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Israeliani e palestinesi in gita a Washington | Stampa |
Scritto da Michele Giorgio GERUSALEMME   
Venerdì 03 Settembre 2010 03:56

Il Manifesto, 2 Settembre 2010

MEDIORIENTE

proteste palestinesiPROTESTE PALESTINESI CONTRO I COLLOQUI PREVISTI PER OGGI A WASHINGTON.

NELLA FOTO PICCOLA, IL PREMIER NETANYAHU/FOTO APNetanyahu

Al centro dei colloqui Gerusalemme, il diritto al ritorno per i profughi, le risorse naturali, la sicurezza di Tel Aviv, i confini dello stato di Palestina. E il riconoscimento da parte dell'Anp del carattere ebraico dello stato di Israele. Ma intanto il governo di Netanyahu annuncia la fine della moratoria sugli insediamenti a partire da fine settembre

Partono oggi i nuovi negoziati diretti tra Israele e Anp fortemente voluti dal presidente Usa Barack Obama

Barack Obama avrà oggi a Washington ciò che ha cercato per un anno e mezzo: portare israeliani e palestinesi a riprendere i negoziati diretti. L'obiettivo dichiarato del presidente americano è quello di sostenere le due parti a raggiungere entro un anno un accordo-quadro da applicare gradualmente negli anni successivi. Vuole guadagnarsi un posto nella storia Obama. Più di tutto vuole ottenere un nuovo mandato ed è convinto che il prestigio derivante da un accordo tra Israele e palestinesi gli consentirà di tenere in tasca per altri quattro anni le chiavi della Casa bianca.
Ma le probabilità che ciò si realizzi grazie al negoziato mediorientale sono molto basse. Obama rischia di rimanere a bocca asciutta come il suo predecessore democratico Bill Clinton, che nel luglio 2000 non esitò ad imporre a israeliani e palestinesi il vertice di Camp David, terminato in un fallimento completo e sfociato nell'esplosione, qualche mese dopo, della seconda Intifada palestinese contro l'occupazione.
Più di Obama rischia il presidente dell'Anp Abu Mazen che, senza avere ottenuto lo stop della colonizzazione israeliana in Cisgiordania e Gerusalemme Est, ha accettato di riprendere «senza precondizioni» il negoziato diretto con Israele. Un fallimento metterebbe ancora più in crisi l'Autorità nazionale palestinese che si regge in piedi soltanto grazie alle donazioni dei paesi occidentali. Abu Mazen peraltro ha scelto di andare alla trattativa con Israele prima della riconciliazione con il movimento islamico Hamas che dal 2007 controlla Gaza - rendendo ancora più precaria la sua autorità.

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Diktat alla Turchia su esercitazioni militari | Stampa |
Scritto da Michele Giorgio GERUSALEMME   
Venerdì 03 Settembre 2010 02:36

Il Manifesto, 2 Settembre 2010

USA

Washington mette sotto pressione Ankara sulla questione dei rapporti con Israele. Dopo aver minacciato la sospensione delle forniture di armi alle forze armate turche, gli Stati uniti hanno messo in chiaro che non parteciperanno all'esercitazione militare congiunta in Turchia, in programma per ottobre, se non sarà data anche a Israele la possibilità di prendervi parte. È questo, secondo il quotidiano turco Hurriyet, il messaggio che l'Amministrazione Obama ha inviato ad Ankara, dopo che gli inviti per l'esercitazione aerea in Turchia «Anatolian Eagle» sono stati inviati a una lista di paesi che non include Israele. Lo scorso anno la Turchia aveva escluso Israele dall'esercitazione per la prima volta, a causa delle tensioni sorte tra i due ex alleati dopo l'offensiva israeliana Piombo Fuso contro Gaza. Sui rapporti tra i due paesi pesano anche i nove turchi rimasti uccisi lo scorso 31 maggio nell'arrembaggio di commando israeliani alla nave pacifista Mavi Marmara.

 

 
Le colpe di Gheddafi. E le nostre | Stampa |
Scritto da Tommaso Di Francesco   
Venerdì 03 Settembre 2010 02:23

il Manifesto, 2 settembre 2010 (I pagina)

ITALIA-LIBIA
Visto il coro di giudizi su Gheddafi in Italia, è probabile che il leader libico sia diventato una metafora per comprendere il Belpaese, con annesse menzogne e ideologie. Tutto è stato detto. E il suo contrario. Vale così la pena sgomberare il campo di quel che, a nostro parere, Muammar al Gheddafi non è, per sottolineare la gravità - speculare al punto di vista occidentale - delle sue affermazioni sull'immigrazione, vera chiave interpretativa della vicenda libica. E della nostra.

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Enthusiasm for Palestinian prime minister isn't shared by Palestinians | Stampa |
Scritto da Ali Abunimah   
Giovedì 02 Settembre 2010 03:34

Los Angeles Times, August 31, 2010

 

 
Fatwa contro versetti Corano sull'auto | Stampa |
Scritto da Redazione Esteri   
Giovedì 02 Settembre 2010 01:53

Il Manifesto, 1 Settembre 2010

ARABIA SAUDITA

Vietato attaccare adesivi con i versetti del Corano all'esterno delle automobili in Arabia Saudita. Lo ha stabilito una fatwa emessa dal ministero per gli Affari Religiosi, secondo cui gli adesivi non devono essere posti all'esterno del veicolo per il rischio che si possano sporcare. La fatwa, riferisce il quotidiano arabo «al-Khaleej», è stata emessa su richiesta di un guidatore che si era interrogato se fosse lecito attaccare un adesivo con la parola 'Allah' sulla sua auto.


 

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