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Iran
Ahmadi Nejad a Kabul: l'America «fa il doppio gioco» | Stampa |
Scritto da Marina Forti   
Venerdì 12 Marzo 2010 02:19

il Manifesto, 11 febbrao 2010 (con richiamo in I pagina)

IRAN/AFGHANISTAN
La capitale afghana è stata negli ultimi giorni una delle destinazioni «calde» di un intenso giro di diplomazia. Ieri è arrivato il presidente iraniano Mahmoud Ahmadi Nejad, incrociando il segretario Usa alla difesa Robert Gates che concludeva una visita di tre giorni prima di proseguire in Arabia Saudita.

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Iran, giallo su espatrio Khatami | Stampa |
Scritto da Redazione Esteri   
Giovedì 11 Marzo 2010 01:06

Il Manifesto, 10 Marzo 2010

Un «giallo politico» si è creato intorno all'ex presidente riformista iraniano Mohammad Khatami, sostenitore del movimento di opposizione, quando l'agenzia filo-governativa Fars ha dato notizia di un presunto provvedimento delle autorità per vietargli l'espatrio. Un annuncio smentito poco dopo da un suo collaboratore che ha parlato con la Reuters. Khatami è considerato da ambienti vicini al presidente Mahmud Ahmadinejad come uno fra i principali responsabili delle proteste e degli incidenti che hanno insanguinato le strade di Teheran dalle presidenziali del giugno 2009.

 
Israele: «Assenso arabo ad attacco a Tehran» | Stampa |
Scritto da Redazione Esteri   
Martedì 09 Marzo 2010 03:09

il Manifesto, 7 Marzo 2010

C'è un tacito assenso da parte di alcuni stati arabi a un attacco israeliano preventivo contro le infrastrutture nucleari iraniane per impedire a Teheran di armarsi con le atomiche: lo ha affermato il viceministro israeliano per lo sviluppo di Negev e Galilea Ayub Kara (Likud) in una conferenza tenuta a Beer Sheba. «Messaggi del genere sono stati inoltrati al premier Benyamin Netanyahu» ha detto Kara. «Quei Paesi hanno promesso di sostenere tacitamente un attacco israeliano in Iran», ha assicurato, senza precisare di quali paesi si tratti.

 

 
Non tutto tace a Tehran. Un appello di donne | Stampa |
Scritto da Marina Forti   
Martedì 09 Marzo 2010 01:12

Il Manifesto, 7 Marzo 2010

IRAN - Nonostante la tensione, mobilitazione femminista contro una legge sulla famiglia

Un ampio gruppo di attiviste per i diritti delle donne in Iran ha lanciato una nuova campagna. Con un appello, che ha finora raccolto 1.200 firme, chiedono al parlamento di respingere alcune modifiche al diritto di famiglia tali, spiegano, da indebolire ulteriormente lo status della donna nella società iraniana.
Il testo dell'appello è comparso sul sito «Change for Equality» (www.we-change.org). E' il sito della campagna per «un milione di firme contro la discriminazione delle donne», movimento femminista che negli ultimi anni ha coalizzato attiviste di diverse estrazioni, studentesse, avvocate, intellettuali su una piattaforma in apparenza semplice: chiede la modifica delle norme legali che discriminano le donne nella società, dal diritto di famiglia a quello di proprietà. Molte attiviste di questo movimento oggi sono in carcere (nel primo processo di massa contro l'opposizione riformista, in agosto, le attiviste del «milione di firme» erano citate come parte del «complotto» contro il regime).

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La rivolta politica dentro un corpo | Stampa |
Scritto da Arianna Di Genova   
Domenica 07 Marzo 2010 02:28

il Manifesto, 6 marzo 2010

UNA SCENA DI «DONNE SENZA UOMINI». /GABRIELLA MERCADINI

Shirin Neshat è in Italia per presentare il suo film, nelle sale dal 12 marzo. Lunedì l'artista e filmaker iraniana incontrerà il pubblico al Macro, a Roma. «Nel mio paese le donne sono delle combattenti, si è visto anche nei tumulti dell'estate scorsa. Berlusconi? Somiglia a Ahmadi Nejad: il potere cambia forma ma non sostanza. Jafar Panahi? È ora che Kiarostami, con la sua autorevolezza, esiga il suo rilascio»

Al braccio dell'artista e filmaker Shirin Neshat, Leone d'argento all'ultimaMostra di Venezia per il suo Donne senza uomini, ci sono quattro braccialetti verdi, molto visibili sul look nero che la caratterizza da anni. I'm Neda c'è scritto in particolare su uno: un'identificazione forte quella con la ragazza morta durante la manifestazione contro il regime, nel giugno 2009 all'indomani delle elezioni. Neshat la rivendica come sorella elettiva perché «è il simbolo del movimento democratico che chiede la libertà».

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