivi.

In questi giorni i lavori per la costruzione della barriera stanno proseguendo senza sosta e soprattutto senza rispetto di nulla, né degli alberi di ulivi, né dei parchi giochi per i bambini, né degli orti di alcune nostre famiglie.

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Territori palestinesi: emergenza acqua, un ulteriore ostacolo alla pace

Unimondo, 21 agosto 2010

web-image-a6e3773eb16fb987dbed66beb5065633 Rifornimento di una cisterna di acqua in Palestina - Foto: B'Tselem

Con una media di 63 litri pro capite al giorno, la quantità di acqua a disposizione della popolazione palestinese nei Territori occupati sembrerebbe quasi tollerabile. Una cifra ben lontana dai 100 litri giornalieri raccomandati per ogni abitante dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma pur sempre superiore a molte altre zone considerate in via di sviluppo.

L’accesso ad acqua corrente però varia decisamente da zona a zona, da città a città e da comunità a comunità. A tal punto che, solo nel 16 per cento dei casi (100 delle 708 comunità palestinesi), i litri disponibili pro capite sarebbero superiori alla quantità minima indicata dall’organizzazione internazionale. Come riportato dall’organizzazione Palestine Monitor, associazione a tutela dei diritti umani, nel 7 per cento delle comunità palestinesi (43 pertanto), invece, i litri mediamente disponibili al giorno sarebbero 30 o addirittura meno, nel 36 per cento (225 comunità) tra i 30 e i 50, nel 41 per cento dei casi (264 comunità) tra i 50 e i 100.

Dati preoccupanti? Non sono gli unici. La statistica, infatti, si riferisce solo al 69 per cento delle comunità palestinesi, quella percentuale insomma, che risulta essere connessa a risorse idriche. E i restanti abitanti della Cisgiordania? Per loro niente tubature. Certo, l’acqua si può pur sempre comprare da distributori privati (il cui prezzo sarebbe aumentato fino al 200 per cento rispetto a quello di alcuni anni fa) oppure ci si può accontentare di sorgenti naturali e acque piovane.

Mancanza d’acqua. Ma a complicare la situazione umanitaria, già compromessa da difficoltà economiche e conflitti, ci si mette, poi, anche il fattore qualità. Il massiccio utilizzo di pesticidi e fertilizzanti nel settore agricolo, come denunciato da Palestine Monitor, e l’assenza di un sistema di fognature idoneo, comprometterebbe, infatti, anche la qualità delle acque a disposizione della popolazione. La Striscia di Gaza, dove grazie alla desalinizzazione i litri pro capite sarebbero 140, solo il 7 per cento è conforme agli standard indicati dall’OMS. Le conseguenze? Problemi intestinali e malattie come colera, epatite e febbre gialla, registrate negli ospedali locali.

Ma non è finita. I vicini israeliani, a differenza delle comunità che risiedono nei Territori occupati, hanno un consumo pro capite di circa tre volte superiore a quello palestinese. E, due terzi delle acque utilizzate provengono da sorgenti condivise con i palestinesi. Qualche problema nella distribuzione? Sembrerebbe. Israeliani e palestinesi utilizzano due sistemi: uno sotterraneo, lungo circa 130 chilometri lungo il confine tra Israele e Cisgiordania, è suddiviso in tre “sotto-acquedotti”. Come denunciato da Palestine Monitor, il primo viene utilizzato al 95 per cento da Israele, il secondo, situato quasi interamente in Territorio palestinese, al 70 per cento da Israele, e il terzo- anche questo in Cisgiordania- al 37 per cento da Israele. O meglio, dai coloni israeliani che risiedono in Cisgiordania.

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I crociati di Ground Zero

il Manifesto, 22 agosto 2010 (in ultima)

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GROUND ZERO, MANIFESTAZIONE DI «STOP THE ISLAMIZATION OF AMERICA»

Fan della guerra di civiltà, dei razzisti sudafricani e di Milosevic, Pamela Geller, fondatrice di «Stop the Islamization of America», ama presentarsi come una Nembo Girl davanti alla skyline newyorkese. La sua organizzazione, la più attiva contro il progetto di una moschea nella Lower Manhattan, ha lanciato un'aggressiva campagna islamofoba che culminerà il prossimo 11 settembre
La discussione sulla cosiddetta «Moschea di Ground Zero» (anche se ne dista circa 300 metri) ha scoperchiato un vero e proprio verminaio, quello dell'islamofobia dilagante negli Stati uniti.
Come tutte le conventicole dietrologiche - convinte che la storia umana sia retta da occulte trame (masterplans) ordite dietro le quinte - o le sette in attesa della fine del mondo prossima ventura di cui conoscono già la data con esattezza, o dei culti che scrutano il cielo aspettando l'arrivo di un'astronave aliena a salvare i veri credenti della rovina di questa terra, anche la fede islamofobica espone senza pudore le sue paranoie e deduzioni deliranti. Ma quello che in questo caso impressiona è la catena di nessi che, di maglia in maglia, porta queste insensatezze fino ai grandi mass-media Usa, fino a Wall Street, fino a uno dei leader del Congresso degli Stati uniti, alla figlia di un ex vicepresidente e anche fino al Palazzo di vetro, all'ex ambasciatore Usa all'Onu: insomma lo slittamento progressivo dall'establishment alla demenza, andata e ritorno.

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Stop the War Talk

Reza Aslan and Bernard Avishai - 07 Set

(Dossier/Iran)

nyt-iht-masthead-logoSeptember 1, 2010 The Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu is in Washington, purportedly to be part of the Obama administration’s relaunch of peace negotiations. But the urgent talk is of war, thanks to J... Leggi tutto...

Israel Could Benefit From Hamas

Ian S. Lustick - 07 Set

(Dossier/Politiche israeliane)

Forbes, 17.06.10 Why competitive coexistence would work in the country's favor. The Israeli government says it's in a death struggle with Hamas, cast as a terrorist movement affiliated with al-Qaida and threa... Leggi tutto...

Smoking gun: even as it enters into talks, Israel declares policy of separating Gaza and W.B.

Philip Weiss - 07 Set

(Dossier/Politiche israeliane)

mondoweiss400 September 6, 2010 That I regard the following news as shocking and disgraceful is surely a reflection of my own innocence. (But innocence, naive faith, idealism--they help to drive this site.) At the same t... Leggi tutto...

Far From Ground Zero, Obscure Pastor Is Ignored No Longer

Damien Cave - 07 Set

(Dossier/Europa, Usa, etc)

nyt-iht-masthead-logo August 25, 2010 web-image-96f3fcf53ffa4ed28e6864b03a69e6a7 GAINESVILLE, Fla. — If building an Islamic center near ground zero amounts to the epitome of Muslim insensitivity, as critics of the project have claimed, what should the world make of Terry... Leggi tutto...

Israele: 50% studenti ebrei non vuole arabi in classe

red - 07 Set

(Dossier/Politiche israeliane)

SONDAGGIO: La maggior parte degli intervistati non crede che i cittadini arabi, ossia i palestinesi, debbano avere pieni diritti. Tel Aviv, 06 settembre 2010, Nena News – I giovani ebrei israeliani sprofon... Leggi tutto...

Egypt detains shiites under emergency law

AFP - 07 Set

(Dossier/Egitto)

September 1, 2010 CAIRO – An Egyptian rights group on Tuesday scoffed at a government pledge to limit use of its emergency law as an “illusion,” after the interior ministry ignored a court’s request to r... Leggi tutto...

Mubarak: Nessuna pace senza stop alle colonie

NENA-News - 07 Set

(Dossier/Politiche israeliane)

Dalle pagine del New York Times il presidente egiziano alleato di ferro degli Stati Uniti e amico di Israele invoca la fine della colonizzazione. Anche lui pero' non fa nulla di concreto per bloccare l'espansio... Leggi tutto...

Land or a nuclear umbrella?

Akiva Eldar - 07 Set

(Dossier/Politiche israeliane)

Haaretz, 06.09.10 The best defense against Iran's nuclear threat: Peace The right way to cope with the Iranian threat is by boosting regional peace, in combination with an American assurance of a nuclear um... Leggi tutto...

Haredim caught debasing non-kosher deli

Ronen Medzini - 07 Set

(Dossier/Gerusalemme)

ynet, 04.09.10 Gross Protest web-image-d9ceb98af528e8a01a2bce1dd881cd38 Evo Deli in Jerusalem Photo: Gil Yohanan Two ultra-Orthodox residents of Jerusalem were arrested after being caught by police in the act of vandalizing a deli that sells non-ko... Leggi tutto...